《Il destino, quando apre una porta, ne chiude un'altra. Dati certi passi avanti, non è possibile tornare indietro.》
[Victor Hugo]
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Altre chissà quante ore, e finalmente dai finestrini della macchina si scorse un vecchio cartello scolorito, su cui erano impresse in caratteri cubitali le parole:
《Welcome to Riverdale, the town with pep!》
Liria si lasciò sfuggire un sospiro esasperato. Pessimo, pessimo inizio.
Mano a mano che la vettura avanzava tra le strade del centro abitato, la ragazza constatò che forse poteva esserci un lato vagamente positivo, in quella situazione: passando qualche tempo a Riverdale, Liria avrebbe avuto la possibilità di osservare di persona i luoghi d'infanzia di sua madre, e di capire a fondo le ragioni che avevano portato la donna a scappare da quella cittadina appena ne aveva avuto l'occasione. Quel pensiero, però, durò solo qualche istante. Del resto, la mora non era lì per godersi la vita provinciale. Ben presto avrebbe dimostrato di non appartenere a quel luogo, di non avere spazio nell'illusione di un'esistenza migliore in cui i suoi fratelli erano caduti. Ben presto, se necessario, avrebbe tirato fuori il lato peggiore di sé.
La macchina si fermò davanti ad una casa a due piani in stile coloniale, praticamente identica alla maggior parte delle abitazioni in quel quartiere. Michael fu il primo a scendere dall'auto, seguito da Luke, che per tutto il viaggio aveva occupato il sedile alla sua destra. Quando anche Jake uscì dalla vettura, Tom ne approfittò per scambiare qualche parola con Liria.
"Mi dispiace tanto." Mormorò. "So che non è quello che volevi."
La mora non rispose, e voltò il vito in modo da non vedere Tom nemmeno con la coda dell'occhio.
"Chissà, magari vivere qui potrebbe anche iniziare a piacerti, prima o poi..." Proseguì il ragazzo. "Vedila come un'occasione per..."
"Non so cosa farmene di questa occasione." Ribatté acida Liria.
Tom capì che, nonostante le buone intenzioni, niente di quello che avrebbe potuto dire sarebbe stato realmente d'aiuto in quel momento. Con un sospiro abbattuto lasciò perdere il discorso che si era ripetuto dozzine di volte nella mente durante tutto il viaggio, e si limitò ad affermare:
"Ti inventerai qualcosa."
E entrambi uscirono dall'auto.
Mike, Luke e Jacob avevano già scaricato le valigie, e stavano aspettando che il resto della famiglia li raggiungesse sul vialetto di casa Cooper. Con passo non molto spedito, Liria si diresse verso l'entrata dell'abitazione, ma incrociò le braccia al petto prima che qualsiasi dei suoi fratelli potesse pensare che sarebbe stata lei a suonare il campanello. Un ennesimo gesto che gridava disappunto.
Tra Alice Cooper, nata Smith, e sua sorella minore Allison non era mai corso buon sangue, nemmeno durante la loro infanzia. Le loro differenze caratteriali e i continui scontri da esse derivati la avevano portate, una volta raggiunta l'età adulta, a perdere pressoché qualsiasi contatto, e nessuna delle due aveva sofferto particolarmente a riguardo. Alice era diventata una figura di sfondo, ma comunque vagamente (e malauguratamente) presente nella vita della famiglia Anderson solo dopo la morte della sorella e del cognato. Pur non presentandosi al funerale, infatti, non aveva avuto scrupoli a contattare personalmente Michael, da poco maggiorenne al tempo dell'incidente, per esprimere consigli non richiesti su come prendersi cura dei suoi fratelli, suggerendo per altro più volte di «lasciare fare ai servizi sociali». In altre parole, suggerendo di lasciare che i servizi sociali li portassero via per affidarli a nuove famiglie sparse ovunque in Nord America.
Cosa Alice Cooper avesse detto per convincere i giovani Anderson ad affidarle la loro sorellina rimaneva per Liria un mistero, ma una cosa era certa: quella convivenza si preannunciava carica di tensione.
Un uomo sulla cinquantina aprì la porta dell'abitazione, e dopo aver salutato tutti con decisamente troppo entusiasmo, invitò i ragazzi a entrare. Appena messo piede in casa, una donna bionda venne loro incontro. Gli Anderson riuscirono finalmente a dare un volto alla fantomatica figura di zia Alice, ma non senza una certa angoscia: quell'incontro non ci sarebbe mai stato, se loro madre fosse stata ancora viva. Lei non lo avrebbe voluto.
"Però, Lira!" Esordì Alice con un sorriso visibilmente forzato. "Che stile da... Piccola delinquente..." Ridacchiò nervosamente.
La ragazza non perse tempo a controbattere a tono.
"I delinquenti che conosco io vanno in giro in giacca e cravatta."
La donna, senza mai togliersi dal volto un sorriso macchinoso, le rivolse uno sguardo visibilmente irritato.
"Elizabeth, per favore, fa' vedere a Liria la sua stanza."
Una ragazza non molto alta, con i capelli biondi legati in una coda di cavallo, le porse la mano, presentandosi come Betty, per poi accompagnarla al piano di sopra.
"Io dormo qui." Indicò la prima stanza a destra, molto ordinata e dipinta di rosa. "E questa è la tua camera."
Aprí una porta bianca che dava accesso a una stanza con le pareti chiare, di un azzurro tenue. Non c'erano quadri o poster sui muri, e neanche sull'armadio color panna. Era completamente spoglia. Ricordava un po' la camera di un ospedale. Odorava anche, come la camera di un ospedale. C'era una forte fragranza di candeggina e di disinfettante.
"Il bagno è in fondo al corridoio." Proseguì Betty. "Se hai bisogno di qualsiasi cosa, chiedi pure a me."
"Non ti dà fastidio avermi qui?"
La bionda accennò un lieve sorriso.
"Perché dovrebbe darmi fastidio? In famiglia ci si aiuta."
La parola «famiglia» stonò irrimediabilmente in quella frase, soprattutto considerando che, appena tre minuti prima, le due cugine avevano dovuto presentarsi formalmente. Qualche segmento di DNA in comune, agli occhi di Liria, non era sufficiente a rendere i Cooper e gli Anderson una famiglia.
"Ne riparliamo tra qualche giorno..." Parlottò Liria tra sé e sé, per poi scendere al piano inferiore.
I suoi fratelli erano in salotto, intenti a conversare con Alice per smorzare un po' l'imbarazzo. La ragazza si fermò prima di entrare nel loro campo visivo e si appoggiò al muro, origliando per qualche istante le loro parole.
"Grazie mille per la disponibilità, zia. Magari ci vorrà un po' di tempo, ma sicuramente Liria sarà felice qui."
"Ah, ma quello è bonus." Ridacchiò la donna. "L'importante è che sia tenuta sotto controllo."
Alice disse quelle parole come una sorta di battuta, ma di rimando ottenne solo qualche vago sorriso visibilmente forzato. Pur non vedendo l'espressione sul viso dei suoi fratelli, Liria non ebbe di certo difficoltà a percepire il loro disagio, e si palesò in salotto prima che uno di loro potesse cercare di sviare la conversazione.
"Se questo è il tuo obiettivo, buona fortuna." Disse guardando sua zia dritta negli occhi, sfoggiando il suo miglior ghigno irriverente.
Alice Cooper alzò gli occhi al cielo.
"I tuoi genitori non ti hanno insegnato a non origliare?"
Mossa coraggiosa, quella di tirare in ballo i coniugi Anderson. Un colpo basso troppo perfetto per essere una semplice svista.
"Non proprio." Ribatté Liria a denti stretti. "Però mi hanno detto che non bisogna esagerare con la candeggina."
La donna le rivolse uno sguardo torvo. Per una maniaca dell'ordine e dell'igiene come Alice Cooper, non c'era affronto peggiore che una critica riguardante la pulizia della sua casa. A quanto pare, lei non era l'unica in grado di sferrare colpi bassi.
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Rebel [Jughead Jones]
Teen Fiction[COMPLETA] Liria Anderson. Un nome, zero certezze. Il fatto che sia orfana e il suo immancabile sarcasmo sono le uniche cose che il mondo, senza alcun impegno, può conoscere di lei. Il resto è un dilemma, un codice indecifrabile scritto con l'inchio...
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