Si prospettava un'altra giornata di lavoro per Richard Johnson, impiegato in banca da ormai venticinque anni. Il solito tragitto in metropolitana, la solita camminata di dieci minuti per giungere a lavoro. Un turno di otto ore, da una timbratura di cartellino all'altra, spezzate dalla mezz'ora di pausa pranzo e intervallate irregolarmente da caffè sporadici - almeno due. Altri dieci minuti di camminata, un altro viaggio in metropolitana. Rientrato a casa, Richard sarebbe stato accolto dagli entusiastici abbracci dei figli, George e Melanie. La moglie Louise sarebbe tornata dal lavoro quaranta minuti dopo, e la famiglia si sarebbe spartita i compiti per la sera: George avrebbe apparecchiato, lui avrebbe cucinato, Melanie avrebbe sparecchiato e Louise avrebbe messo i piatti in lavastoviglie e preparato la tavola per la colazione, aiutata dai bambini che parevano divertirsi un mondo. Nulla di nuovo, tutto sarebbe stato tale e quale al giorno prima, e a quello prima ancora.
Richard era ormai così abituato alla routine che, quel giorno, quasi non si accorgeva del passare del tempo: in un attimo si fece pomeriggio, e in un battito di ciglia era già a casa coi figli. Per tutta la mattina aveva nevicato, e una soffice coltre bianca era andata a sommarsi a quella dei giorni precedenti. I bambini erano estasiati.
"Papà, possiamo giocare nella neve?" chiedevano, negli occhi una scintilla gioiosa.
Guardando quei visetti dalle gote rosee, attraversati da sorrisi che andavano da un orecchio all'altro, l'uomo non se la sentiva di dir loro di no. Dopo essersi assicurato che fossero ben coperti, accompagnò i figli in giardino e si sedette sulla veranda, guardandoli giocare spensierati.
I due bambini si rincorrevano, lanciandosi palle di neve e ridendo.
Ogni tanto il padre chiedeva loro a cosa stessero giocando, e loro rispondevano nei modi più disparati.
"Siamo maghi" disse una volta Melanie. "Le palle di neve sono le nostre magie. Io sono una maga bellissima e gentilissima, Lady Melanie, e lui è il malvagio Conte George. Vuole rubare il tesoro del re Carotino - e dicendo questo, indicò il pupazzo di neve che avevano costruito prima - ma io non glielo permetterò!"
"Adesso siamo folletti magici e stiamo costruendo la nostra città" disse un'altra volta George, indicando alcuni piccoli cumuli di neve.
Quando Louise arrivò a casa i bambini le corsero incontro, raccontandole entusiasti tutte le avventure che avevano vissuto in quel giardino innevato. Guardandoli, Richard si chiese come fosse possibile che qualcosa di così semplice come la neve potesse recare tale gioia a qualcuno. In fin dei conti, lui vedeva solo una coltre bianca che attutiva i rumori e rallentava il traffico.
Tuttavia, se chiudeva gli occhi e tornava con la mente a quando era bambino, riusciva a vederla come i suoi figli: una mare di panna, una pianura di zucchero, un villaggio di folletti, il regno di un sovrano dal naso di carota.
In fin dei conti, si ritrovò a pensare, basta poco per vedere la magia nascosta dietro alle piccole cose: basta solo zittire l'adulto e dar spazio al bambino.
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Writober 2019
Short StoryAvete presente l'Inktober? Ecco, questo è simile: al posto di disegni ci sono racconti più o meno brevi, la cui tematica varia ogni giorno del mese. Vediamo quanto ci metto prima di fallire miseramente :)