CAPITOLO 15

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Il giorno seguente, si tornò alla solita routine scolastica: sveglia, colazione, vestirsi, prendere la cartella pesante, ecc ecc.
Quella mattina un'addormentatissima Anna scese le scale: non era più abituata ad alzarsi così presto, e Matthew cercò invano di mascherare la sua risata quando vide la sua faccia stanca. Fecero colazione in silenzio, poi Marilla si alzò dicendo che sarebbe andata a trovare la sua amica Rachel Lynde, e lasciò il sacchetto con la merenda sul tavolo per Anna. Quest'ultima finì il suo toast e, preso il sacchetto della merenda, corse di sopra a finire di prepararsi; poi andò a scuola con Gilbert.
Le lezioni si susseguirono come sempre, ma quel giorno il signor Philips pareva più noioso e acido del solito:
"Avrà il ciclo" sussurrò Diana ad Anna, e soffocarono una risata tra le dita, complici.
Non appena suonò la campanella, tutti sospirarono sollevati, e si diressero verso la mensa.
"Mamma mia, un'altra parola del signor Philips e sarei svenuta dalla noia" disse Ruby
"Ma avete visto com'era acido stamattina? Secondo me la sua fidanzata l'ha mollato" replicò Jane
"Perché, ne aveva una?" chiese Moody, mentre gli altri scoppiarono a ridere.
"In realtà non lo sappiamo, Moody, però chissà, magari ha una fidanzata segreta... ma lui avrà aperto la bocca per parlare invece di baciarla e lei l'avrà mollato per la noia" rise Anna, seguita a ruota dagli altri
"Cavolo, sono stato contento di aver perso la memoria anche sul signor Philips" ridacchiò Billy, mentre il sorriso di Josie si incupiva  leggermente; si era sforzata tantissimo, entrambi ci avevano lavorato, ma la memoria del suo ragazzo non era tornata.
"Ma poi avete visto quanto compito ha dato?" piagnucolò Moody "Non ce la farò mai a farlo tutto!"
"Pensa che al posto delle equazioni ci sia la faccia di Ruby, vedrai che li finirai in un baleno" disse Gilbert, strizzando l'occhio.
Moody e Ruby arrossirono, poi si unirono al coro di risa che era esploso nuovamente.
"Vado un secondo a prendere una coca cola, torno subito" disse Anna alzandosi.
Dopo qualche secondo, anche Charlie si alzò, e la seguì a ruota; lei prese la bibita e quasi si scontrò contro di lui
"Charlie! Attento, stavo per venirti addosso"
"Scusami, Anna, davvero... come va?" le chiese, per nulla dispiaciuto
"Ehm, va tutto benissimo, perché?" rispose lei confusa.
"Così. Senti, ti va di accompagnarmi al mio armadietto? Ho una cosa da darti..."
"Veramente adesso dovrei tornare al tavolo" disse Anna, leggermente turbata. La conversazione stava prendendo una strana piega, e Anna sentì la nuca formicolare. C'era decisamente qualcosa che non andava.
La situazione precipitò quando lui le prese il polso e lo strinse:
"Eddai, Per favore!"
"Charlie, lasciami immediatamente" ribatté lei con un tono tagliente.
"Hai paura, Anna? Non preoccuparti, voglio solo darti quella cosa... Ci vorrà solo un minuto, promesso" sul suo viso si fece largo un ghigno divertito. Non lasciò la presa, anzi, sembrò stringere ancora più forte.
"Ti ho chiesto di lasciarmi"
Una nota di panico nella voce, Anna tentò di farsi valere.
Lei tentò di divincolarsi, ma lui inclinò il busto, avvicinandosi sempre di più.
"Non l'hai sentita, Charlie?" proruppe un ringhio tagliente come la più affilata lama d'acciaio. Fredda. Glaciale. "Lasciala andare. SUBITO."
"Ma come, Gilbert, non ti stai divertendo? Non trovi adorabile la sua espressione da cattiva?" ghignò lui, allentando un po' la presa. Ma non la lasciò andare.
"G-Gilbert" sussurrò Anna
"Senti, amico, sono a tanto così da appenderti al muro. Chissà, se ti colpisco in faccia magari ti faccio diventare bello"
Charlie rise:
"Stai bluffando"
Gilbert si eresse in tutta la sua statura. Era solo qualche centimetro più altro di Charlie, ma era molto più grosso e pompato. I suoi occhi mandavano lampi di fuoco. Bruciavano, le sopracciglia aggrottate. Anna si stupì di non vedere Charlie prendere fuoco.
Quest'ultimo mantenne il suo sguardo per qualche secondo, poi lo distolse, lasciando la mano di Anna.
"Sparisci" sibilò Gilbert tra i denti, mettendosi davanti ad Anna per proteggerla.
"Assolutamente sì!" disse sbuffando, e uscì dalla mensa. Solo quando fu un puntino lontano, Gilbert si rivolse ad Anna e le prese il viso fra le mani:
"Tutto okay, Carotina?"
Le toccò il polso, controllando che non ci fossero lesioni o lividi.
"Si sto bene, grazie a te. Diceva di volermi dare qualcosa e voleva che lo seguissi, ma non mi lasciava..."
"Ora è tutto a posto, amore. È tutto a posto, te l'ho detto: finché ci sarò io, non ti succederà mai nulla. Sono qui, non me ne vado da nessuna parte"
La baciò, stringendola forte; poi tornarono dagli altri e fecero finta di niente.
Nei giorni seguenti Anna non si separò mai da Gilbert. Era diventata quasi paranoica: si guardava continuamente dietro le spalle, e sussultava se non era Gilbert a toccarla. Quando vedeva Charlie, si nascondeva dietro ai libri, oppure entrava in bagno o cambiava corridoio: si sentiva un po' sciocca ad evitare così Charlie, ma lui l'aveva guardata in un modo... quasi famelico. E lei era ancora spaventata.
Pian piano, passarono i giorni e le settimane. Verso la fine di Febbraio, Josie Pye portò Billy, in occasione del loro mesiversario, nel luogo dove lui le aveva detto per la prima volta che la amava: una piccola radura, subito dietro alla casa dei Pye. Sperava con tutta se stessa che sarebbe servito a qualcosa.
"Questo posto è molto bello" disse Billy, prendendola per mano "Che ci facciamo qui?"
"A questo posto è legato uno dei ricordi più belli che ho di noi. Quattro mesi fa, mentre eravamo seduti qui a chiacchierare, mi hai presa per la vita, e mi hai fatta alzare in piedi"
Lei prese le sue mani, e le guidò fino a quando non le posò sulla vita di Josie.
"Poi, mi hai portata laggiù, all'ombra di quella bellissima quercia..."
E lo condusse là, camminando lentamente.
"Mi hai baciato le mani..." ma stavolta fu lui a rifarlo, senza che lei si muovesse. Posò le labbra dolcemente sulle sue dita, senza interrompere il contatto visivo.
"Mi hai preso il viso fra le mani..."
Lui eseguì il gesto meccanicamente, come se ricordasse.
"E mi hai detto queste parole, mentre il sole ci abbracciava col suo calore e un usignolo cantava per noi..."
"Josie, io mi sono innamorato di te. Sei la ragazza più straordinaria, simpatica, intelligente e bella che abbia mai conosciuto. Sarò al tuo fianco sempre, qualunque sia la circostanza. Ti amo, vuoi essere la mia ragazza?" le disse Billy, mentre sgranava gli occhi.
Josie aveva il volto rigato di lacrime:
"Sì, mi... mi hai detto esattamente queste parole"
Lo guardò, e lui apparve confuso; si portò la mano alla testa, strizzando gli occhi. Li riaprì, e... guardò la ragazza che gli stava di fronte, come se stesse cercando di metterla a fuoco:
"Scusami ma tu chi sei?"
Il cuore di Josie parve fermarsi di nuovo; questa volta, definitivamente.
"No, NO! Non è possibile..." balbettò, indietreggiando.
Poi sentì una risata, e vide che lui le stava sorridendo.
"Tesoro, ti sto prendendo in giro! So benissimo chi sei!" la prese fra le braccia, ma lei si ritrasse, inviperita:
"Billy sei un'idiota!! Come ti è venuto in mente di farmi uno scherzo del genere? Io non... Ho pianto tutte le mie lacrime per te, e adesso... Sei davvero tu? Tu.... sei..."
Lo guardò e vide che i suoi occhi erano pieni di amore: li vide, vide gli stessi occhi brillanti come quella volta in cui lui si era dichiarato. Vide che ricordava, che stava rivivendo quel momento speciale. Scoppiando in singhiozzi, si gettò fra le sue braccia.
"Oh Billy! Sei davvero tu!"
"Sono qui, amore mio, sono qui. Te l'ho detto, tornerò sempre da te"
La strinse a sé, cullandola come una bambina mentre lei piangeva. Josie tremava, continuava a baciarlo, a stringerlo mentre lui sussurrava il suo nome. Ripetutamente, in continuazione, come se non potesse farne più a meno. La cullò, la baciò, e asciugò le sue lacrime mentre un enorme peso si toglieva dal cuore di Josie Pye.
Billy Andrews, il suo Billy, era finalmente tornato.

Quella sera si trovarono a casa di Billy a festeggiare insieme a tutti gli altri:
"È bellissimo riaverti con noi, Billy!" gli dissero i ragazzi, dandogli delle pacche affettuose sulle spalle
"Anche per me è bello... diavolo, non ricordo nulla di questi mesi, che mi sono perso?"
Loro gli fecero un breve resoconto della scuola, delle vacanze e delle loro uscite, mentre le ragazze erano strette accanto a Josie, tutte con i fazzoletti agli occhi umidi.
"Oh mio dio Josie, è una storia così romantica!" singhiozzarono Anna e Ruby
"Sei stata bravissima, Jo, perseverante e determinata. Che donna, che donna" disse Jane, senza tante smancerie e pianti
Lei alzò gli occhi, e vide che anche Billy la guardava: si sorrisero, e dopo tanto tempo, Josie Pye si sentì di nuovo bene.

Nessuna è come te - Chiamatemi AnnaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora