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(Dabi)

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(Dabi)

«Io non capisco perché ti sto dando retta» esclama (T/n) avvilita da dietro la tenda del camerino. Ho l'istinto di vedere come è messa ma non posso: rischierei di rompere quel filo già sottile che ci divide ed è proprio quello che voglio evitare.

Volevo comprarle una tuta qui fuori, ma poi lei mi ha fatto notare che si sarebbe dovuta spogliare in macchina, attirando moltissimi sguardi dei tanti ragazzi con una crisi ormonale a mille, così l'ho portata direttamente nel negozio.

Nel mentre che la aspetto, mi guardo attorno quando noto che la commessa mi passa davanti ancheggiando in modo anormale credendosi sensuale mentre le schiocco un'occhiata maliziosa e lei sorride ammiccando. Il divertimento finisce una maglietta appallottolata, non mi arriva dritta in faccia facendomi girare verso (T/c).

«Sei un fottuto stronzo!» mi addita la (c/c).

La guardo da capo a piedi notando che in mano ha quella dannata gonna e indossa un pantalone largo grigio. È bellissima anche in tuta. Le sta bene ogni cosa, indipendentemente dai vestiti che indossa.

«Che cosa vuoi?» le chiedo ironico con un sorrisetto stampato in volto voltando il capo verso la donna dietro la cassa che si sistema i capelli sorridendomi leggermente. Le faccio l'occhiolino e la vedo arrossire mentre si morde il labbro inferiore.

«Mi fai cambiare perché la mia gonna non ti piace e tu squadri quella barbie rifatta!» replica piccata, cercando di tenere il tono di voce basso.

«Da quando sei gelosa del tuo migliore amico?» le domando ma me ne pento all'istante.

(T/n) mi guarda con gli occhi spalancati e leggermente lucidi per poi abbassarli sulle proprie mani. «Non sono gelosa» sussurra con un filo di voce, mentre rientra nel camerino.

"Sono un coglione!" so molto bene i sentimenti che prova per me e io non faccio altro che ricordarle che siamo solo amici. Ma non posso, non deve capire quello che provo.

Pago alla cassa non distogliendo lo sguardo dalla tendina che mi separa da lei mentre (T/n) è ancora in camerino ed esco fuori.

Accendo una sigaretta e penso che avrei fatto meglio a rimettere apposto i miei affari e ricontattare Shigaraki, il mio "migliore amico". Devo assolutamente riprendere i contatti con loro...non posso permettermi che se la prendino comoda ancora per molto.

«Adesso possiamo andare» mi dice fredda, una volta uscita dallo spogliatoio, oltrepassandomi.

Sul molo non proferisce parola, e quando le faccio qualche domanda risponde a monosillabi, cosa che inizia ben presto a innervosirmi.

Sbuffando, le prendo un braccio la tiro da un lato, ignorando le sue lamentele. «Che diavolo vuoi?» mi chiede, assicurandosi che dietro di sé ci sia la staccionata per appoggiarsi a essa.

Un amore nel tempoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora