Con il libro in mano e il calderone ancora appoggiato sul mio banco, guardai Piton interrogativamente.
"Minissale, vedo che ha fatto... Conoscenza... era pure ora che provasse a socializzare con qualcuno. Vederla sola tutto il giorno era a dir poco deprimente, neanche fosse una vecchia vedova!", disse lui ironicamente, col tono leggermente divertito
Di certo la colpa non era mia...
Non dissi nulla, mi limitai ad abbassare leggermente lo sguardo.
Lui sapeva, quindi perché parlare così? Probabilmente non era sua intenzione e stava solo scherzando, ma io ci rimasi male lo stesso; gli occhi mi si velarono impercettibilmente di lacrime, e al mio cambio di espressione Piton si accigliò.
"E adesso che cosa le prende?", sbuffò lui.
Davvero non aveva capito? Possibile non si fosse reso conto di aver urtato la mia sensibilità?
Il prof continuò a guardarmi con il sopracciglio sollevato, e io uscii dalla classe con passo svelto.
"Minissale, dove crede di andare?!"
Non gli diedi il tempo di dire altro: carica di rabbia e tristezza, sbattei in modo brusco la porta, fregandomene delle buone maniere e della delicatezza.
Abbandonai il mio calderone sul banco, ma non mi importava: lo avrei sicuramente recuperato poi, e in quel momento non avevo alcuna intenzione di tornare indietro. Per me quello fu un colpo basso, mi ero fidata di Piton e lui aveva parlato senza riflettere, utilizzando parole che nella mia situazione risultarono taglienti. Avevo capito stesse scherzando, ma quello per me era un argomento delicato, molto delicato. Scherzarci sopra, seppur con buone intenzioni, mi sembrava davvero un colpo basso.
Gli insulti, le risate, le prese in giro... erano ancora una ferite aperte, che in quel momento presero a bruciare più di quanto non facessero già da sole.
Avrei avuto altre lezioni quella mattina,
ma le saltai tutte.
Se la giornata era iniziata bene, Piton l'aveva rovinata nel giro di quaranta secondi o meno.
Per fortuna, la sala comune si trovava vicino l'aula di pozioni, perciò la raggiunsi.
Incrociai solo Penny, che mi stava aspettando davanti alla porta della classe.
Le lacrime nel frattempo avevano preso a scendere, e quando la mia bionda amica se ne accorse, si allarmò:
"Ali, che cosa è successo?"
Non mi andava di spiegarle nulla, ma non volevo fare la stronza. In quel momento però non ero in grado di intrattenere una conversazione, perciò mi inventai la scusa più banale del pianeta:
"Penny scusa, ma ho mal di stomaco, quindi salto le lezioni. Li avverti tu i professori?"
Non le diedi neanche il tempo di replicare, perché corsi verso la sala comune e mi chiusi in dormitorio.
Tirai fuori il telefono, gli auricolari, e feci partire a palla la mia playlist Spotify. Ero tranquilla, tanto nessuno sarebbe entrato: erano tutti a lezione, l'unica scema fin troppo sensibile, che piangeva letteralmente per qualsiasi cosa, ero io.
Detestavo il mio carattere, il mio essere così fragile.
Alzai il volume al massimo e chiusi gli occhi.
Nel frattempo avevo smesso di piangere, ma il mio umore era a terra. Ascoltai solo canzoni tristi, non ero in vena di sentire altro.
Rimasi in quella posizione, sdraiata sul mio letto a pancia in sù, con gli occhi a tratti chiusi e a tratti aperti, persi nel vuoto. Indossavo ancora la mia divisa, i capelli sparsi a casaccio sul cuscino; facevo a dir poco paura!
Verso l'ora di pranzo, Penny entrò nella stanza:
"Siamo tutti in sala grande... Vieni?", mi disse la mia amica, sorridendo.
"devo proprio?"
"Oh sì!"
"Ma ho ancora mal di stomaco!", mentii io.
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Nata Babbana
Fiksi PenggemarCiao a tutti, sono Alice e questa è la mia storia: provengo da una famiglia babbana nella quale sono cresciuta, e a fine luglio compierò gli anni. Cosa c'è di strano? Sono in realtà una strega, quindi ho diritto anch'io ad essere istruita da altri m...
