Nathan gettò nella sacca più grande che possedeva tutto il cibo a disposizione e i pochi vestiti nell'armadio. Lasciò soltanto un formaggio e un pezzo di pane per il suo amico ratto, che avrebbe abbandonato per sempre. Si premurò soprattutto di prendere con sé il foglio-a-impressione dei genitori.
«Me ne vado» rispose a uno squittio, mentre il roditore zampettava al suo seguito qua e là per la casa, attento a non farsi calpestare. «Non so dove, ma me ne vado. E tu non puoi venire con me. Saresti in pericolo per colpa mia, e comunque ho bisogno di tutto il cibo...»
Il ratto squittì ancora, penoso.
«Non insistere! Io me ne vado, tu resti. Non posso prendermi cura di te.» Nathan si asciugò gli occhi bagnati, cercando dolorosamente di trattenere le lacrime che lottavano per colare sulle guance. Lanciò uno sguardo triste al suo animaletto, che lo fissava dabbasso con le zampette anteriori sollevate. «Addio, piccolo amico. Mi mancherai, dico sul serio...»
Il ratto provò a balzargli sullo stivale, ma Nathan si era già voltato ed era uscito, diretto alla stalla.
Per fuggire avrebbe contato sul suo cavallo.
Dove sarebbe andato non lo sapeva, ma doveva allontanarsi da Murcuw prima che i cavalieri si mettessero sulle sue tracce.
Non voleva arrendersi. Se proprio doveva morire, lo avrebbe fatto rimanendo aggrappato quanto più poteva alla vita...
Sellò Cassius e lo condusse fuori, gli caricò il borsone sul dorso e s'issò a sua volta.
Lo fece partire al galoppo senza attendere oltre, diretto a est, là dove avrebbe incontrato soltanto villaggi con poche guardie.
Il più lontano possibile dall'Isola della Purga...
Tuttavia, anche se si fosse allontanato, non sarebbe sopravvissuto a lungo. I cavalieri avevano a disposizione la magia, qualcosa che lui non avrebbe mai posseduto.
Perché Nathan era malato, era un danno per chiunque...
Forse avrebbe dovuto accettare la morte per proteggere e salvare il suo regno e tutti gli altri Paesi di Pure, per impedire che la sua aura demoniaca attecchisse nel mondo e in futuro rovinasse degli innocenti...
Sapeva però che sarebbe stato accalappiato presto. La sua fuga non sarebbe durata, sarebbe stato catturato probabilmente prima dell'alba del nuovo giorno.
Desiderava rimanere in vita quanto più poteva, godersi le ultime ore di libertà. Nessuno sarebbe stato in pericolo, perché presto lui sarebbe stato acciuffato.
Doveva morire, perciò che avesse i suoi ultimi attimi di piacere, percependo in ogni molecola tutta la libertà che stava per perdere...
Il pensiero volò a Yan, il quale si trovava a suo agio con le altre reclute, ma si sentiva sempre felice al sol pensiero d'incontrare Nathan ogni sera.
Presto sarebbe filato fuori dalle mura e si sarebbe arrampicato sul frassino, senza trovare il suo migliore amico...
A meno che i cavalieri non si fossero già messi all'opera per correre a catturarlo.
Yan sapeva?
Cos'avrebbe pensato di lui?
Che era un parassita, cos'altro avrebbe dovuto pensare? Le cose stavano così...
Non si sarebbero mai più rivisti...
Almeno gli sarebbe mancato?
Con le lacrime agli occhi, si voltò a guardare le mura militari. Avrebbero potuto scorgerlo dall'alto mentre fuggiva, e Nathan stava passando proprio sotto i loro occhi; ma lo avrebbero avvistato anche se fosse scappato verso sud, grazie a qualche incantesimo visivo.
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I Flagelli: Libertà
FantasíaPrimo libro della saga "I Flagelli" Volume 1: "I Flagelli: Libertà" ~Lui, Nathan Seller, era un "bestia". Il tester avrebbe avvertito i soldati affinché lo trovassero. Sarebbe stato spedito sull'Isola della Purga, dove sarebbe morto. Nathan non avev...
