35. Acquamara

55 11 28
                                        

La torre diroccata si stagliava alta contro il cielo della notte, sotto ad una volta di stelle splendenti.

L'aria era fredda e umida, c'era odore di muschio e terra bagnata. Non si sentiva nessun suono eccetto il richiamo di qualche rapace notturno e il rumore del vento tra gli alberi.

Ad un tratto un veloce movimento dell'aria sollevò alcune foglie secche proprio in cima ad una radura, i fili d'erba si piegarono come se fossero schiacciati da una grande mano invisibile.

"Eccoci" disse Galeno mentre ancora teneva strette fra le sue le mani di Corrado e Beatrice.

I ragazzi aprirono lentamente gli occhi temendo il peggio, l'odore di frittelle era sparito e aveva lasciato il posto ad un intenso profumo di bosco.

"Santo cielo! Ci siamo arrivati veramente!" disse Corrado tastandosi il viso con le mani per controllare di avere ancora ogni cosa al suo posto. "Mi serviranno anni di psicoterapia per accettare questa cosa lo sapete vero?".

"É stato pazzesco! E non mi sono accorta di nulla, ho chiuso gli occhi e bum! Assurdo!" esclamò Beatrice.

Galeno si sistemò la giacca.

"Sì, la prima volta è speciale... poi ci si abitua, state bene vero? Niente vertigini, senso di vuoto, parti mancanti?"

"Parti mancanti?"

"Dai su! Sto scherzando!"

"Corrado sei impossibile! Rilassati una buona volta!" disse Beatrice.

Corrado abbozzò un sorrisetto, ma la verità è che pochi minuti più tardi senza farsi beccare, avrebbe controllato che tutte le sue parti fossero dove si aspettava di trovarle. Proprio tutte.

Galeno fece qualche passo verso destra nella radura, si fermò e poi tornò indietro. Annusava l'aria come un segugio e teneva gli occhi chiusi, nonostante quello non inciampava. I suoi piedi si muovevano sicuri sul suolo come se non avesse fatto altro che calpestare solo quel fazzoletto di terra per tutta la vita.

"Di qua. Seguiamo l'acqua" disse incamminandosi lungo il fianco della collina.

Tre Lumi leggeri comparvero nel buio e si posizionarono illuminando loro il cammino.

Corrado sentiva il profumo del bosco dentro le narici, l'aveva sentito altre volte prima, certo non si era mai avventurato su per i boschi di notte, ma il buio non gli toglieva comunque la sensazione familiare che quell'ambiente gli trasmetteva. Beatrice gli camminava davanti, ad ogni passo cercava di non cadere, si appoggiava ai tronchi degli alberi, a terra, imitando i movimenti di Galeno che guidava il piccolo gruppo ad una velocità piuttosto sostenuta. Ogni tanto si voltava per sincerarsi che Corrado fosse ancora fra di loro e lui le sorrideva.

Galeno si fermò all'improvvisò e fece segno con la mano ai due di fare lo stesso.

"Che c'è?" chiese Corrado a bassa voce dalle retrovie.

"Sentite? Acqua, ci siamo quasi" rispose Galeno ricominciando a muoversi.

Il sentiero, o meglio la strada che a fatica si stavano aprendo in mezzo al bosco passo dopo passo, scendeva ora in modo più ripido e il rumore dell'acqua che scorreva si faceva ogni minuto più intenso.

Beatrice procedeva a fatica forse a causa delle scarpe poco adatte a quel tipo di terreno, tant'è che poco dopo inciampò in una qualche grossa radice fuoriuscita dal suolo, non riuscì a tenere l'equilibrio e scivolò sul fianco sinistro cadendo a terra.

Corrado appena dietro di lei riuscì ad afferrarla per un braccio evitando che scivolasse ancora più giù e in un attimo si ritrovò trascinato a terra anche lui, con il viso a pochi centimetri da quello di Beatrice.

Il PassanteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora