il messaggio

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Dopo essere entrata nella mia stanza, sbattei violentemente la porta e mi buttai sul letto, ancora singhiozzante. Chiunque fosse il colpevole, l'avrebbe pagata cara, amaramente. Per colpa di uno squilibrato, oltre a rischiare di morire dentro la foresta, avevo litigato con Severus, e l'unica cosa che desideravo in quel momento era vendicarmi... ma di chi? Non ero ancora riuscita a capire chi poteva aver avuto quella malsana idea, e ciò non faceva che incrementare la mia ira.
Ero troppo arrabbiata per starmene ferma, avevo bisogno di scaricare in qualche modo, perciò iniziai a distruggere la mia camera, poco alla volta. Scaraventai giù gli oggetti che si trovavano sulla scrivania e anche quelli sulle mensole e sul comodino. distrussi i piccoli vasi che decoravano la stanza e presi ripetutamente a pugni e a calci tutti gli oggetti che mi capitavano sottomano. Urlavo e piangevo in modo del tutto incontrollato, per fortuna le camere erano insonorizzate.
Dopo già solo qualche minuto, la camera era un completo disastro, ma non mi importava, anche se ci stava il rischio che qualcuno entrasse e vedesse il casino che avevo combinato. Non avrei fornito spiegazioni a nessuno, di nessun tipo.
Continuai a sfogarmi fino a quando, sfinita, mi ributtai sul letto. Saltai la cena in Sala Grande, e mi addormentai ancora con la divisa addosso.

Saltai tutte le lezioni della mattina dopo e non mi presentai ai pasti, non avevo voglia di vedere o sentire nessuno. Di lì a poco però sapevo che Penny avrebbe fatto irruzione, perciò controvoglia mi alzai per cercare un posto in cui poter stare sola. Optai per il lago nero. Avendo cura di non essere vista da nessuno, uscii dal dormitorio, dalla sala comune e mi diressi verso le sponde del lago. Mi ero portata un libro dietro, e quando arrivai, mi accomodai su di un masso, e iniziai a leggere.
Continuai fino a quando il sole tramontò, e decisi di non rientrare in dormitorio. Mi avviai quindi verso la camera di Hagrid.
Bussai e quando il mio amico aprì, entrai e gli chiesi se potessi passare la notte lì. Mi mantenni vaga quando mi chiese spiegazioni, ma riuscii comunque a convincerlo, quindi mi sistemai rapidamente e mi preparai per la notte.
Ovviamente non riposai neanche un po', ma mi toccò frequentare comunque le lezioni, non volevo far adirare gli altri professori, ma mancare solo durante le ore di Severus sarebbe risultato sospetto. Con questi pensieri che mi ronzavano in testa mi diressi verso il castello e attraversai il corridoio.

Volevo passare nelle cucine per prendere qualcosa da mangiare, di andare in Sala grande non se ne parlava proprio. Scesi nei sotterranei tenendo la testa china, senza guardare minimamente dove stavo andando. sbattei contro qualcosa, che successivamente mi resi conto si trattasse di qualcuno, ritrovandomi davanti l'ultima persona che volevo vedere. Mi affrettai ad alzarmi ma venni bloccata per il polso:

"Lasciami."

"Dobbiamo parlare..."

"Non ho voglia di parlare, lasciami stare."

Lo dissi con sguardo duro e voce ferma, senza però guardarlo negli occhi, altrimenti sarei scoppiata a piangere e non volevo, non di nuovo e non davanti a lui.

"Per favore Alice..."

"Ieri avevi solo voglia di urlare se non ricordo male, non mi hai lasciato il tempo di spiegarti, quindi perché dovrei farlo ora? potevi pensarci prima. Ora, con permesso, ho delle lezioni da seguire."

La mia voce tremava leggermente in quel momento, non riuscivo più a mantenere il controllo. Mi passai velocemente la manica della divisa sul viso per asciugarmi gli occhi, e prima che potesse
scapparmi un singhiozzo scappai via.

Corsi verso il bagno di Mirtilla, notando di essere seguita. Non riuscivo più a trattenere le lacrime, e scoppiai in un pianto liberatorio. Chiusi a chiave la porta di uno dei bagni e continuai a sfogarmi, ignorando Severus che bussava, chiedendomi di uscire per parlare. Mi portai invece le ginocchia al petto, appoggiando la schiena al muro. Calmarmi mi sembrava impossibile, quindi andai avanti, sentendo poco dopo il rumore della porta che veniva sbloccata.

Non alzai la testa e non opposi resistenza quando due braccia forti mi circondarono, facendomi sentire al sicuro, anche se non lo volevo. Non mi mossi neanche di un millimetro quando le mani della stessa persona che mi
aveva fatto stare così male, ma che mi aveva aiutato e sostenuto quando avevo bisogno, si posarono sulla mia schiena, accarezzandola delicatamente, nel tentativo di confortarmi. Anche se il cervello mi urlava di spostarmi, sbraitargli contro e uscire, ascoltai il cuore, che voleva solamente stare tra le sue braccia, dimenticare tutto ciò che era accaduto e tornare a sorridergli. Continuai a singhiozzare senza controllo, ma mi lasciai cullare dal battito del suo cuore, dalle sue mani e dalla sua stretta. Le scuse per aver esagerato che mi sussurrò all'orecchio lenirono il dolore che stavo provando, e riuscirono a calmarmi. Mi strinsi contro il suo petto, bagnandogli un po' il frock con le lacrime che stavano pian piano smettendo di uscire.
Quando fui sufficientemente calma, Severus lanciò un incantesimo illusorio per renderci invisibili, mi prese delicatamente in braccio e ci dirigemmo verso i suoi alloggi. Evidentemente aveva più di un'ora libera, perché dopo avermi depositato sul suo letto, si stese accanto a me, stringendomi. Avevo bisogno di dormire ma anche molta fame. Piton probabilmente come era suo solito fare, mi lesse nel pensiero, perciò con uno schiocco di dita chiamò la sua elfa domestica, per chiederle di prendermi qualcosa da mangiare.
Fu di ritorno poco dopo, con un vassoio, una tazza di latte e qualche biscotto al cioccolato. Mangiai in silenzio, sentendomi quasi subito meglio. Evitai poi di guardarlo negli occhi, essere crollata in quel modo non era nei miei piani, provavo un po' di vergogna. Distolsi così lo sguardo e mi concentrai sulla grande libreria che aveva in camera.
Severus attirò la mia attenzione accarezzandomi delicatamente una guancia e facendomi girare il viso nella sua direzione. Non sapevo cosa dire, quindi presi a giocare freneticamente con le mie mani, sperando di ridurre così l'imbarazzo e il malessere. Piton interruppe quei movimenti che esprimevano tutto tranne che tranquillità, e mi strinse tra le sua braccia. Mi rilassai un po' e nascosi il viso nella sua spalla, lasciandomi andare a un sospiro. Dopo attimi che a me parvero un infinito, Severus spezzò il silenzio che si era creato:

"Ti va di dirmi perché eri nella foresta?"

senza emettere alcuna sillaba, tirai fuori dalla tasca della divisa il messaggio che credevo provenisse da Hagrid.
Piton ne lesse attentamente il contenuto, corrugando la fronte. Arrivato alla fine, mi guardò negli occhi, e rimise al posto giusto tutti i tasselli:

"Questo messaggio non te lo ha scritto Hagrid, vero?"

annuii con la testa e parlai con voce un po' tremante:

"Quando sono andata c-credevo fosse stato scritto da lui... poi nella foresta non l'ho trovato e-e... non sarei mai entrata lì senza motivo, e ci stava scritto che avevo il permesso di Silente... v-volevo solo aiutare..."

"Dovevo chiederti subito spiegazioni, senza urlare in quel modo, mi dispiace piccola"

Severus posò la lettera sul comodino, stando ben attento a non rovinarla e mi prese in braccio, stringendomi contro il suo corpo. Mi lasciai accarezzare i capelli e accennai un sorriso. Ci stendemmo poi sul letto, io ancora stretta nel suo abbraccio. Mi rilassai notevolmente e con la coda dell'occhio guardai il foglio che aveva rischiato di farmi perdere Severus.

Ringraziai mentalmente Bea, senza di lei non sarei mai riuscita a tornare indietro, e non volevo immaginare cosa sarebbe potuto succedere se fossi rimasta così a lungo nella foresta, da sola. Pensai a come avrei potuto affrontare le lezioni di cura delle creature magiche da quel momento in poi; il solo pensare di rimettere piede in quella foresta, mi faceva venire i brividi. Istintivamente mi strinsi contro il petto di Piton, cercando di scacciare via tutti quei pensieri che mi stavano facendo girare la testa. Chiusi gli occhi e cercai la mano di Severus, che trovai immediatamente, e la strinsi. Piton ricambiò la stretta e ne accarezzò delicatamente il dorso, disegnando piccoli cerchi concentrici, movimento che come sempre, riuscì a farmi rilassare. diminuii un po' la stretta e Severus mi baciò delicatamente la fronte. Sorrisi in modo quasi del tutto impercettibile e chiusi gli occhi.

Mi beai del suo tocco, fin quando non caddi in un sonno profondo, sognando tutti i bei momenti che avevo passato con il mio professore: stretta contro il suo corpo, mano nella mano, le risate, le canzoni, i sorrisi... dormii serena, con il sorriso stampato in viso, felice e grata per quello che la vita mi aveva donato. Mi sentivo finalmente al sicuro e assolutamente al posto giusto, perché quello era e sarebbe stato sempre il mio posto: accanto a lui.

Nata Babbana La tua prossima ossessione. Scoprilo ora