Giorno 15: salto

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Se c'era una cosa di cui Federico era sempre stato fiero era la sua capacità di prendere decisioni con estrema lucidità e in tempi piuttosto brevi; senza alcuna esitazione, sceglieva l'opzione più giusta per lui come se si trattasse di scegliere un dolce in pasticceria. In quel momento, tuttavia, il suo talento pareva essergli venuto meno: davanti aveva uno strapiombo, alle spalle un gruppo di demoni che avevano momentaneamente perso le sue tracce, ma che senz'altro presto lo avrebbero raggiunto. Non appena l'avessero trovato, avrebbero fatto scempio del suo corpo con inaudita crudeltà, solo perché, in quanto spirito della natura, era un loro nemico naturale. Se i demoni erano il buio, quelli come lui erano la luce.
Ogni spirito era legato a un qualche elemento naturale: chi all'aria, chi all'acqua, chi al fuoco, chi alla terra. Il suo talento dipendeva dalla terra: era in grado di far crescere le piante a suo piacimento, di provocare piccole scosse di terremoto e di localizzare eventuali metalli che si trovassero sotto i suoi piedi. Un talento che, in quel momento, non gli forniva nessun aiuto: avrebbe potuto far crescere dell'edera sulla parete a strapiombo e scendere giù, ma la cosa avrebbe richiesto molto tempo, e lui non aveva che qualche minuto. Doveva decidere in fretta: affrontare i demoni o saltare?
Alle sue spalle sentì dei rumori in avvicinamento: i suoi nemici lo stavano raggiungendo, dopo aver eluso i tranelli che aveva teso loro nel folto degli alberi. Voltandosi riuscì a scorgere delle ombre scure in mezzo al verde delle foglie. "Cazzo" pensò, mentre due grossi demoni dalla forma canina gli si avvicinavano ringhiando, seguiti a breve distanza da altri tre. Federico si avvicinò allo strapiombo e guardò giù: sul fondo c'era una brulla pianura costellata da alcune rocce appuntite, con alcuni radi fili d'erba. Con un po' di fortuna avrebbe potuto far crescere la vegetazione quel tanto che bastava per attutirgli la caduta. Oppure si sarebbe spiaccicato a terra, un esito comunque migliore rispetto all'essere sbranato.
Senza indugiare ulteriormente, Federico chiuse gli occhi e saltò, cercando di influenzare l'erba sottostante a crescere. Era uno sforzo immane, che non sembrava dar frutti.
D'un tratto sentì due braccia che lo agguantavano e smise di cadere.
"Pensavi davvero che ti avrei lasciato cadere Fede?"
"Non avrei mai pensato di dirlo, fratello, ma non sono mai stato così felice di vederti" disse il ragazzo, la voce piena di gratitudine.
Mai come quel giorno era stato contento che suo fratello fosse il primo in famiglia a mostrare un talento legato all'aria.

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