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"Tua madre non ti ha insegnato a farti gli affari tuoi?

"Non ti permettere mai più di parlarmi in questo modo." Sbottó, fulminandomi con lo sguardo.

Probabilmente avevo toccato un argomento delicato, perché la sua espressione impassibile lasció stavolta trapelare un leggero velo di tristezza.

Per quanto i suoi occhi addosso mi mettessero inquietudine, non mi sarei lasciata intimidire tanto facilmente.

"Cos'hai sentito?"

"Sono quì da 5 minuti, ma mi sono bastati per capire tutto quanto."

Allora forse..

"Capire cosa scusa?"

"A parte che non mi ricordavo di averti mai dato il permesso di darmi del 'tu', avevo ragione su quello che ho detto prima. Probabilmente sei tra la lista dei migliori dieci solo perché ti ci ha messo Erwin, anche se ora avete avuto una discussione a quanto pare. Ti ho giá detto che fartela con il Comandante non significa che puoi rispondere come cazzo ti pare ai tuoi superiori. Tch, a saperlo prima saresti finita in squadra con Hanji. Visto che persino lei si è messa a sparlare di Erwin adesso."

Non ha capito un cazzo allora.

Per l'ennesima volta in quella giornata, persi la pazienza.
Senza fregarmene delle conseguenze, gli andai faccia a faccia.

"Chiariamo subito una cosa, Capitano. Come ti ho già detto, non me la faccio con nessuno, se sono entrata in quella lista è perché sono una delle più brave del corso, non perché mi ci ha messo qualcuno giusto per farmi un favore. Poi, se proprio devi seguirmi e ascoltare le mie cose private, almeno fallo per bene. Forse avresti capito cos'è realmente successo e che tipo di persona è il caro Erwin. Non metto in dubbio la sua bravura nel lavoro, ma al di fuori di quello lascia molto a desiderare e questo tu sicuramente non puoi saperlo. Detto ció, se vuoi mandarmi nella squadra di Hanji, prego."

Rimasi a fissarlo con uno sguardo di sfida, non abbassando gli occhi nemmeno per un secondo.

"Allora dimmelo tu."

Eh?

Stavolta lo guardai confusa, non capendo a cosa si stesse riferendo.

Si avvicinó ancora di più al mio viso, per poi fermarsi a pochi centimetri di distanza, facendo quasi sfiorare i nostri nasi.

Se non fosse così antipatico, sarebbe anche un bel ragazzo.

"Dirti cosa?"

Mi ripresi subito, sperando non si fosse accorto del fatto che ero rimasta imbambolata a cercare di capire cosa stesse succedendo.

"Dimmi tu che tipo di persona è Erwin."

Quella risposta mi sorprese e non poco.
Ma non mi fidavo.

"Perchè dovrei farlo?"

Mi allontanai dalla sua faccia, guardandolo storto.

"Perchè almeno smetterei di seguirti e ascoltare i tuoi discorsi. Voglio solo avere la certezza di aver scelto in squadra persone competenti, non messe a caso tra i migliori solo per una scopata."

Sta seriamente iniziando a farmi arrabbiare.

"Ancora con questa storia?! C'è stato qualcosa in passato, che è finito molto male. Contento? Ora posso andare? E fammi il favore di non parlare di cose che non sai, non è stata 'una scopata' come dici."

Avevo ceduto, non trovavo un'altro modo di spiegargli le cose. Ma più di quello che gli avevo detto non sarebbe uscito dalla mia bocca.

"Perchè stavi picchiando quello prima?"

𝐶𝑜𝑚𝑝𝑙𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜.  (𝐿𝑒𝑣𝑖 𝐴𝑐𝑘𝑒𝑟𝑚𝑎𝑛.)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora