Quando ritornammo all'interno del magazzino, mi sedetti sulla scomoda sedia e abbandonai le braccia sul tavolo e la fronte appoggiata ad esse. Provai a respirare normalmente, ma non ci riuscii, il mio fiato era ancora spezzato, corto e pesante e i battiti del mio cuore non volevano saperne di rallentare. Quell'abbraccio era stato così intenso, così strano e familiare allo stesso tempo da lasciarmi confusa, sconvolta ed agitata.
«Tieni.» annunciò Zayn, per poi appoggiare una tazza davanti a me. Era di nuovo il ragazzo che avevo conosciuto e di cui mi ero innamorata, e non riuscii a credere che mi avesse preparato un tè.
Alzai gli occhi sui suoi e quella connessione bastò per sciogliere tutta la tensione.
«Mi dispiace.» riuscii a dire, prendendo la tazza calda tra le mani.
Lui fece spallucce e si sedette di fronte a me, «Non sei andata troppo lontano.»
«Intendo per quello che ho fatto. Quello che ti ho fatto.»
Una parte di me voleva continuare ad odiarlo, ma l'altra parte – quella che prevalse – capì per la prima volta quello che aveva provato quella notte e non riuscii a non sentirmi in colpa.
Annuì debolmente, sospirando e chiuse gli occhi per un momento. Sembrò pensieroso, quando distolse lo sguardo e fissò un punto a caso sulla parete alla sua destra.
«Non potrò mai perdonarti, Chloe.» continuò con solennità ed incontrò i miei occhi arrossati, gonfi e stanchi, «Quella sera non mi hai ucciso ma è come se l'avessi fatto.»
Fu peggio di ricevere una coltellata al centro del petto. Non era solo ciò che diceva, ma era il tono con cui lo faceva, la sua voce rotta e gli occhi pieni di tristezza e rassegnazione. Per un attimo rimpiansi le urla e gli sguardi truci.
«Anche io non potrò mai perdonarti. Hai rovinato la mia vita Zayn.» rimbeccai io.
Lui sospirò rumorosamente, poi si mise a giocherellare con l'accendino con incisi la rosa ed il drago. A giudicare dalla sua espressione, anche lui si perse nei ricordi come stavo facendo io.
«Perché lo hai fatto?» mi sentii domandare ancora prima di averlo previsto.
«Mh?» alzò lo sguardo.
«Perché l'hai ucciso?»
Rimase attonito e dischiuse la bocca in stupore, poi appoggiò definitivamente l'accendino al tavolo e rimase a fissarlo, fermo ed in silenzio. Le sue ciglia risaltavano mentre guardava in basso, la sua mascella risultò più squadrata da come digrignava i denti e l'inchiostro sul suo collo mi sembrò brillare grazie al modo in cui era colpito dalla luce flebile. Il suo labbro inferiore si colorò, per un secondo, di una sfumatura biancastra quando venne torturato dai suoi denti e poi rilasciato per tornare ancora più arrossato e gonfio di prima. Come sempre, risultava bello da togliere il fiato.
«Perché?» insistetti quando capii che non aveva intenzione di parlare.
«N-non... Non ricordo.» balbettò incerto, poi passò la mano tra i suoi capelli e capii che stava diventando nervoso.
«Non ricordi? Uccidi così tante persone da non ricordarti perché hai fatto esplodere l'auto di mio padre?» lo provocai, ormai spazientita e mi lasciai cadere all'indietro contro allo schienale per incrociare le braccia al petto.
Mi rivolse un'occhiata severa, «Non vuoi saperlo.»
«E perché te lo starei chiedendo, allora?» ribattei con sicurezza.
«Perché credi di volerlo sapere, ma in realtà non vuoi.» raccolse il suo accendino e si alzò, dandomi le spalle per cercare il pacchetto di sigarette nella tasca della sua giacca.
Quando la illuminò tra le labbra, non ritornò a sedersi ma cominciò a camminare avanti ed indietro per la stanza, per poi fermarsi vicino alla finestra, aprirla ed espirare il fumo.
«E questo cosa dovrebbe significare?» mi girai per seguirlo con lo sguardo.
«Cosa vuoi che significhi?» sbottò lui, chiaramente innervosito, ma non riuscì a voltarsi.
«Non sono una bambina, se dico che voglio saperlo, significa che voglio saperlo.» mi lamentai, alzandomi per raggiungerlo e costringerlo a guardarmi in faccia.
Non rispose, rimase girato verso l'aria fresca che lo colpiva e che alleggeriva l'odore di fumo. Scosse la testa, inspirò profondamente e poi lasciò di nuovo andare una nuvola bianca e densa.
«Non vuoi dirmelo perché ti vergogni, non è vero? Perché non se lo meritava e tu l'hai ucciso comunque e hai rovinato la mia vita e quella di mia sorella. È così, vero?» dissi, ormai di fianco a lui.
Stranamente, non raccolse la mia provocazione, «Non voglio dirtelo perché so che staresti male, Chloe.»
«Beh, sto già male nel caso in cui non te ne fossi accorto ed è solo ed esclusivamente colpa tua!» gli urlai contro.
«Vuoi saperlo?» mi diede un ultimo avvertimento e quando annuii l'angolo della sua bocca si piegò nel solito ghigno, «Bene, Chloe, Luca Caruso era un mafioso.»
Mi irrigidii e il silenzio cadde tra di noi. Provai a metabolizzare le sue parole, ma non ci riuscii, «Stai mentendo!» lo incolpai puntandogli il dito contro.
Si limitò a scuotere leggermente la testa, abbassando lo sguardo, e le sue labbra si unirono in una linea. Era chiaramente pentito di avermelo detto, «So che è difficile da accettare, ma-»
«Smettila Zayn, cazzo, sei un bugiardo!» gridai con la voce spezzata.
«Ha ucciso tutta la mia famiglia.» si lasciò sfuggire, i suoi occhi cercarono disperatamente i miei e mi sembrò maledettamente sincero. Speravo che non lo fosse, ma lo sembrava davvero.
Sgranai gli occhi e spalancai la bocca, attonita e scioccata dalle sue parole.
Provò a scuotere la testa come per rimangiarsi tutto, per farmi capire che non aveva importanza, ma io avvolsi le mie dita attorno al suo braccio e lo strinsi, «Che cazzo significa? Tu mi avevi detto che-»
Fece un lungo respiro e mi interruppe, «Tua madre aveva una storia con mio padre. Quando tuo padre lo scoprì, uccise il mio. Io lo minacciai, e lui cercò di uccidere anche me, ma prese mio fratello. Poi fu il turno di mia madre ed io mi vendicai.» parlò con una calma impressionante, nonostante il suo sguardo fluttuasse nel vuoto.
Deglutii, ma la saliva non volle scendere, inspirai ma l'aria non entrò, cercai di piangere ma le lacrime sembravano finite.
«Mio padre era... Era un assassino.» riflettei ad alta voce, con le braccia lungo i fianchi e le mani tremanti.
«Era un mafioso, Chloe. E credo che tua madre abbia preso in mano ciò che, una volta, era suo.»
«No, è impossibile.» scossi la testa con sicurezza ma, subito dopo, mi resi conto che non potevo avere sicurezze. Ogni singola convinzione si era sgretolata come un castello di sabbia travolto dalle onde del mare, come un gelato sciolto sotto al sole, come un foglio di carta inzuppato dalla pioggia. Una ad una, ogni certezza era caduta e aveva lasciato un senso di vuoto e di delusione in me. Mio padre e mia madre erano dei mostri, era difficile da accettare.
I miei genitori, Zayn, Sharon, nessuno era chi diceva di essere. Erano tutti diversi da quelli che avevo conosciuto io, erano tutti estranei.
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CHOICE (sequel di Destiny)
Teen FictionSEQUEL DI DESTINY L'amore è la debolezza più grande e, allo stesso tempo, è una forza invincibile. Chloe e Zayn lo sanno bene e, a loro spese, hanno imparato che il destino può essere imprevedibile, perfido ed intransigente. Quando due mondi così d...
