FRIENDS TIME: MOOD ON

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Chiamo le mie amiche: Mae, Giulls, Ioana, Fede, Equia, Veronica, Andreea, Sofia, Francesca e Desi. Ho bisogno di passare un po di tempo GIRLS ONLY. Veronica, Andreea, Francesca e Desi sono in un'altra sezione, per cui non le vediamo quasi mai, mentre mia sorella fa alcune lezioni con me. Dimenticavo, Sofia è mia sorellastra, cioè, è la figlia del mio patrigno con mia madre, per cui presumo che siamo sorelle, o no?

IN VIDEO CHIAMATA...

<Ragazze, potete fare un salto da me? Ho bisogno di voi> dico, tentando di nascondere le lacrime che mi rigano le guance con il gomito.

<Lizzie, che succede?> mi chiede Mae. Lei sa sempre tutto, basta che mi guardi negli occhi. Non so cosa farei senza di lei.

<Ve lo dico quando siete tutte qui, che è meglio> dico. Non sopporterei di dover ripetere la storia tante volte.

<Certo, Liz. Arrivo subito> dice Mae.

<Arrivo subitooo> dice urlando Giulls. È da un bel po di tempo che non facciamo un pomeriggio sole ragazze insieme. Con la scuola e tutto, ci siamo viste tutte solo al compleanno di Corbyn.

<Giulls, non urlare> dico, urlando solo per darle sui nervi. No, non è vero, le voglio bene.

<Arrivo prima di ora!> dice Fede. Infatti, sento il campanello suonare.

<Fede, ma sei già qua!?> le chiedo, ridendo.

<No, perché?> dice, seria. 

<E allora chi ha suonato alla porta?> le chiedo.

<Ah boh> dice.

Vado ad aprire, sempre con la video chiamata aperta.

[tutta la conversazione viene ascoltata via video chiamata dalle ragazze, in linea]

<Jonah, non voglio vederti.> gli dico. Non posso parlargli, non ora.

<Lizzie, ascoltami!> mi implora. Lo faccio entrare solo per pietà del freddo che fa fuori, non voglio un Jonah Marais congelato sul mio pianerottolo, grazie.

<Parla, veloce. Sto aspettando tra pochissimo le mie amiche e non voglio che ti vedano> gli dico, aspramente. So che sto facendo davvero la str**** ma non riesco ancora a superare quello che ha fatto, o meglio, quello che Cassandra e quel pupazzo di marionetta di sua cugina Jessie. 

<Lizzie, perdonami. Lo sai che sto dicendo la verità. Perdonami. Ho detto che non ti avrei ferita, giusto? E non intendo farlo, anche perché sarebbe odioso da parte mia> mi dice, avvicinandomi a sé, in un abbraccio. Io lo lascio fare, anzi mi accoccolo tra le sue braccia forti. Piango, piango fino a non aver più lacrime, e lui sta in silenzio, non mi giudica. Mi va bene così. Almeno non stiamo litigando.

<Non lo so Jonah, non so se riesco a perdonarti. Una cosa devi farla: dare una lezione a Jessie Stevens, se è davvero stata solo lei a farlo> gli dico. Spero solo che il perdono valga tutto il dolore che c'è voluto per arrivarci.

<Farò tutto quello che vuoi> mi dice. Mi bacia, dolcemente. Quanto mi mancava. Ci guardiamo negli occhi, i miei ancora bagnati dalle lacrime e leggermente tristi, i suoi pieni d'amore e speranza.

<Massì, ti perdono.> dico, abbracciandolo. In quel momento suona il campanello.

<Ragazze!> dico, felice.

<Lizzie, come stai, tutto ok? Che è successo? Spiegaci tutto prima di adesso!> urla Equia, che si blocca appena vede Jonah. Mi fa cenno indicando lui chiedendomi "È colpa sua??", e io le faccio cenno di sì con la testa, per poi dirle "Ora è tutto sistemato". 

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