Capitolo Due: Troppi Pensieri

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Allarmato dai rumori, Andrea esce dal salone cercando di capire da dove provenga il frastuono. Percorrendo un corridoio ricoperto di polvere e vecchi fogli di giornale il ragazzo raggiunge l'entrata della sala da pranzo, subito accanto al grande salone-biblioteca. Non ne è sicuro, ma ha come il presentimento che qualcuno abbia sfondato la finestra per entrare nella casa. Se fosse ferito? Se fosse un ladro? Se qualcuno lo avesse seguito? Qualunque sia il motivo, l'intruso non potrebbe averla passata liscia dopo un salto come quello. Nonostante il pensiero di cosa potrebbe nascondersi dietro la porta lo spaventi decide di entrare comunque.

"Chiunque sia non è il benvenuto qui." bisbiglia Andrea un attimo prima di entrare.

A un paio di metri di distanza dalla finestra, c'è soltanto una ragazza che indossa un abito di colore blu, ma che allo stesso tempo ricorda il grigio. È difficile da distinguere, deve trattarsi di una sfumatura particolare. Andrea, ancora preoccupato, si avvicina cautamente, cercando di capire chi sia quella persona o perché avesse fatto qualcosa del genere. Tuttavia, pur riflettendo su tutto ciò che è appena successo non riesce a capirne il motivo. Al di là di quello, anche il suo aspetto è strano, quasi immateriale: i suoi capelli lunghi e folti sono di un colore bizzarro, che gli ricorda quello dell'ambra; la sua pelle invece è di un bianco cadaverico, come se lei non avesse mai visto il sole in vita sua. Niente a che vedere con il ciuffo di capelli biondo cenere e la pelle abbronzata di Andrea.

Nella casa ritorna il silenzio, finché tutto a un tratto la ragazza inizia ad aprire gli occhi. Con le gambe tremanti per il dolore cerca di reggersi in piedi, ma dopo un paio di tentativi crolla di nuovo. Nonostante i suoi fallimenti sembra determinata a riprovare, riprovare e riprovare, finché non ci riuscirà. Si guarda attorno in cerca di qualcosa con cui reggersi, e in quel momento incontra lo sguardo di Andrea.

Lei alza la testa e gli urla contro: "Non stare lì imbambolato, aiutami! Non sono una ladra, né una amica di quei deficienti della scuola, sto solo cercando di rimettermi in piedi perché ho fatto un volo da una finestra! Allora Andrea, ti vuoi decidere a darmi una mano o no?"

Lui si lascia prendere da un momento di inquietudine: come ha fatto a riprendersi così in fretta? Come faceva a sapere a cosa stava pensando? Ma soprattutto... come faceva a sapere il suo nome, pur non essendosi mai incontrati? Il ragazzo ha una sola spiegazione: deve sicuramente trattarsi di una coincidenza. Era in preda al panico e ha pronunciato un nome a caso. Teoria molto forzata e che non sta in piedi per nulla, ma lui non trova altre alternative.

"Allora?" chiede di nuovo la ragazza, mentre tenta ancora di rimettersi in piedi da sé.

Andrea le dà una mano a rialzarsi. Nel mentre le domanda: "Chi sei tu? Come fai a sapere il mio nome? Non mi stai spiando, vero?"

Lei replica tranquilla, anche se la sua voce è ancora abbastanza affaticata: "Non ti preoccupare, lo so: non ci siamo mai visti prima. Mi chiamo Cassandra, sono entrata in quel modo perché... preferirei non dirlo. Ho scoperto il tuo nome poco fa. Ci sei nato, con quella?"

Il ragazzo inizia a sentirsi molto più a suo agio, perciò la accompagnata a sedersi su un tavolo e prosegue: "Ti riferisci alla macchia? Sì, ce l'ho da quando sono nato."

"A essere sincera, anch'io ne ho una, vicino al polso. Intrigante, vero? Fa sentire unici." risponde Cassandra, scoprendo una manica del suo vestito.

Sul suo polso sinistro adesso è possibile vedere una specie di voglia dalla forma irregolare, dello stesso colore della Macchia di Andrea. La rivelazione improvvisa di Cassandra lo fa sentire... strano. Per un momento è quasi convinto di incontrato un suo doppione, o una sorta di spirito, o qualcosa che non dovrebbe esistere al di fuori della finzione.

Tuttavia, il breve momento di emozione termina: "Ma essere diverso da tutti gli altri ha anche dei lati negativi. Non importa quanto ci si sforzi a sembrare normali, si resta comunque diversi. Alieni, in un certo senso."

"Questo lo so già da molto tempo, fidati." replica lei mentre si toglie delle schegge di vetro di dosso.

Andrea si passa una mano sulla fronte, per scacciare via i sudori freddi. "Comunque, vorrei tanto sapere come hai fatto a scoprire tutte quelle cose su di me..."

"Lo faccio e basta. Succede ogni volta che ho delle persone accanto, nemmeno io so come ho imparato a farlo. Un bel giorno mi sono svegliata ed ero così. Ma non ti preoccupare, se ti allontani non funziona."

Andrea non le crede ancora del tutto, ma si allontana subito di un paio di metri, giusto per assicurarsi che i suoi pensieri siano al sicuro.

Dopo un breve attimo di silenzio Andrea dà un'occhiata al proprio orologio da polso. Sono quasi le quattro di pomeriggio. "Si è fatto tardi, prendo un paio di libri e vado. Tu ce la fai a tornare a casa?"

Lei fa cenno di no: "Non preoccuparti per me, so badare a me stessa."

"Ci tieni a restare qui? Non ce l'hai una casa?"

Cassandra guarda per un attimo nel vuoto, poi riprende il discorso: "Io non ho una casa, non più. Vivevo in un istituto, ma sono scappata e... è una lunga storia."

"E adesso? Che cosa farai?" Chiede Andrea. Lei non risponde.

"N-non importa, l'importante è che stai bene!" termina lui imbarazzato.

Cassandra pare divertita dalla sua risposta, tanto che non può fare a meno di commentare: "Tipico di te..."

"Ma che ne sai tu di me!?" sbotta indispettito lui.

"Molto di più di quanto credi, Andrea Ignoto. Non sei pericoloso, sei solo un po' arrabbiato."

Il ragazzo cala la testa, come se stesse facendo un inchino. "Grazie. Se hai bisogno di aiuto..."

"Domani è domenica, quindi potrai stare quanto vuoi."

"Ci vediamo domani, allora?"

"Sì, a domani. Un'ultima cosa..." lo avverte Cassandra prima di lasciarlo tornare a casa.

"Che c'è?"

"Grazie Andrea."

"Di nulla, Cassandra."

Detto questo, i due si separano. Andrea esce dalla villa abbandonata e si avvia di nuovo verso casa. Man mano che si allontana da quel posto, i suoni della città si fanno sempre più forti, finché di quel luogo si percepisce solo il miagolio di un gatto passato lì nei paraggi.

Una Macchia Sul VoltoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora