23 - Birdie

73 11 5
                                        

Gabriel si era detto che, conoscendolo, avrebbe dovuto lasciarlo sbollire; eppure non sapeva se una notte sarebbe bastata, se l'indomani mattina avrebbe ricominciato a guardarlo con quella stessa stizza o se, contrariamente, il sonno lo avrebbe ammorbidito.

Perciò, non appena lo vide entrare con in mano un vassoio finemente addobbato come la colazione di un amante, trasalì per la sorpresa. Ancora sul letto, batté le palpebre e l'osservò avvicinarsi dopo aver chiuso la porta senza far rumore. Quasi non riuscì a parlare, aprì e richiuse la bocca, balbettando solo un: «Buongiorno».

Randy abbozzò un sorriso, si sedette accanto a lui, sul materasso dalle lenzuola sfatte, e gli posò vicino il vassoio. Disse: «Di solito non le faccio certe cose». E prese un attimo per se stesso, una pausa che gli parve fin troppo lunga. Udì un leggero suono di disapprovazione, forse anche confuso, un debole:

«Oh».

Infine sospirò, riprese: «Ma stanotte c'era qualcosa che volevi dirmi, no? Non ho voglia di rovinare tutto». Fece spallucce, osservò il piattino coi biscotti all'uvetta e lo toccò appena con i polpastrelli per farlo ruotare un po' sul vassoio. «So che sei più sensibile di quanto ti dipingono le persone, di quanto tu stesso vuoi apparire dietro gli abiti stirati che porti. Quindi, prova a dirmi ciò che devi, avanti.»

Gabriel rilassò i muscoli della schiena, abbandonò le braccia sulle cosce e poi si spronò appena in avanti per carezzargli una guancia. Mormorò un: «Grazie, Randy». E poi, ancora: «Hai preparato tutto tu?». Spostò lo sguardo sulla tazza di caffè, sui biscotti, perfino sul fiore dallo stelo tagliato, certo che gli ricordasse qualcosa. Capì subito di trovarsi di fronte a una delle gerbere rosse che gli aveva portato Simon, perciò fece una strana espressione e chiese: «L'hai presa in salone?».

Lui annuì, facendosi serio in volto. «Era perfetta, Gabriel. Basta googlare un po' per conoscere il significato dei fiori.» Gli vide strabuzzare gli occhi, perciò decise di sorvolare, di accantonare il discorso di Simon per dedicarsi a qualcosa che gli premeva di più. «Insomma, perché mi hai detto quelle cose?» incalzò.

«Vorrei capirti, solo questo» sussurrò, i polpastrelli appena posati sui petali rossi e gli occhi bassi. «Ho paura che il tuo interesse sia solo momentaneo, come quello che hai avuto per mio fratello; e se così fosse, Randy, non lo sopporterei, ne soffrirei troppo.» Restrinse lo sguardo, s'incupì e abbassò ancora di più la voce. Il tono stridulo, strozzato, disse: «Io ci tengo a te, ma ogni tanto mi chiedo se le tue azioni siano condizionate dal tuo passato e se tutto questo non sia un vero sentimento».

«Quale passato?»

Desiderò tacere, frenare le parole, ma capì subito di dover vuotare il sacco e che ogni suo tentennamento avrebbe potuto incrinare il loro rapporto. Tuttavia ritirò la mano, cercò di raggiungere un biscotto per prendere tempo e si sentì schiaffeggiare con un rimprovero spedito:

«Non adesso. Prima voglio che tu parli».

Abbozzò un sorriso tirato, assentì con uno stringato: «Giusto». Poi deglutì, cercò di riordinare la risposta dentro di sé e la sciorinò in una frase che, ne era certo, sarebbe stata dura per chiunque: «A causa della setta, dei riti a cui prendevi parte, delle orge e del sesso libero». Nello stesso momento in cui lo disse, poté notare l'espressione di Randy mutare, quasi infrangersi. Perciò tentò di recuperare il danno fatto e iniziò incerto con un: «È solo una paura, una paura sciocca...». Trattenne il fiato, si stupì del fatto che lui non stesse nemmeno cercando di rimbeccarlo. Così continuò: «Non voglio offenderti, vorrei solo che il tuo fosse un interesse vero, genuino, e che non debba arrivare a credere che quello sia il solo modo per avvicinarti a me».

«Non credo che quello sia il solo modo» negò piano, atono. «Da come parli, sembra che io non ti dia respiro un solo minuto, che sia una specie di succubo.»

Invisibile (salvation)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora