Mi risvegliai in stanza che ero da sola. Sul comodino accanto a letto non ci stava più il messaggio di "Hagrid", ma una lettera di Sev, nella quale mi avvertiva che si era dovuto recare a lezione. Avevo perso un'altra giornata di lezioni, anche se mi ero ripromessa di non farlo più. Mi passai una mano sul viso e sospirai. Dovevo rimanere lì ad aspettarlo, o tornare in dormitorio? Guardai l'ora: le 11:00. Sarei dovuta essere nella serra con la professoressa Sprite e poi con il professor Vitiuous per la lezione di incantesimi. Non sapevo davvero cosa fare, presentarsi per una lezione sola non mi sembrava il caso, perciò decisi di rimanere negli alloggi di Severus fino al suo ritorno, anche lui avrebbe finito entro un paio d'ore.
Mi avvicinai alla possente libreria e scorsi i titoli dei libri uno per uno. Trovai un romanzo babbano: Bianca come il latte, rossa come il sangue. Lessi velocemente la trama e ne rimasi colpita, quindi mi sistemai di nuovo sul letto e mi immersi nella lettura. La storia mi aveva presa, perciò continuai senza staccare gli occhi dalle pagine.
Ero completamente immedesimata, tant'è che quando sentii un rumore provenire dall'entrata, sobbalzai ed imprecai sonoramente.
"Mi sembrava di averti già detto una volta che qui le imprecature non sono ammesse, vero signorina?"
Severus poi posò gli occhi sul libro che tenevo in mano e disse a bassa voce:
"Una vita senza sogni è un giardino senza fiori, ma una vita di sogni impossibili è un giardino di fiori finti."
Sollevai un angolo della bocca; riconobbi immediatamente la citazione.
"Accio segnalibro!", esclamai, e in pochi istanti, apparve tra le mie mani un segnalibro, il mio preferito, che custodivo gelosamente in camera: rappresentava la Notte Stellata di Vincent Van Gogh.
Lo sistemai con cura tra le pagine del libro e lo chiusi, regalando a Severus un piccolo sorriso:
"Puoi prestarmi il libro per favore?"
"Ovviamente... ma ricorda: un solo graffio sulla copertina, e la punizione sarà esemplare!"
"Pensavo avessi capito in questi mesi che i libri per me sono come dei figli...", aggiunsi ridacchiando leggermente.
Piton ghignò e aggiunse:
"Preferisco ricordarti a che destino vai incontro se rovini uno dei miei libri, così, per sicurezza..."
A quel punto scoppiai a ridere, mi alzai dal letto e mi lisciai delicatamente le pieghe della gonna. Si era fatta ora di pranzo, e mi ricordai improvvisamente di essere sparita per più di una giornata: Penny mi avrebbe ammazzata! Sgranai quindi gli occhi, decisamente preoccupata, e corsi fuori dagli alloggi di Severus, rischiando di rompermi una gamba. Feci tappa velocemente al dormitorio, posai il libro e mi diressi alla velocità della luce verso la Sala Grande. Alzai gli occhi verso la tavolata dei professori, e notai lo sguardo che mi aveva lanciato Piton: esprimeva confusione. Sicuramente si stava chiedendo perché fossi uscita con così tanta fretta, e facendo attenzione a non essere vista, gli mimai un ʼdopo ti spiegoʼ con le labbra. Il professore annuì velocemente e mi girai verso Penny, che come sempre, mi guardava furiosa. Mentre mi gustavo il mio pasto, continuava a gridarmi contro, a dirmi che era preoccupata, che dovevo smetterla di sparire all'improvviso e che le avrei fatto venire un infarto prima o poi. La mia mente, per fortuna, era riuscita a creare una "bolla isolante", quindi le urla della mia amica mi arrivavano ovattate, permettendomi di pasteggiare in modo abbastanza tranquillo. Di tanto in tanto annuivo con la testa, per farle capire che stavo ascoltando e che ero presa dalla ramanzina, ma intanto ripensavo al messaggio, a chi potesse averlo mandato e per quale motivo.
Certo, ero odiata da molte persone lì ad Hogwarts, ma arrivare addirittura a volermi uccidere... Il flusso dei miei pensieri venne interrotto da un individuo vestito completamente di nero, che avanzava verso la nostra tavolata:
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Nata Babbana
FanfictionCiao a tutti, sono Alice e questa è la mia storia: provengo da una famiglia babbana nella quale sono cresciuta, e a fine luglio compierò gli anni. Cosa c'è di strano? Sono in realtà una strega, quindi ho diritto anch'io ad essere istruita da altri m...
