Coma etilico

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Ricordò che aveva paura di innamorarsi proprio per questo struggente dolore dell'attesa.
[Orhan Pamuk]

Liria era in camera sua, sdraiata sul letto a guardare il soffitto, quando Veronica entrò. Era passato sì e no un quarto d'ora da quando si erano parlate per telefono, e la Lodge, vedendo l'amica sana e salva, si tranquillizzò. Almeno in un primo momento.

"La devi smettere con queste fughe randomiche! Con te non si può mai sapere se sei semplicemente andata a prenderti un caffè o se verrai ritrovata dopo giorni legata in un bagagliaio!"

La mora spostò il suo sguardo sulla figura elegante della ragazza appoggiata allo stipite della porta. La fissò dritta negli occhi, il suo volto privo di qualsiasi emozione, ma Veronica non tardò a capire che qualcosa non andasse.

"Hai gli occhi gonfi..." Constatò, sedendosi vicino alla Anderson sul letto. "Hai pianto?"

"Magari..." Commentò di rimando Liria. "Ho tre anni di sonno da recuperare, e dicono che le lacrime aiutino a dormire. In quel caso sì che piangere mi farebbe stare meglio."

La Lodge assunse un'espressione smarrita. Normalmente non si sarebbe curata dell'abituale sarcasmo dell'amica, eppure, in quel momento, un campanello d'allarme nella sua testa le disse di non lasciarsi ingannare. Era successo qualcosa di brutto, ne era certa.

"È per tua zia? Cos'ha fatto stavolta quella vipera?"

"Stranamente lei non c'entra." Mormorò la Anderson, per poi schiarirsi la voce: "È Jughead. Ci siamo visti poco fa, e le cose non sono andate molto bene..."

Veronica alzò gli occhi al cielo.

"Mi è giunta voce che è intrattabile, ultimamente. Lascialo perdere, verrà a chiederti scusa in ginocchio quando avrà finito di fare il bisbetico. Scommetto che si tratta di una discussione da niente, in ogni caso, un'insignificante discussione tra fidanzati."

Liria esitò, prima di rispondere. Sentì un terribile vuoto nello stomaco e un nodo alla gola, come se le parole facessero fatica a uscire.

"Ex fidanzati."

Nella stanza calò un silenzio di tomba, glaciale e opprimente.

"Come, scusa?" Domandò Veronica con gli occhi sgranati.

"Ti prego, non farmelo ripetere."

"Ma perché? Credevo... Sembrava andasse tutto alla grande!"

"Lo pensavo anche io, ma a quanto pare..." Liria si limitò a sospirare, senza terminare la frase. "Ha detto che tra noi è diventata troppo difficile nell'ultimo periodo. Che quando siamo insieme sono più le cose che vanno male rispetto a quelle che vanno... normalmente. Non posso neanche dargli torto..."

"Avete iniziato a litigare spesso?"

La mora scosse la testa: avevano avuto alcune discussioni in passato, come ogni coppia, ma erano sempre state disquisizioni di poco conto, più simili a semplici confronti e scambi di prospettive che a vere e proprie litigate. In ogni caso, Liria sapeva che la parte difficile della loro relazione non fosse quella. Giunta finalmente una parvenza di calma nella vita dei due ragazzi, il peso degli eventi degli ultimi mesi aveva iniziato a risultare più opprimente, più complicato da portare sulle spalle.

"Coinvolgerlo così tanto nei miei guai è stato un errore." Affermò la ragazza. "L'ho trascinato con me sempre più giù, senza calcolare che un giorno potesse stancarsi di tutta la confusione intorno."

"Neanche io ci avrei pensato, onestamente. Devo ricordarti che ti ha chiesto di essere la sua ragazza dopo aver ricevuto un proiettile in pancia dal tuo stalker? O che ti ha accompagnata nel Bronx per sfidare una gang di sadici e degenerati?"

Rebel [Jughead Jones]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora