Mi risvegliai dentro una nave, la nostra nave. La Argo 42 era caduta in mano a quel baffone pelato e ai suoi manigoldi.
Tutti i miei compagni erano legati come me, relegati nella stiva. A guardarci l'uno negli occhi dell'altro. Impotenti e soli.
"Ti sei svegliato giovanotto - disse il baffone chinandosi verso di me - ti chiedo scusa se ti ho colpito troppo forte, ma non mi piacciono i ragazzini impertinenti" continuò.
"Chi diavolo sei ?" Chiese Anna, seduta di fronte a me.
Io non avevo la forza di parlare mi sentivo ancora intontito. Ma avrei fatto la stessa domanda.
"Io sono Dio!" Esclamò
"Tu sei solo un pazzo blasfemo!" Urlò Bernardo.
Lui si voltò verso il nostro compagno e chinandosi verso di lui stavolta, gli diede un cazzotto fortissimo allo stomaco.
Una forte espressione di dolore pervase il suo volto, poi un rigagnolo di sangue fuoriuscì dalle sue labbra.
"Chiedo scusa se ho turbato i tuoi sentimenti, cosa sei un cazzo di prete!?" Disse il baffone.
"Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla..." Iniziò a pregare Bernardo. Cercando sollievo per le sue sofferenze. E le pene di tutti.
"Taci stronzo!" E il baffone lo colpì nuovamente al volto.
"Dovete parlare solo se interpellati!- continuò- poi rivolgendosi al tizio con la testa di toro disse - Ox imbavagliali."
E il minotauro Ox, dalla stazza imponente, il pelo bruno e le corna aguzze, prese delle maschere per la respirazione nell'atmosfera e le mise a tutti. Per ultimo a me.
"No Ox, lui no. Devo ancora chiacchierare col ragazzo" disse.
"Cosa vuole da me, Dio..." Dissi con tono ironico. Ancora scosso.
"Vedi, i tipi spiritosi come te mi piacciono, non come il tuo capitano o questo religioso del cazzo. Tu. Tu sì che sei uno con cui si può parlare. Sai stare al gioco." Disse il baffone.
"Quale gioco?" Chiesi
"Il gioco del "mi dirai quello che stavate facendo nella giungla" " disse
"Eravamo in perlustrazione" dissi
"Non mi basta!" Esclamò.
"Fattelo bastare!" dissi.
"No no, così non mi piace, ci stavamo divertendo, stavamo giocando, non rovinare tutto"
E così dicendo mi puntò il suo coltello allo stomaco.
Era una lama raffinata, di pregevole fattura, sul manico c'era una gemma blu, con sopra incisa una "T".
"Per cosa sta la T?" Chiesi
"Occhio attento! - esclamò - se tu mi dici quello che voglio sapere io ti dirò cosa significa la T" disse.
Allora tentai di ingannarlo.
"Stavamo seguendo un alieno che ci aveva rubato del cibo" dissi
"Un alieno, maschio?" Chiese
"Si è intrufolato nel campo stanotte" dissi
"Descrivimelo" mi disse
"Io dormivo, Turco e Farinella erano di guardia" dissi
"Chi diavolo sarebbero Turco e Farinella?" Mi disse
"I soldati a cui avete preso le armi, gli aiutanti del capitano Colombo" dissi
"Ah i due rammolliti a cui tremavano anche i testicoli dalla paura! Ho capito. E non lo avete trovato questo indigeno?" Mi chiese
"No, nessuna traccia" risposi
"E io che pensavo che ti riferissi a questa sgualdrina glisiana"disse
Io non capii, poi i due tizi senza naso uscirono dalla sala comandi portando con loro la ragazza che avevamo visto io e Zanotti, durante il turno di guardia. E tutto iniziò a delinearsi.
"No so quale sia il tuo intento, giovane, ma se speri di aiutare qualcuno continuando a prendermi in giro, ti sbagli. - mi disse poi fece un cenno ai due senza naso - Coc, Enia portatela via."
E i due la riportarono alla sala comandi.
"Non sappiamo nulla di questi indigeni. Non vogliamo problemi. Abbiamo solo scoperto che c'è del potenziale carburante nell'oceano. Vogliamo solo fare rifornimento e andarcene via" spiegai.
La paura aveva preso il sopravvento. Mio padre, mio zio Max, il capitano Colombo, mio nonno. Cosa avrebbero detto vedendo quanto ero stato vigliacco.
"Bene, finalmente ti decidi ad essere sincero con me, e io sarò sincero con te. Questo è Gliese, il pianeta isola della costellazione dell'Acquario, una delle dodici costellazioni principali. È un pianeta antico, composto da un solo grande continente. La popolazione vive nella vasta giungla che lo ricopre, sono raccoglitori e agricoltori. Non hanno linguaggio, non hanno leggi, vivono nell'ignoranza più totale. Hanno paura del fuoco, delle armi e hanno una sola preoccupazione: l'acqua" mi spiegò.
"L'acqua dell'oceano?" Chiesi
Lui fece un sorriso poi continuò a spiegarmi.
"Assolutamente no, non gliene frega nulla dell'acqua del mare, sanno anche loro che è imbevibile e inadatta a coltivare. Loro venerano la sorgente, un gigantesco lago incastonato in una valle dell'entroterra dell'isola. " Mi spiegò
"E voi che ruolo avete in tutto questo?" Chiesi.
"Come ho detto al tuo capitano, non sono uno stupido che rivela ciò che stiamo facendo qui. Però sono magnanimo e puoi ritenerti fortunato, perché tu e i tuoi compagni assisterete di persona a tutto prima che veniate uccisi." Disse
Poi si alzò, mi accarezzò i capelli. E se ne andò.
Io scrollai il capo infastidito. Poi guardai Anna che aveva ascoltato tutto ma la maschera le impediva ogni parola.
Solo i suoi occhi. I suoi grandi occhi, mi comunicavano tutta la paura che anche lei provava in quel momento.
In quell'istante, Bernardo, svenne per il dolore.
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ASTRONATS
Science FictionÈ questo ciò che ci meritiamo, per il male che ci siamo fatti, per le continue azioni scellerate nei confronti di una Terra, che non ci ha mai voltato le spalle. Nei confronti di una madre che non ha mai chiesto nulla in cambio, che ha sempre dato...