Bastarono pochi giorni per guarire da quell'influenza improvvisa. Jimin volle riprendere il lavoro appena la febbre fu completamente sparita e sebbene gli altri avessero preferito si prendesse ancora un giorno o due, fu irremovibile sulla sua decisione. Diede il merito di quella rapida ripresa alle medicine e al sonno ristoratore, ma riconosceva che parte di quel merito l'aveva Taehyung.
Dopo l'ultimo confronto, le cose tra loro stavano iniziando a migliorare. Entrambi erano decisi a mantenere la promessa di provare a recuperare ciò che sembrava perduto, Jimin impegnandosi ad accettare i sentimenti di Taehyung e lui a non recriminare continuamente che l'altro non riuscisse a ricambiarlo.
In pochi attimi, il loro rapporto aveva subito un nuovo cambiamento, un cambiamento sensibilmente percettibile che i Bangtan avevano osservato senza intervenire, felici di questo quasi ritorno alla normalità.
In verità c'era ancora un po' di strada da fare, ma ora che Tae si era deciso ad aprirgli un po' di più il suo cuore, Jimin aveva compreso meglio quanto trascinanti potevano essere stati gli eventi che avevano stravolto la loro amicizia e, forse, la loro esistenza. Per la prima volta Jimin provò a immedesimarsi in Taehyung, riflettendoci intensamente e giungendo alla conclusione che, se si fosse trattato di lui, non sarebbe stato in grado di mantenere dentro di sé quel tipo di sentimenti tanto a lungo come aveva fatto Tae. Il suo migliore amico sapeva celarle meglio le emozioni, forse anche grazie alla sua bravura nella recitazione o semplicemente perché possedeva più sangue freddo. Jimin, al contrario, era trasparente come acqua, i turbamenti e la felicità gli si leggevano in viso senza sforzo. Faticava molto a bloccarli, a vestire i panni di una serenità fatta di vetro che troppo in fretta si crepava.
Jimin si sentiva ancora un ragazzino troppo emotivo, insicuro su tante, troppe cose, mentre Tae dimostrava una maturità ammirevole essendo riuscito ad abbracciare l'idea di essersi innamorato di un uomo senza sembrarne spaventato. Al contrario, Jimin aveva fatto a botte con il suo cuore, senza saper decifrare le emozioni che si erano svegliate in esso alla presenza di quell'amore. Era stato come venire chiamati da una voce amata dopo un lungo letargo in cui non era stato conscio di nulla. In un certo modo amava Taehyung, ma non sapeva se quell'affetto poteva tramutarsi in ben altro. Era terrorizzato da quest'idea e ancor più dal parere degli altri se mai avessero scoperto tutto. Per questo Jimin si definiva infantile, a causa della paura, mentre Taehyung non ne aveva. Accettare una cosa simile non era facile e solo una mente matura al punto giusto avrebbe potuto processare tali eventi con calma e ragionevolezza. Jimin invece era impulsivamente fuggito dai problemi, lasciando Taehyung solo in un momento tanto delicato.
C'era un elemento fondamentale venuto a mancare nel loro rapporto, ed era la fiducia. Questa mancanza li aveva condotti a problematiche non trascurabili. Desideravano con tutto il cuore fidarsi di nuovo l'uno dell'altro, senza filtri, senza segreti né paure. Con delicatezza, provarono a riavvicinarsi mediante una diplomazia che sembrava assurda, ricordando con quanta genuinità si erano scoperti andare d'accordo fin dai primi istanti. L'unico ostacolo, per Jimin, era sopportare i momenti di inadeguatezza, scaturiti da piccole azioni che in precedenza erano ordinaria amministrazione. Accadevano per caso, magari quando lui si trovava in bagno a lavarsi semplicemente i denti e all'improvviso entrava Taehyung, mezzo svestito e senza vergogna - non ne provava mai, nemmeno con gli altri membri, anzi, si faceva tranquillamente la doccia in loro presenza. Oppure se cenavano più tardi rispetto agli altri restando loro due in cucina e, dopo qualche chiacchiera, rimavevano solo silenzi e sguardi scambiati furtivamente prima di defilarsi ognuno nella propria camera. O ancora quando una notte Taehyung si infilò nel letto di Jimin, probabilmente senza nemmeno rendersene conto, ritrovandosi così abbracciati e decisamente troppo vicini per i gusti del biondo.
Di questo discussero in auto la mattina successiva all'accaduto, mentre si recavano a una stazione televisiva per un'esibizione e un'intervista. Jimin, come sempre, veniva scortato da Davis e il suo suv nero, e quella volta chiese a Tae di salire dietro con lui per poter chiarire l'inconveniente. Non avrebbero trovato un altro momento per stare da soli durante tutta la giornata.
STAI LEGGENDO
I'm Your Angel (Vmin)
Fanfiction"Dimmi solo che mi vuoi bene, che siamo amici come prima. Non voglio sentire altro". "Non posso dirtelo, non capisci?! Non siamo più amici. Io ti amo, e tu non hai capito un cazzo... " "Ma non ti rendi conto che hai rovinato tutto?!" Perché Jimin no...
