Quiete, accompagnata dal rumore soffice della neve.
Buio avvolgente, delicato.
Le dita scorrevano imperterrite per una strada sconosciuta, dettata solo dall'istinto e dall'affetto. Non vi era un preciso secondo fine, per nessuno dei due. Qualche bacio, un abbraccio e niente di più. Semplicemente volevano coccolarsi, perdersi in tutto quell'amore. Era caldo, un tepore che scivolava nell'animo, fino al cuore. Forse partiva da lì, forse faceva il percorso inverso, ma in fondo che importanza aveva scoprirlo? C'era. L'amore c'era e tanto bastava.
Si ritrovarono sprofondati in un sonno che li colse all'improvviso, il cui risveglio fu leggermente brusco.
Il cellulare di Jimin suonò più volte, si interruppe e poi di nuovo. Il biondino saltò a sedere sul letto di scatto - non senza reprimere un lamento legittimo - ricordando di aver promesso a Davis di chiamarlo ogni ora. Aveva sforato l'orario.
Nell'oscurità della camera seguì la luce dello schermo per trovare il cellulare. Allungò un braccio giù dal letto raggiungendo i jeans sul pavimento, rispondendo appena in tempo. Prese la scusa di essere in una stanza e aver lasciato il telefono in un'altra, si scusò con tono più naturale possibile e Davis, dopo uno sbuffo e un per nulla convinto 'va bene', chiuse la chiamata.
Jimin sospirò internamente di sollievo, posando il telefono sul letto. Si voltò per tornare a sdraiarsi, vedendo tra le ombre il movimento di un braccio che alzava la coperte per lui.
"Chi era?" domandò la voce di Taehyung nel buio, voce impastata dal sonno.
"Davis", rispose Jimin, tornando disteso vicino a lui.
"Scadenza dell'ora?"
"Già. Per la cronaca, sono le sei meno un quarto".
"Mh..." Tae mugugnò in segno di aver capito, allungando una mano e accendendo la lampada sul comodino. Si mosse sotto le coperte per intrecciare le gambe a quelle di Jimin, un braccio a circondargli la vita.
Si osservarono, occhi negli occhi, assonnati. Un sorriso nacque spontaneo sul viso di entrambi.
"Ciao", mormorò Taehyung.
"Ciao".
Tae strofinò la punta del suo naso contro quella di lui. "Ciao".
"Ciao".
Tae gliela baciò e ci fu uno schiocco. "Ciao".
Jimin si tirò indietro appena un po'. "Quante volte ancora vuoi dirmelo?" chiese sorridendo.
"Tante. Se continuo, il tempo sta fermo qui e noi non siamo costretti a muoverci, né ad andar via". A Taehyung non importava se suonava sciocco, stava solo formulando quello che desiderava. Ma dallo sguardo che gli rimandò Jimin intuì che, forse, quei pensieri non erano tanto lontani da quelli di lui. Lo avvolse con entrambe le braccia, sistemando il piumone sulle sue spalle. "Sei al caldo?"
Jimin annuì, apprezzando i piccoli massaggi che lui iniziò a fargli sulla parte bassa della schiena.
"Dolore?"
"Un po' " Jimin sprofondò la faccia nella sua spalla. "Il massaggio mi piace".
Taehyung sorrise non visto, continuando a portargli sollievo con la mano. "Più tardi ci fermiamo a comprare qualcosa per farlo passare, okay?"
Dolce, pensò Jimin. Stava scoprendo un nuovo lato di Taehyung quel giorno, sempre affettuoso ma più maturo e attento. "Forse dovremmo sistemare un po' e farci una doccia, che dici?"
"Giusto... Poi però torniamo a sdraiarci qui? A casa ci aspettano per le otto, abbiamo ancora tempo".
"E se ci riaddormentiamo?"
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I'm Your Angel (Vmin)
Fanfic"Dimmi solo che mi vuoi bene, che siamo amici come prima. Non voglio sentire altro". "Non posso dirtelo, non capisci?! Non siamo più amici. Io ti amo, e tu non hai capito un cazzo... " "Ma non ti rendi conto che hai rovinato tutto?!" Perché Jimin no...
