Il principe decaduto

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Da quando gli amici erano stati separati, Nathan era rimasto rannicchiato nello stesso punto del pavimento, incapace di muoversi. Aveva pianto, ferendosi la testa e il torace per i violenti singhiozzi. Le morse attorno alle caviglie spingevano la pelle degli stivali quasi bloccandogli la circolazione e intorpidendogli le dita, ma lui non vi badò.

Quando lo sfogo si placò, era già calata la sera, e con essa la temperatura. Da svenuto, Nathan era stato privato della mantella, perciò era rimasto con una maglietta leggera che poteva ben poco, gli sembrava quasi di essere a torso nudo. Almeno gli stivali gli tenevano al caldo i piedi, e i capelli lunghi gli proteggevano il collo, ma il resto del corpo era esposto al freddo.

Nessuno gli portò da mangiare fino al giorno successivo, quando il carceriere gli lanciò una dura pagnotta e una ciotola d'acqua sporca.
Nathan però non si mosse, anzi fissò apatico le vivande.
«Vedi di mangiare, "bestia"!» gli sibilò contro il carceriere, un goblin blu dal muso bitorzoluto. «Non devi morire prima di aver raggiunto l'Isola della Purga!»
Il ragazzo fece una smorfia di repellenza. Quella creatura al servizio di re Kayne si preoccupava di purificare il suo spirito, ma non gli importava niente di quello di Yan. Forse perché considerava le persone nere come inferiori.

Perché dovevano venire governati da un sovrano tanto ipocrita e dal cuore oscuro?
Eppure Nathan aveva sempre visto Murcuw come una città molto bella, persino il villaggio all'esterno delle mura era ben tenuto e gli abitanti vivevano felici.

Al di fuori di quella zona idilliaca, altre erano in crisi?
Dovevano solo ringraziare il buon duca Robert Bellspring perché i suoi territori fiorivano con letizia? Re Kayne non aveva mosso un dito per supportarlo?
Come aveva potuto Nathan desiderare di lasciare il suo nido pacifico per conoscere un reame tanto buio?

A pensarci gli rispuntarono le lacrime. Cassius era stato portato in un posto dove sarebbe stato felice? E il ratto? Sarebbe sopravvissuto senza il suo padrone? Sentivano la sua mancanza?

Mangiò soltanto quando il carceriere lo costrinse: gli lanciò un incantesimo torturatore che gli scatenò potenti crampi allo stomaco, come il ragazzo non aveva mai provato in vita sua.
Decisosi dunque a obbedire, il sortilegio si dissolse.
Poi, una volta terminato il cibo e mandato giù un sorso d'acqua marrone, tornò in posizione fetale sul pavimento, in attesa che venissero a prenderlo per deportarlo sull'Isola della Purga.

Tuttavia la giornata passava, sebbene a Nathan sembrasse non proseguire mai, e nessuno veniva a sganciare le catene.
Parlò soltanto una volta, la voce rauca: «Non devo andarmene?»
«Re Kayne è troppo impegnato per pensare a te» rispose burbero il carceriere.

«Hai fretta di morire, stronzetto?» sghignazzò un altro dei prigionieri, che Nathan non riusciva a vedere. «Piangi lacrime di squonk dopo essere nato? Ti piacerebbe scomparire come fa quel porcello piagnucolone, non è vero?»
"Molto meglio morire che patire qui dentro..."

Inoltre, l'ora del pranzo era passata.
Yan stava combattendo? Si stava preparando alla lotta?
Era già morto?
In ogni caso lo aveva perduto, per sempre.
Come poteva Nathan temere ora le zanne di una belva se il dolore che stava provando era certamente più straziante?

A un certo punto fu quasi per perdere i sensi, quando udì un gran trambusto ai piani alti, persino dall'isolamento della prigione.
Spinto dalla curiosità, sollevò appena la testa e tese l'orecchio, mentre alle sue spalle il carceriere farfugliava impensierito.
«Cos'è tutto questo chiasso?» sbottò rude una prigioniera.
Il goblin non rispose, ma si diresse svelto fino alle scale.

Non fece però in tempo a metter piede sul primo gradino, che due uomini in armatura scesero in tutta fretta, trascinando qualcuno con loro.
Nathan si tirò su con le ossa indolenzite, speranzoso che si trattasse di Yan.

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