17. Just listen

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Taehyung non riuscì più ad riaddormentarsi. Si stese di nuovo a letto a fissare le pareti della camera, ormai spoglia di tutto ciò che riguardava Jimin.

Jimin...

Si era creata troppa distanza tra loro e ogni giorno minacciava di crescere ulteriormente. Non si capivano più, qualcosa si era spezzato tanto repentinamente da lasciarli come foglie ancora verdi sopraffatte da un inverno arrivato all'improvviso.

A ragion veduta, Jimin aveva ragione: lui era andato troppo oltre, osando esprimere un sentimento illecito ed ora ne pagava le conseguenze.

Tirando su col naso diverse volte, Tae si alzò dal proprio letto e sprofondò su quello del migliore amico, tra coperte disfate e ancora leggermente tiepide, abbracciando il suo cuscino. Fino a poco prima Jimin era lì.

Era veramente strana la vita, come tutto poteva andar bene un attimo prima e un istante più tardi cambiare in peggio.

Il torpore che seguì il pianto cullò Taehyung tra quelle lenzuola non sue, fino a che riprese lentamente sonno, un sonno inquieto.

La sveglia del cellulare suonò un'ora dopo. Tae si rigirò nel letto, infastidito da una vibrazione contro le costole, imprecando mentalmente contro l'oggetto che, chissà come, era finito sotto di lui. Si massaggiò il lato destro del costato, spegnendo la suoneria e appoggiando per terra il cellulare. Non aveva voglia di andare al lavoro ma sapeva di non potersi permettere nemmeno un giorno di riposo, c'era troppo da fare.

"Jimin? Taeyhung? È ora di alzarsi".

Sollevò appena la testa dal cuscino, riconoscendo la voce di Hoseok e il leggero rumore delle nocche sulla porta, poi i suoi passi allontanarsi. Un piccolo broncio involontario si formò sulle labbra di Taehyung e di nuovo affondò la faccia nelle coperte, restando ad ascoltare le voci sommesse e i rumori della casa.

Quanto ci avrebbero messo i ragazzi a capire che Jimin era tornato nella sua vecchia stanza? Come l'avrebbero presa e, soprattutto, come glielo avrebbero spiegato? Nei giorni precedenti erano riusciti a tappare qualche falla, minimizzando sui problemi. I Bangtan avevano rispettato la loro privacy, rimanendo a guardare in disparte anche quando Taehyung aveva iniziato a dormire sul divano. Ma per giustificare i recentissimi sviluppi di un'amicizia allo sfacelo necessitavano di una scusa più che plausibile, che convincesse gli altri e non tradisse il loro segreto. Non aveva assolutamente idea di cosa inventarsi; di sicuro avrebbe dovuto mettersi d'accordo con Jimin prima di parlare: le loro versioni dovevano combaciare.

La porta si aprì a fessura, strappando il ragazzo dai capelli ricci dai suoi pensieri.
Namjoon mise dentro la testa, una mano davanti alla bocca per coprire lo sbadiglio.
"Buongiorno. Sono le otto passate, alle dieci dobbiamo essere al teatro per le prove".

"Sì, vengo" mugolò Taehyung sedendosi sul letto, le lenzuola attorno alle spalle come un buffo mantello stropicciato.

Namjoon fece un paio di passi dentro la camera, guardandosi velocemente intorno. "Jimin è già in piedi?"

Taehyung scrutò in silenzio il suo leader e quasi subito si ributtò all'indietro, tirando le coperte sopra la testa.

"Ehi!" Namjoon si avvicinò alla grossa gobba sotto il piumone. "Che ti prende?"

"Hyung, posso prendere un giorno libero?"

"No che non puoi! Che storia è questa?"

La gobba si mosse e parlò ancora. "Non ho dormito per niente, ho bisogno di riposare".

"Tu e Jimin non dormite bene da tempo, mi sembra" disse Namjoon in tono contrariato. "Prima lui, ora tu... cosa c'è che non va? Voglio dire, so cosa turba Jimin, ma a te che succede?"
Aspettò una risposta, notando che Taehyung occupava il letto del suo migliore amico e non il proprio. Dedusse che, almeno quella notte non avesse dormito sul divano ma... cos'era successo ancora tra quei due?
"Mi rispondi?" Nam diede una leggera scrollata alla schiena di Tae ancora sotto le coperte. O almeno credeva fosse la schiena...

I'm Your Angel (Vmin)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora