La hall dell'Hotel Commercio era grande poco più di una camera da letto. Sul soffitto glaciali luci al neon facevano sembrare l'ambiente l'interno di un frigorifero. A terra resisteva la moquette che un tempo doveva essere stata rossa, ma ora la tonalità si avvicinava di più al marrone. In alcuni punti persino al nero. Le pareti erano rivestite con una carta da parati che nelle intenzioni del tappezziere doveva forse simulare le venature del marmo ma che in realtà ricordava qualcosa di più simile alle macchie di umidità. Un paio di divanetti logori e alcuni tavolini da caffè ricoperti di polvere giacevano dimenticati accanto alle finestre, nessuno si occupava di pulire quel posto da anni.
Il tutto faceva discretamente schifo.
Corrado si chiedeva come mai fosse aperto, lui lo credeva abbandonato da un pezzo.
Attraversarono la piccola sala e arrivarono al bancone di legno della reception.
L'aria puzzava di vecchio e di muffa.
"Dobbiamo incontrare qualcuno qui?" chiese Beatrice storcendo il naso.
"Non proprio" rispose Elias suonando il campanello di servizio.
Passarono alcuni secondi interminabili quando finalmente un ometto fece capolino da dietro una tenda che celava una minuscola stanza in cui si intravedeva una brandina logora. Era alto poco più di un bambino, aveva i capelli neri, unti e portati di lato, occhiali da vista in tartaruga e divisa d'ordinanza.
"Buonasera come posso aiutarvi?" chiese l'uomo con una vocina da cartone animato.
"Ci stanno aspettando" rispose Elias guardandolo dritto negli occhi.
"Oh, capisco, molto bene, ecco qui. Prendete le scale, l'ascensore è fuori uso".
Dicendo questo aprì un piccolo cassetto appena sotto il bancone e tirò fuori una chiave che consegnò ad Elias.
"Ragazzi di qua, dobbiamo fare in fretta" disse questi avviandosi verso le scale.
Il piccolo ometto restò immobile a guardarli mentre si allontanavano.
"Dove andiamo?" chiese Corrado salendo i primi gradini.
"Camera 21" disse Elias mostrando la chiave che teneva fra le dita.
Corrado maledisse Beatrice e la sua incoscienza, non aveva nessuna voglia di ritrovarsi chiuso in una camera di un albergo fatiscente insieme a degli sconosciuti che dovevano conferire con loro per chissà quale motivo.
Che cosa avrebbero dovuto dire a Corrado Garmigli degli sconosciuti? E poi che ci facevano chiusi in una stanza? Ma soprattutto perché non avevano loro la chiave?
Gli vennero in mente tutti quei film di gangster, in cui all'inizio la conversazione sembra amichevole e civile, quasi ci credi che l'ignaro testimone ce la possa fare, tifi per lui e tutto sommato vedi che il cattivo si dimostra comprensivo. Poi la situazione si fa tesa e capisci che non ci sarà scampo, qualcuno si metterà a sparare e il poveretto stramazzerà al suolo.
Ecco si vedeva così, steso a terra come un colabrodo.
Qualcuno poi avrebbe pulito il sangue.
Mentre camminavano lungo il corridoio notò le numerose macchie sulla moquette e pensò che davvero qualcuno poteva già essere stato ammazzato lì prima di lui.
Gli tremarono le gambe e lo stomaco cominciò a contorcersi di nuovo.
Beatrice gli camminava accanto, sembrava più schifata dalla puzza che preoccupata per la situazione.
"Eccoci" disse Elias fermandosi di fronte alla camera 21.
Beatrice gli stritolò l'avanbraccio. Forse un pochino preoccupata lo era.
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Il Passante
FantasyCOMPLETATA. Corrado e Beatrice. Due ragazzi, due compagni di classe, quasi due perfetti sconosciuti. Finchè a Camarelli, paese perduto tra le nebbie del nord Italia, non accade l'impossibile. Un uomo ha appena attraversato il muro della Cattedrale...
