La piccola selvaggia

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Nathan sentì un leggero solletico alla pianta del piede e con uno scatto nervoso piegò la gamba per sfuggirgli.

Il suo amico ratto stava cercando di svegliarlo.

Lui però era troppo stanco per alzarsi; non aveva neanche voglia di andare al lavoro. Poteva darsi per malato e rinunciare volentieri al denaro di una giornata pur di dormire fino al mattino successivo.

Il ratto poteva cavarsela, sarebbe riuscito a infiltrarsi in dispensa per procurarsi la crosta del pane.

Si portò le braccia attorno alla pancia, pronto a intercettarlo quando gli si fosse infilato sotto ai vestiti.

Udì un rumore anomalo e si sentì infreddolire da uno spiffero d'aria che gli soffiava nell'orecchio.

Strano, sigillava sempre le finestre prima di addormentarsi.

Che fosse entrato un ladro?

Aprì gli occhi di scatto e si tirò a sedere. Tuttavia non si trovava nel suo duro letto, né nella sua stanza.

Era adagiato sul grosso ramo di un albero frondoso. Erano state le foglie ondeggianti al vento a solleticargli il piede.

Improvvisamente gli tornò alla mente quanto accaduto: la barca che avrebbe dovuto scortarlo sull'Isola della Purga era stata rovesciata da una tempesta, lui aveva lottato contro le onde e...

Era vivo?

Si toccò ogni singola parte del corpo, dalla testa fino a scendere lungo il torace scoperto, le gambe e le dita dei piedi.

Era tutto intero. Soffriva di tremendi acciacchi per gli impatti subiti durante il naufragio, ma non aveva niente di rotto.

Il problema era che indossava soltanto i pantaloni.

Si guardò intorno, soffermandosi all'istante sul resto dei vestiti adagiati sul ramo vicino, colpiti da una chiazza di sole filtrante tra le foglie.

Si allungò ad afferrare le calze, grato di percepirne il calore assorbito; le indossò con piacere, dopodiché recuperò gli stivali, anch'essi caldi e asciutti e nuovamente ben stondati alle caviglie.

Fece infine per prendere la maglietta, quando venne distratto da un fruscio accanto a sé. Nel volgersi velocemente, represse con difficoltà un urlo: si trovava di fronte a una... una ragazza!

Nathan rimase immobile, a mantenere il contatto visivo con lei, accucciata sul ramo nodoso.

Doveva avere la sua stessa età. Era di corpo basso e minuto, ma comunque forte, con le braccia e le gambe nude muscolose. Indossava quello che doveva essere stato un abito lungo leggero, ma che ora era strappato e le cadeva seghettato alle ginocchia, mentre le maniche erano state eliminate del tutto. Il vestito era azzurro, ma tutto sporco di macchie marroni, grigiastre e verdi.

Nathan arrossì sotto il suo sguardo penetrante e incuriosito, e cercò di rimanere il più possibile immobile, mentre la ragazza faceva un timido passetto in avanti.

Ai piedi calzava stivaletti che in passato dovevano essere stati raffinati, ma che al presente erano soltanto logori.

«Provi dolore?»

Nathan si sorprese nel sentirla parlare la sua stessa lingua. Sembrava anche articolare bene le parole, nonostante fosse una selvaggia.

I ricci capelli bruni erano spettinati e nodosi, gli occhi marroni lo fissavano splendenti.

Nathan scosse la testa in risposta, e la sconosciuta chinò il capo.

«Ciao...»

Le sue labbra venivano attraversate da una cicatrice obliqua che scaturiva dalla narice sinistra e tagliava fino al lato destro del mento. Quando parlava, si spiegazzava in maniera curiosa, ma non disgustosa.

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