Riaffiorò avvolto da due braccia forzute. Riconobbe la stretta poderosa di James, che lo spinse per issarlo sulla scialuppa.
Lì Nathan portò le mani alle orecchie per assicurarsi che il muschio non rischiasse di scivolare via.
«Skye?» tossì, sputacchiando acqua salata. «James?»
Di nuovo il tocco gentile e forte dell'amica.
Nathan si rialzò e si allungò oltre Xerxes, a toccare le spalle di James per assicurarsi che stesse bene. L'amico si girò per afferrargli il gomito e arruffargli i capelli.
Era finita.
James era salvo.
Nathan tornò seduto al suo posto, e lì rimase con la testa tra le ginocchia, coperto dal cappuccio di foglie, cercando di riprendersi dallo shock improvviso...
Il cuore batteva talmente forte da fargli mancare l'aria...
Eppure non poteva respirare troppo, o avrebbe inalato il profumo delle sirene.
Portò dunque l'incavo del gomito su bocca e naso, ma urtroppo a furia di trattenere il respiro si causò il giramento di testa, col rischio di perdere i sensi.
Resistette più che poté, accogliendo il fiato molto lentamente, e attendendo...
Il vento aumentò l'intensità, trasportando altre gocce a impregnargli le vesti già zuppe. Quando il naso cominciò a colare, pregò gli dèi che non contraesse un raffreddore.
L'ultima volta era stato Xerxes ad ammalarsi: un calo di zuccheri fortunatamente leggero, e allora era potuto rimanere a riposo a ingozzarsi di cocoaroot.
Ma una febbre era diversa e parecchio più pericolosa, soprattutto senza pozioni mediche a disposizione...
Nathan non faceva altro che tirare su col naso e strusciarsi le narici frizzanti.
Tenere la testa china gli faceva venire la nausea, ma aveva come l'utopia che se rimaneva accucciato poteva nascondersi dalle sirene.
Non seppe quanto tempo era passato quando finalmente qualcuno lo fece raddrizzare e gli slegò la benda dal viso.
Strizzò appena le palpebre, ma la luce non gli punzecchiò gli occhi troppo violentemente: il sole calante poteva poco contro i nuvoloni scuri della tempesta.
Gli Scogli delle Sirene erano alle loro spalle, delle creature acquatiche non v'era traccia. Una roccia triangolare segnava il confine con la zona pericolosa, che i giovani avevano superato da poco.
E adesso si stavano dirigendo verso la costa frastagliata della contea di Skauter, là dove due ampie grotte si spalancavano sotto di una rupe grigia.
Nathan si guardava attorno, intontito.
Erano tutti vivi, all'appello non mancava nessuno!
«Ce l'abbiamo fatta, ragazzi» sussurrò Yan, euforico.
Skye era fradicia dalla testa ai piedi, proprio come James, il quale dava loro le spalle.
«Che cos'è successo?» mugolò Nathan, stringendola a sé e ringraziando gli dèi che stessero tutti bene.
«Sei stato proprio uno stupido!» lo rimproverò l'amica, battendogli di nuovo la mano sulla fronte. «Mi hai reso le cose ancor più difficili!»
«M-mi dispiace, i-io credevo che James fosse in pericolo e... C-cos'è successo?»
«Ehm, n-non gli avevo applicato bene il muschio a un orecchio, ed è stato ipnotizzato» rispose sbrigativa Skye. «È-è stata colpa mia.»
James si girò appena, gli occhi blu brillavano in maniera strana. «Non è stata colpa tua. Scusate se ho dato grane.»
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I Flagelli: Libertà
FantasyPrimo libro della saga "I Flagelli" Volume 1: "I Flagelli: Libertà" ~Lui, Nathan Seller, era un "bestia". Il tester avrebbe avvertito i soldati affinché lo trovassero. Sarebbe stato spedito sull'Isola della Purga, dove sarebbe morto. Nathan non avev...
