Il guaritore misterioso

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Colui che avevano creduto un vecchio "debole" era in realtà un bambino dal fisico emaciato. La pelle bianca quasi quanto quella di un cadavere risaltava grazie ai capelli neri unticci, ricadenti lungo le guance; tra i ciuffi facevano capolino le pallide orecchie a sventola. Il suo occhio destro era color nocciola, quello sinistro brillava di un azzurro ghiaccio, ed entrambi erano circondati da profonde occhiaie che portavano a credere che non dormisse da mesi.

Il bambino guizzò tra le loro gambe, prima di rialzarsi e indietreggiare terrorizzato sotto gli sguardi minacciosi.

«Chi diavolo sei?!» sbottò Xerxes.

«I-i-i-io...» La sua voce non poteva certo definirsi profonda, ma non era neanche acuta come quella di un bimbo. Era più simile alla tonalità di Nathan, come se già l'avesse sviluppata.

Dunque si era davvero trattato di una voce giovane che aveva finto il tono da vecchietto.

«I-io s-sono l'Umhïrt...»

«Tu sei un moccioso!» ringhiò James, avanzando con aria micidiale.

«No! Sono davvero io l'Umhïrtröfa! Lo sono da due anni ormai! È la verità!»

«E ti fingi un vecchietto?!» esclamò Yan. «Per quale ragione?!»

«Gli incantesimi che hai usato per curarci erano veri?» lo attaccò Xerxes. «O hai borbottato parole irreali approfittando della nostra ignoranza?»

«I-io...» Il piccolo ansimava, sempre più spaventato.

Scappò in un'altra stanza, così si affrettarono a inseguirlo nella sua linda cucina.

Lo trovarono con un coltello tra le mani puntato in loro direzione. Aveva le lacrime agli occhi. «Vivo quaggiù da anni e nessuno ha mai scoperto la mia vera identità! Non lascerò che mi uccidano a causa di cinque idioti che non hanno voluto dare ascolto a una guida in un luogo che neanche conoscono!»

«Ucciderti?» squittì Skye. «Perché qualcuno vorrebbe ucciderti?»

«Per i tuoi studi in medicina?» ipotizzò Yan.

Nathan li interruppe: «Ma è risaputo che in tanti abbiano cercato di attentare alla sua vita, pur conoscendolo solo come un vecchio... Perché invece dovrebbero ucciderti se sapessero che sei...» Strabuzzò gli occhi. «Dov'è il tuo tester?»

Il bambino impallidì più del normale. «Che vuoi dal mio t-tester?»

«Voglio vederlo.»

«No! Ma chi ti credi di essere?»

«Qual è il problema?» lo interrogò Nathan, critico. «Non c'è niente di male se ce lo mostri. Possiamo rimanere qui tutto il pomeriggio, ma prima o poi dovrai toccarlo, no? Insomma, dubito fortemente che tu sia davvero un "debole": non hai di certo quattordici anni. E se sei un mago, perché tutta questa messinscena?»

Il coltello tremava ora fuori controllo tra le mani del piccolo, quasi quanto la sua gola.

Non ottenendo risposta, Nathan sussurrò: «Ce l'hai, il tester?»

Xerxes fece un cenno a Skye e Yan, i quali uscirono dalla cucina per ispezionare le altre stanze.

Nathan rimase in attesa, senza togliere gli occhi di dosso dal piccolo sconosciuto, il cui corpo si scuoteva sempre più a ogni secondo trascorso nel silenzio.

Infine gli amici tornarono affermando di non aver trovato niente.

Non avevano impiegato molto a setacciare le stanze, ma a parte varcare le soglie, non avevano avuto altro da fare. Nessuno nascondeva mai il tester, che avesse già dato o meno i risultati.

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