CAPITOLO 17

617 21 0
                                        

"Diana, chi è questo... ragazzo?"chiese il signor Barry
Jerry vide che Diana era troppo sbalordita e intimorita per rispondere, così si presentò:
"Salve, signor Barry, mi chiamo Jerry"
"Ah... buongiorno" replicò lui, sempre guardandolo con sospetto, poi tornò a guardare la figlia "Andiamo, Diana, dobbiamo andare a casa. Subito"
Lei trovò la forza di parlare:
"M-ma perché papà? Io voglio stare qui con Jerry e i miei amici"
"Quindi tu e questo... ragazzo siete amici, giusto?"
Il suo tono di voce quando lo disse non piacque per niente ai due ragazzi; Diana sentì un brivido gelido lungo la schiena, e Jerry strinse i pugni
"Sì, papà, lui è..."
Diana vide suo padre che la guardava duramente, e poi si voltò a guardare Jerry: il suo sguardo sembrava dire -Adesso o mai più-; così lei prese un bel respiro. E glielo disse:
"Papà, io e Jerry stiamo insieme"
"COSA?! " lo gridò così forte che tutti nelle vicinanze si girano a guardarci.
"Sì, è vero signor Barry" disse Jerry, prendendola per mano
"Tu stanne fuori" sbottò arrabbiato "e tu" continuò rivolto a Diana "Tu adesso vieni con me, e andiamo a casa"
"No, papà, io resto qui con Jerry e i miei amici."
"Continueremo la discussione a casa, ORA ANDIAMO" la prese per il braccio, e la trascinò via; lei pensò che, a quel punto, fosse meglio finire la discussione a casa, e non oppose resistenza. Prima di andare via guardò Jerry; lui le mimò un -Ti chiamo dopo- poi scomparve dietro gli altri stand.

Il signor Barry non aprì bocca finché non tornarono a casa; intimò a Minnie May di andare in camera sua mentre andava a chiamare la moglie, che arrivò immediatamente; dopo che lui le ebbe spiegato tutto, la sua faccia si fece livida.

"Diana Barry, sul serio? Un.... un garzone?! Ma ti ha dato di volta il cervello? Non permetterò che questa cosa vada avanti" gridò furiosa

 "No, mamma. Questa è l'ultima volta che tu e papà decidete la mia vita" disse Diana, determinata ma con gli occhi lucidi

"Come osi parlare così a tua madre?" si intromise il signor Barry

"E di me non ti importa? Di quello che mi rende felice a qualcuno in questa casa importa?! Questa è la mia vita, e le scelte, gli sbagli, le decisioni, i sacrifici, devo farli io, perché È LA MIA VITA. A qualcuno per caso è mai importato di chi sono e cosa voglio? NO, TUTTE LE DECISIONI PER ME LE AVETE PRESE VOI E NON È GIUSTO!!" ribatté alzando la voce

La vena sul collo del signor Barry sembrava sul punto di esplodere, e la signora era troppo sbalordita per parlare:

"Basta con queste sciocchezze!"

"No, papà, stavolta voglio che mi ascoltiate; per una volta voglio che mi ascoltiate. Jerry non è ricco, ha una famiglia numerosa e ha finito presto gli studi per lavorare e aiutare la sua famiglia; non ha soldi o comodità da darmi. Ma mi da l'amore che nemmeno l'uomo più ricco del mondo potrebbe darmi: è gentile, è dolce, è bellissimo, è intelligente, mi capisce e mi sta vicino. Mi fa stare bene, e con lui mi sento al sicuro... e mi sento felice, tanto felice" balbettò, asciugandosi le lacrime che non si era accorta fossero scese "Non mi importa di quello che pensate voi su di lui, e non mi importerà mai; io lo amo, e so che senza di lui non sarò felice"

"QUESTO È TROPPO!" urlò il signor Barry, sbattendo il pugno sul tavolo; la signora, che stava piangendo, sobbalzò spaventata "Cosa ne vuoi sapere tu della vita e dell'amore? Hai solo sedici anni, la tua vita è appena cominciata. Il nostro compito è quello di assicurarti un futuro sicuro economicamente, ed è per questo che il tuo futuro marito dovrà essere messo bene in affari e soldi, e..."

"Ma non pensi alla mia felicità? Come potrò passare il resto dei miei giorni accanto a qualcuno che non amo?"

"La felicità in questo caso non c'entra, passa in secondo piano. La vita è così, Diana, e tu devi accettarlo. Ora vai in camera tua, e restaci!"

Lei guardò sua madre in cerca di aiuto; ma vide che lei aveva lo sguardo ferito e duro; prima di salire le scale, sussurrò:

"Vorrei non essere vostra figlia"

Diana sbatté la porta di camera sua e prese il cagnolino di peluche che le aveva regalato Jerry; se lo strinse al petto, e pianse, soffocando i singhiozzi nel cuscino.

Qualche decina di minuti più tardi, chiamò Anna e le raccontò tutto in lacrime:

"Capisci, Anna? A loro non importa nulla dei miei sentimenti, a loro importa solo dei soldi... i-io ... il mio futuro se non ci sarà Jerry non esisterà, Anna, capisci? Io non so cosa fare, non so davvero cosa fare!!" pianse disperata 

Anna non sapeva cosa dire; era lì in lacrime, sentendo la tristezza e la delusione penetrare dentro di lei come un coltello affilato

"D-Diana, andiamo... non dire così. C-chiamerò Jerry, e gli racconterò tutto... parlerò anche con Gilbert, e troveremo una soluzione, te lo prometto"

"Oh Anna, sei la migliore, ma... non riusciremo mai a convincere i miei, pensavo di.. di poterlo fare, ma non ascolteranno nessuno"

"Vedrai che le cose si sistemeranno... ora devi lasciare sbollire i tuoi genitori, e... vedrai che cambieranno idea. Ti vogliono bene, e capiranno che è giusto farti fare quello che ti rende felice"

"Lo spero davvero tanto... grazie, Anna, sei la migliore amica che si possa desiderare"

"Anche tu, Diana... ti voglio tanto bene"

Per i giorni seguenti, le fossette di Diana non spuntarono mai: non sorrise mai, era sempre triste, e i suoi genitori la facevano uscire solo per andare a scuola, e la venivano a prendere per essere sicuri che non si vedesse con Jerry. Non vedeva né sentiva Jerry da giorni, e ai suoi genitori l'arrabbiatura sembrava non passare mai. Anna e le altre cercavano di starle vicino più che potevano, ma, una volta a casa, Diana si chiudeva in camera sua e non usciva se non per mangiare. Ai suoi genitori parlava solo con monosillabi, e le uniche persone che la tiravano un po' su in casa erano Marie Joe e Minnie May. E fu proprio la sua sorellina a rimettere a posto le cose.

"Sicura che non vuoi che venga a tenerti compagnia? Netflix, pizza, relax e gossip?" le chiese Anna una sera di fine aprile 

"No, Anna, sono sicura... vai a Charlottetown con Gilbert, io starò bene, con me c'è Minnie May a tenermi compagnia... e senza i miei genitori avrò un po' di respiro, visto che vanno a trovare la zia Jo"

"D'accordo... però se succede qualcosa chiamami okay? Gilbert capirà"

"Tranquilla, vai e divertiti anche per me"

Si salutarono, e Diana chiuse la chiamata; sospirò vedendo la foto di sfondo di lei e Jerry, poi tornò in salotto e si accoccolò sul divano accanto a Minnie May. Ad un certo punto, però, la sua sorellina cominciò a tossire e ad annaspare. Diana fu presa dal panico quando si accorse che non riusciva a respirare:

"Minnie May che hai? Piccolina mia, respira, avanti! MINNIE MAY!" gridò quando lei chiuse gli occhi.

Diana corse a prendere il telefono, ma Anna non rispondeva; Josie e Billy erano fuori città, e il dottore sarebbe arrivato dopo un'ora; forse troppo tardi. Lei corse fuori a cercare aiuto, piangendo disperata; davanti a Green Gables, stava uscendo una figura a lei molto nota, e gli si gettò fra le braccia:

"JERRY!"

Anna's pov

Io e Gilbert eravamo in galleria quando mi chiamò Diana, e mi accorsi della chiamata venti minuti dopo, e la richiamai immediatamente. Squillò per qualche secondo, poi mi diede la segreteria; cominciai a preoccuparmi sul serio, e anche Gilbert lo notò.

"Torniamo indietro" mi disse, facendo inversione

"No ehi, non voglio rovinare la nostra serata..."

"Amore vedo che sei preoccupatissima, e non è da Diana non rispondere" mi accarezzò la coscia "Quindi torniamo indietro"

Lo baciai, e intrecciai le dita alle sue: 

"Il mio eroe"

Se avessi saputo che in quel momento la mia Diana stava correndo al buio per cercare aiuto, avrei chiamato un lelicottero e sarei volata da lei immediatamente.

Nessuna è come te - Chiamatemi AnnaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora