Luca non ci poteva credere: finalmente, dopo tanto tempo, poteva camminare. Aveva perso quella possibilità quando, all'età di due anni, un incidente gli aveva portato via la gamba sinistra dal ginocchio in giù. Quando il medico gli aveva detto che era pronto un regalo per lui, non avrebbe mai immaginato che fosse la possibilità di vivere normalmente, giocare con gli altri bambini, godersi l'infanzia.
Il giorno in cui avrebbe ricevuto la protesi era al settimo cielo. Durante il viaggio verso l'ospedale, lungo una quarantina di minuti, Luca aveva parlato così tanto dei suoi progetti con la gamba artificiale - giocare a calcio con gli amici, correre nei prati insieme al loro jack russell Milly, pattinare sul ghiaccio - che i suoi genitori erano scesi dall'auto con un lieve mal di testa.
"Quest'anno per Halloween potrò fare dolcetto o scherzetto da solo!" disse alla madre.
"Non esageriamo, Luca, hai pur sempre otto anni. Ti accompagnerà tua cugina."
"Sì ma non dovrà spingere la sedia a rotelle! Potrò andarci con le mie gambe!"
Nel dire queste parole, batteva allegro le mani, mentre il padre lo spingeva verso l'entrata dell'ospedale.
Arrivati nella stanza dove Luca avrebbe provato per la prima volta la nuova protesi, un'infermiere dall'aria simpatica aiutò il bambino ad accomodarsi sul lettino, in attesa della dottoressa. Quando arrivò, i folti capelli ricci raccolti con un elastico color ocra, Luca era così impaziente di vederla che, nel dimenarsi, rischiò di cadere dal lettino.
"Quando posso provare la gamba nuova?" chiese, la voce resa ancora più acuta dall'emozione.
"Tra un minuto, tesoro" rispose bonariamente lei. "Prima devo dire due cosine a mamma e papà. Ci metterò pochissimo."
"Promesso?"
"Promesso."
Luca rimase solo in compagnia dell'infermiere, che era stato incaricato di intrattenerlo. Non appena la dottoressa tornò, tenendo tra le mani la protesi color alluminio, il bambino lanciò un gridolino di gioia.
Indossarla richiese qualche minuto, nei quali ai genitori fu mostrato come metterla e toglierla correttamente. Quando fu pronto, Luca scese dal lettino, aiutato dal padre. Mosse incerto la gamba sinistra, poi provò a poggiarla a terra: pareva sufficientemente solida. Con estrema cautela provò a sollevare anche la destra, scaricando il peso unicamente sulla protesi. In questo modo riuscì a fare alcuni passi traballanti. Sollevando la testa e guardandosi intorno, sorridente, si sentiva il bambino più felice del mondo. Spinto dall'incoraggiamento dei genitori, che lo osservavano a pochi passi di distanza con l'orgoglio negli occhi, si mosse ancora, con più confidenza.
Luca guardò la dottoressa, raggiante.
"Ora che posso camminare", disse, "non voglio fermarmi mai più."
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Writober 2019
Short StoryAvete presente l'Inktober? Ecco, questo è simile: al posto di disegni ci sono racconti più o meno brevi, la cui tematica varia ogni giorno del mese. Vediamo quanto ci metto prima di fallire miseramente :)