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Le note provenienti dallo stereo sulla mensola bianca, riempivano la stanza alleggerendo il disordine. Chloe era seduta alla sua scrivania di noce, nel suo studio, intenta a visionare i preventivi.

Era una stanza grande dalle pareti turchesi. Su una di esse era incollata una frase, la sua preferita:"Vivi i tuoi sogni", e sotto era appeso un quadro pieno di polaroid che ritraeva i momenti più belli della sua vita. Nella parete a destra, accanto alla porta, c'era una piccola bacheca di legno con mille post-it colorati pieni dei suoi pensieri. In fondo alla stanza, accanto alla finestra, una grande libreria piena di sogni, perché attraverso quelle pagine si ritrovava in mille posti e realtà diverse. Amava leggere rannicchiata sulla sua poltrona nera rivolta verso il mondo esterno. In cima alla sua libreria era sistemato un mappamondo, il souvenir del loro viaggio a Parigi, simbolo del viaggiare, la loro passione comune.

Lei in quella stanza si sentiva protetta, era nel suo mondo e poteva rilassarsi con un buon libro o seduta alla scrivania a scrivere i suoi pensieri.

Prese una penna nera dal portapenne rosa, e iniziò a scarabocchiare i fogli riempiendoli di numeri. Si mise le mani nei capelli, era cosi difficile organizzare un matrimonio, probabilmente se l'avesse saputo avrebbe risposto di no a Marco quel giorno. Scoppiò a ridere per quell'assurdità: non avrebbe mai detto di no a lui, aspettava quel giorno da sempre.

Guardò l'ora sul display del suo cellulare e sobbalzò: era china su quei fogli da troppo tempo, doveva trovare velocemente una soluzione. Non ne poteva davvero più di tutti quei numeri, di tutti quei conti, in fondo la matematica non le era mai piaciuta.

Alzò gli occhi al cielo, sospirando, e tornò a picchiare sui tasti della sua calcolatrice tascabile sbuffando.

«Se siamo...No ma non posso...Se invece togliamo questo...Eh no però» scriveva e parlava da sola, bofonchiava e scriveva.

"E dimmi che cosa senti se scopri di avere paura, l'ansia nasconde i sorrisi che ho", si fece prendere per un attimo da quella melodia e iniziò a canticchiarla. Amava quella canzone, considerava Ultimo un vero poeta.

Proprio su quelle parole, Marco entrò silenzioso nella stanza. Si fermò sulla porta, incrociò le braccia e la fissò sorridendo. Era veramente buffa sommersa da tutti quei fogli. L'espressione di bambina perduta nel bosco lo faceva impazzire, e tratteneva a stento le risate sentendo i suoi solitari sproloqui.

«Quindi questo ristorante offre il buffet con aperitivo ad un prezzo più alto. Questo altro invece ha il prezzo più basso ma non ha l'open bar.» Sbuffò di nuovo, scosse la testa, appallottolò il foglio e lanciò la pallina di carta all'indietro. Per poco non colpì Marco che scoppiò a ridere.

Chloe si voltò e rimase sorpresa. Aggrottò la fronte e disse «Non c'è da ridere. Io sono stufa di questi numeri. Facciamo così: ogni invitato si porta qualcosa da mangiare e abbiamo risolto» e annuì compiaciuta, mentre appallottolava un altro foglio.

«Ma smettila dai. Quanto può essere difficile scegliere un ristorante?» le chiese ridendo, mentre le accarezzava i suoi lunghi capelli biondi.

Chloe si voltò di scatto, gli tolse la mano dalla testa, fissandolo con uno sguardo carico di imprecazioni; contò sottovoce, per calmarsi e rispose «Ti assicuro che non è così facile. Guarda quanto è difficile scegliere la meta del nostro viaggio di nozze».

Lui si umettò il labbro superiore silenziosamente, inclinò la testa di lato e sorrise ripensando alla sua meta, che non era certo la scelta della sua donna.

Fin da piccolo, aveva sognato di andare in Tasmania, luogo intrigante immerso nella natura selvaggia. Chloe, invece, aveva un'altra idea: la Polinesia, un piccolo angolo di paradiso con distese di sabbia bianchissima, bagnate dal mare azzurro.

«Sai come la penso: Tasmania! Adrenalina e natura selvaggia, unite alla tua straordinaria bellezza, e siamo in paradiso» le prese la mano e la tirò a se, pronto a baciarla. Era così...irresistibile.

«Scordatelo!» replicò lei tirando via la mano e indietreggiando.

«E dove vorresti portare il tuo maritino?» le chiese nonostante conoscesse già la risposta, avendola sentita un'infinità di volte raccontare del suo sogno paradisiaco.

«Non vorrai mica andare in Polinesia, vero? Troppo umido... Troppa acqua» concluse passandosi una mano tra i suoi corti capelli biondo scuro, strizzando l'occhio.

Chloe lo fissò arrabbiata, ma il suo disappunto durò pochi secondi, le era impossibile resistergli. Quegli occhi sbarazzini, quella presenza così rassicurante, e quel fisico... Chloe scosse la testa, non poteva dargliela vinta: doveva tirare fuori le unghie.

«Ti sembro forse Indiana Jones? Piuttosto che andare a fare i piccoli esploratori in calzoncini prendo il primo aereo che parte senza guardare».

«Senza guardare...» Una lampadina si accese in Marco. Un' idea, tanto folle quanto impronunciabile, stava prendendo vita nella sua testa. La buttò lì scherzando, sicuro che Chloe non avrebbe accettato.

«Vuoi partire a caso?» disse lui «E così faremo»

I suoi occhi marroni ambrati si illuminarono di vita, lei se ne accorse subito, era così bello quando prendeva in manole redini della situazione.

«Cosa vuoi fare? Marco ma io scherzavo»

Lui non rispose, si avvicinò alla scrivania, tirò fuori dal cassetto la fascia del concerto di Ligabue, custodita da lei tanto gelosamente, e poi si diresse verso la libreria per prendere il mappamondo.

«Ora ti copro gli occhi, giriamo questo mappamondo e appena sarai pronta punterai il dito per fermarlo. Il paese che indicherai sarà la meta del nostro viaggio di nozze» la informò sventolando la fascia.

Credeva di aver vinto, lei non avrebbe mai accettato un rischio del genere, senza programmare nei dettagli quel viaggio sarebbe impazzita.

Chloe iniziò a camminare nervosamente per la stanza. Il viaggio di nozze sarebbe stato il loro inizio, il luogo dove la realtà sarebbe rimasta fuori, e se avesse accettato sarebbe capitata qualunque meta, anche la Tasmania.

D'altro canto, però, lei amava le sfide, il rischio le dava adrenalina. Inoltre avrebbe spiazzato Marco e non c'era nulla di più appagante che vedere le sue certezze crollare.
«Accetto, facciamolo».

Quella risposta lo spiazzò, ma non disse nulla, non poteva dargliela vinta. Fingendo indifferenza, le bendò silenziosamente gli occhi e fece roteare il mappamondo, dandogli tre spinte affinché la rotazione durasse di più.

Avevano entrambi il cuore a mille, in pochi secondi il destino avrebbe deciso per loro.

«Pronta? Quando vuoi fermalo» si sentì sussurrare nell'orecchio Chloe, mentre i suoi fianchi venivano accolti dalle braccia di Marco.

Il mappamondo girava ma lei non si decideva, aveva troppa paura di sbagliare e costrinse Marco a farlo girare più volte, finché non prese coraggio e puntò il dito fermando il mini mondo.

In quel momento era fatta, la meta sotto la sua unghia smaltata di verde, sarebbe stato il loro inizio.

Lui si scostò da lei e andò a controllare, lasciandole ancora gli occhi coperti, iniziò a borbottare
"No non è possibile...ma..."

All'udire quei lamenti, Chloe si tolse la benda e spalancò i suoi occhi verdi, mentre un'espressione di stupore si dipingeva sul suo viso; il destino aveva scelto per lei ed era stato clemente

«Siii, si va in Polinesia» urlò saltellando.

Lei era felice come una bambina, lui era sempre più innamorato.

Cascare nei tuoi occhiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora