5. Bodyguard

600 39 18
                                        

Erano trascorsi tre giorni da quando Jimin aveva ricevuto quel messaggio ancora ignoto a tutti i Bangtan. Tre giorni da quando Sejin era stato nell'ufficio del produttore. Tre, da quando Taehyung aveva discusso con il suo migliore amico; e dopo settantadue ore, seguitavano a rimbeccarsi.

Jimin teneva stretta la propria ostinazione, ripetendo che non c'era nulla da temere. Taehyung controbatteva, si irritava e finivano sempre per tenersi il muso.

Nessuno sapeva veramente cosa fosse stato detto nell'ufficio di Bang, eccetto Namjoon e Jimin, ai quali lo aveva riferito Sejin. Gli altri ne sarebbero stati messi al corrente solo se, e quando, il diretto interessato avrebbe dato il suo consenso.

Le esigue spiegazioni che i due compagni avevano riportato al resto dei membri erano le seguenti: il telefono di Jimin sarebbe stato messo sotto intercettazione e la Big Hit avrebbe rafforzato la sicurezza attorno ai BTS.

Tutto qui?, si chiese Taehyung. Un telefono intercettabile e quattro poliziotti a fare da cani da guardia?

Secondo le forze dell'ordine - con cui Bang era entrato in contatto fin da subito - non c'erano le prove materiali per prendere misure maggiori. Nessuno aveva fatto del male a Jimin né aveva tentato di avvicinarglisi.

Che cazzo... Fosse stato per Tae, avrebbe assoldato una squadra di ninja giapponesi.

Comunque, avere due agenti sempre intorno non era un pensiero che faceva fare i salti di gioia a Jimin, però, in un certo senso, fece stare tutti più tranquilli.

Ma Taehyung non era tranquillo. Voleva sapere cosa c'era scritto in quel dannato messaggio privato, solo così avrebbe capito se poteva abbassare la guardia o no. Tutti gli altri parevano averlo fatto, accettando il quasi ritorno alla normalità come un segnale che le acque si erano placare. Lui però non ci riusciva. E dato che Jimin ancora si rifiutava di rivelargli tutta la verità, una sera decise di scoprirla lui stesso.

Attese che l'amico si chiudesse in bagno, sgattaiolò nel corridoio per sentire l'acqua della doccia che scrosciava, quindi controllò le porte chiuse di chi già era andato a dormire, udendo le voci sommesse di Namjoon e Jin al piano di sotto. Tornò in camera e si tuffò sul comodino di Jimin, cercando sul cellulare quello che gli interessava. Non dovette faticare molto: il messaggio era ancora lì, l'ultimo ricevuto, non cancellato perché così era stato richiesto dalla polizia.
Taehyung lo lesse una volta soltanto, con lo stomaco sottosopra e il cuore in gola. Poche parole, semplici a voler ben vedere, ma intrise di una allusività che metteva terrore.

Attento a quello che fai. Potresti non svegliarti più un giorno, e potrei essere io a impedirtelo.

Due frasi. Due frasi senza un senso apparente ma che tra le righe, chiaro come il sole, celavano il loro reale significato.
Gli si gelò il sangue. Leggerle era stato come riceverle lui stesso.
Taehyung mollò il telefono sul letto, stringendo le dita sulle ginocchia. Non voleva nemmeno immaginare come si fosse sentito Jimin leggendo quelle parole. O forse lo sapeva, lo stava provando sulla sua pelle in quel momento esatto.

Prove. La polizia aveva detto che non ce n'erano abbastanza. Cosa volevano più? Un fottuto messaggio anonimo che iniziava con un'intimidazione e terminava con una minaccia, non era forse una valida prova?

Sussultò improvvisamente, udendo passi in corridoio. Li avrebbe riconosciuti anche senza vedere a chi appartenevano.
Prese il telefono e lo rimise velocemente sul comodino, sperando fosse nella medesima posizione di prima. Non fece tempo a risedersi che Jimin aprì la porta, così si voltò verso la finestra, fingendo di osservare fuori. Uno dei lampioncini tondi del giardino illuminava l'erba scura, gettando ombre sul resto del prato.

I'm Your Angel (Vmin)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora