04.

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Due anni dopo.

Quella mattina, se solo avessi potuto non mi sarei alzata dal letto, ero ancora troppo sconvolta dalla precedente serata.

Purtroppo peró qualcuno bussó alla porta, costringendomi ad affrontare quella che sarebbe stata una lunga e difficile giornata.

"Adalie.. Sono io, Armin. Aprimi ti prego."

Andai ad aprire sbuffando e mi trovai davanti lui e Jean, ma li feci entrare senza protestare, meritavano anche loro una spiegazione.

"Allora.. vuoi parlarne?" Chiese il biondo timidamente, dopo essersi accomodato sul mio letto mentre Jean cercava di riordinare il disastro che c'era nella mia stanza dopo che ieri avevo lanciato ogni cosa appartenente a Rainer per terra.

"Sì, ma promettetemi che quello che vi diró non uscirà da questa stanza."

Entrambi me lo promisero, così iniziai a spiegare il perchè del mio comportamento della sera precedente.

♡︎♡︎

La sera prima.

Si puó sapere dove si è cacciato quell'idiota?

Stavo cercando Rainer da tutte le parti, ma di lui neanche l'ombra.

Le cose tra noi non andavano molto bene da un paio di mesi ormai. Era sempre freddo e distaccato, in compenso però passava ancora più tempo con Bertoldth di quanto non ne passasse prima.

Ero sicura che qualcosa sotto ci fosse, ma non riuscivo a capire cosa.
Da quando era successo quel casino a Trost e avevamo scoperto che Eren era un gigante le cose erano peggiorate ancora di più.

Volevo delle spiegazioni una volta per tutte e speravo di parlargli prima di cena ma non lo trovavo da nessuna parte.

In camera di Bertoldth.. Perché non ci ho pensato prima?

Mi diressi verso la sua stanza e arrivata lì davanti infatti sentii anche la voce di Rainer.

E ti pareva che non fossero insieme a parlottare dei loro segreti.

Appoggiai l'orecchio alla porta e iniziai a respirare più silenziosamente, in modo da non farmi sentire.

"Tanto lo sai che tra poco succederá! Cosa hai intenzione di fare?!"

"Portarla con noi."

"Ma sei impazzito Rainer? Non esiste una cosa del genere"

Ma di che stanno parlando questi due?

Con il tempo avevo imparato a sopportare Bertoldth, quasi andavamo d'accordo se così si può dire, ma non sapevo cosa aspettarmi da quella conversazione. Non avevo nemmeno la minima idea di cosa stessero parlando.

"Non riesco a lasciarla"

Oh. Mio. Dio.

"Fatti lasciare allora."
"Hai ragione.. ma come?"

"A questo pensaci più tardi. Piuttosto, sei sicuro di non averle mai detto nulla?"

"Sono sicuro quante volte devo ripetertelo?"
"Ti conviene. Comunque, potresti dirle di Christa."

𝐶𝑜𝑚𝑝𝑙𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜.  (𝐿𝑒𝑣𝑖 𝐴𝑐𝑘𝑒𝑟𝑚𝑎𝑛.)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora