CAPITOLO 24

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La camera d'ospedale dove avevano ricoverato Matthew era bianca e deprimente: tutto era eccessivamente... spoglio, smorto, infelice. Marilla sorrise guardando i fiori colorati, le fotografie e l'acchiappasogni che aveva portato la sua Anna, per rendere l'atmosfera più piacevole almeno nella camera del suo adorato padre.

Ripensò a quando l'avevano vista per la prima volta all'orfanatrofio: pallida, le guance incavate, i bellissimi occhi verdi che sembravano aver perso il loro colore brillante, il viso sembrava non aver mai provato la gioia di un sorriso; ma la parlatina ce l'aveva già allora, eccome se ce l'aveva. Matthew l'aveva portata a Green Gables e la piccola Anna non aveva smesso un istante di parlare: dei fiori, del cavallo, del cielo, degli uccelli, di tutto quello di cui non aveva potuto parlare in quel luogo d'inferno. Sembrava rinata, il sole che le accarezzava il volto le faceva brillare gli occhi, le sue guance, cosparse di lentiggini, erano rosse per la foga con cui le parole uscivano dalle sue labbra, come un fiume in piena nella stagione primaverile.

Marilla pianse in silenzio, perché temeva che Matthew non la vedesse crescere e sposarsi, diventare adulta e fare le proprie scelte; e fu allora che sentì un sussurro roco:

"Marilla...."


Anna non sapeva cosa fare, gli squilli del suo telefono sembravano andare a ritmo con il battito del suo cuore. Tutto ad un tratto si sentiva vuota e inerme, senza forze; il telefono smise di squillare, ma si aprì un messaggio della segreteria.

"Anna ti prego rispondimi, non volevo... non è successo niente con Winifred, lo giuro, è stato tutto un malinteso!" le parole si accavallavano frenetiche e lei capì quanto lui fosse disperato "Avrei dovuto dirtelo prima e mi dispiace, mi dispiace davvero tantissimo. Sei la persona a cui tengo di più al mondo, la persona che mi ha cambiato la vita, che mi ha fatto capire di voler essere migliore solo per essere alla tua altezza. Ti prego, io ti amo, Anna, ti amo, parliamone ti prego!"

Lei si era portata le ginocchia al petto, piangendo: aveva sentito la voce disperata di Gilbert, la sua tristezza, e i suoi singhiozzi che aveva cercato di nascondere; ma lei li aveva sentiti. In quel momento si sentiva una nullità, non aveva permesso al suo ragazzo, al suo dolce e bellissimo ragazzo, la persona che amava di più, di spiegarsi; l'aveva giudicato ed era saltata alle conclusioni immediatamente. Il peso del rimorso e del senso di colpa le mozzava il respiro.

Si alzò ed uscì in veranda, con il vento che le solleticava le guance; lasciò scorrere le lacrime, un urlo soffocato incastrato in gola. Tempo dopo, Anna dovette riconoscere di aver sofferto e pianto molto più di quanto fosse necessario, ma in quel momento si sentiva ferita e tradita, ed era l'unica cosa a cui riusciva a pensare.

"Matthew?" Marilla aveva gli occhi sbarrati, si era dimenticata di respirare, ma in quel momento non aveva importanza "Matthew mi senti??!"

"Marilla..." fu l'unica cosa che riuscì a dire, gli occhi socchiusi, la voce roca e flebile.

Le lacrime le riempirono gli occhi stanchi, strinse la mano del fratello e corse ad abbracciarlo:

"Matthew! Oh, Matthew" singhiozzò felice; poi corse fuori "Infermiera! INFERMIERAA!!" Arrivarono immediatamente il dottore e due infermiere, e visitarono il signor Cuberth; alla fine, il dottore si girò verso Marilla con uno sguardo strano:

"Signora... il pericolo non è ancora passato" il cuore della signora Cutberth perse un battito "Ma il fatto che sia riuscito a parlare è un passo avanti straordinario. Adesso sta indubbiamente meglio, ma è ancora in uno stato di mezzo. Deve recuperare le forze, probabilmente sarà più tempo incosciente che cosciente"

Lei annuì velocemente, guardando suo fratello, che in quel momento sembrava essere svenuto:

"Grazie dottore, ma si riprenderà?" gli chiese prima che uscisse; lui si voltò e le sorrise mestamente:

"Solo il tempo ce lo dirà, Marilla; ma Matthew è l'uomo più forte che conosca, vedrà che se la caverà. Non perda mai le speranze" e uscì.


Gilbert aveva tentato di richiamare Anna tantissime volte, anche a casa sua, senza mai ricevere risposta; era preoccupatissimo, non si dava pace, sapeva di averla ferita ma non sapeva come rimediare, e questo lo faceva sentire sempre peggio. Erano ormai le 2 del mattino, e decise di tornare a casa e riprovare il giorno seguente; parcheggiò la macchina, ed entrò in casa, strisciando i piedi, stanco e spossato come non era mai stato. Non aveva fame, sentiva lo stomaco chiuso, e si sdraiò subito sul letto; chiuse gli occhi, e pianse. Dentro di lui si scatenò un turbinio di emozioni confuse, ma molto molto potenti: rabbia, tristezza, senso di colpa, preoccupazione, paura, le provò tutte insieme, all'ennesima potenza. Soffocò le urla nel cuscino, non riusciva a smettere di muoversi per la frustrazione, finché non si arrese alla tempesta, e il sonno arrivò a portargli un po' di sollievo.

Anna si svegliò la mattina seguente, e, vedendo che era sola a letto, rimase sdraiata per riordinare i pensieri: la testa le scoppiava, sembrava pesare come un macigno, e non trovare né Diana né Cole accanto a lei aveva aggiunto confusione al caos già esistente. Poi sentì dei passi in corridoio:

"Ehi tesoro, sei sveglia?" chiese la voce dolce della sua amica 

"Si, entrate pure" rispose Anna, con la voce ancora impastata di sonno

I due ragazzi entrarono con un vassoio ornato di fiori: tè, caffè, latte, biscotti, pancakes, succo d'arancia, zucchero e quant'altro. La ragazza dai capelli rossi sorrise commossa, senza trovare le parole adatte ad esprimere la sua gratitudine; Cole la precedette:

"Non dire niente, Annina, non serve. Ci siamo, e ci saremo sempre per te" 

"Sorry per interrompere questo momento di dolce, ma sto morendo di fame!" proruppe Diana

Scoppiarono a ridere, e mangiarono tutti insieme. Chiamarono anche Jerry e passarono la giornata insieme, in completa tranquillità; Anna tornò anche a Green Gables per fare una cavalcata con Destiny, e sentire di entrare a contatto con la natura, come se potesse diventarne una parte. Strinse le gambe, accorciò le redini e la cavalla partì al galoppo. Cavalcare per Anna era come volare: andavi a ritmo con il movimento del cavallo, sembrate diventare una cosa sola; il vento vi scompiglia i capelli, vi sentite invincibili, andate veloce, veloce, sempre più veloce, niente e nessuno può fermarvi. Ti senti libero.

Diana e Cole le lasciarono un po' di spazio, poi la raggiunsero nella radura con le coperte, e passarono la serata sdraiati sul soffice prato verde, a contemplare il cielo, con le loro risate che squarciavano il silenzio della natura.

Nessuna è come te - Chiamatemi AnnaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora