Capitolo 28

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I raggi di sole penetravano la finestra e mi svegliarono. Il ricordo della notte precedente era ancora vivido nella mia mente e non riuscii a non lasciar spuntare un lieve sorriso sulle mie labbra. Mi voltai su un fianco, pronta ad ammirare Zayn in tutta la sua bellezza, ma non lo trovai vicino a me.

Fu una sensazione strana. Fu come quando, da piccola, al Luna Park avevo quel palloncino bellissimo che tutti i bambini mi invidiavano e poi, in un attimo, scoppiò ed io rimasi senza. Il primo palloncino scoppiato, il primo castello di sabbia infranto dalle onde, il primo gelato caduto a terra: questo era non avere Zayn di fianco a me.

Mi sentivo sola, vuota, destabilizzata.

Il mio errore era stato volermi sentire felice senza pensare alle conseguenze. Perché quell'attimo di felicità che viviamo, poi, ha sempre delle conseguenze.

La mia, in particolare, era passare la mano sul lenzuolo sgualcito dove aveva dormito, appoggiare il viso sul cuscino per inalare il profumo della sua colonia e abbracciarlo per sentirmi più vicina a lui.

Mi costrinsi ad alzarmi e a farmi una doccia veloce, approfittando dell'acqua calda, che era un lusso che non mi permettevo da parecchio tempo.

Quando cercai dei vestiti puliti, nell'armadio di Zayn, fui sorpresa di trovare vecchie magliette e jeans che avevo lasciato a casa sua. Non aveva buttato le mie cose, e la speranza aggrovigliò il mio stomaco.

Mi vestii ed uscii dalla stanza, scesi le scale e mi ritrovai nel salotto, fortunatamente vuoto.

«Buongiorno.» mi accolse la voce roca ed assonnata del moro, proveniente dalla cucina.

«Buongiorno.» ripetei, raggiungendolo.

«C'è del caffè.» fece un veloce cenno con il mento dietro di lui, poi riprese a bere dalla sua tazza e mi ignorò.

Tutto qua? pensai tra me e me, e la speranza lasciò posto alla delusione.

Ero pronta a dimenticare tutto, ero pronta a perdonare, a lasciarci tutto alle spalle, ad amarlo e lasciarmi amare. Ero pronta alla felicità.

Rimasi ferma immobile, per un attimo, guardandolo nel disperato desiderio che si alzasse, mi abbracciasse, mi baciasse, ma fui presto costretta a camminare.

Versai un po' di caffè in una tazza, la appoggiai al bancone e mi sedetti sullo sgabello, con i gomiti appoggiati al marmo e lo sguardo rivolto verso il basso.

Zayn era nervoso, o forse solo imbarazzato, lo capii dal modo in cui fregava la mano sui capelli, si guardava intorno e si mordeva il labbro inferiore.

«Chloe... Devo dirti una cosa.»

La speranza riaccese i miei occhi quando li alzai su di lui.

Prese un respiro, quasi come per prepararsi alla mia reazione ed io capii che non poteva essere nulla di positivo.

Voleva dirmi che non provava più nulla, che la notte prima era stata solo uno stupido errore?

«A-abbiamo trovato tua madre...» balbettò con insicurezza.

Sgranai gli occhi e spalancai la bocca, non ebbi più il coraggio di guardarlo e, anche lui, distolse lo sguardo.

«L'attacco di ieri era dei suoi uomini e abbiamo scoperto che anche lei è a Los Angeles...» mi spiegò, con calma, forse provando a contenere la mia reazione.

«Quindi? La ucciderai?» osai chiedere, ora fissando il giardino al di fuori della vetrata, ma senza guardarlo realmente.

Non rispose, lasciò sparire le labbra all'interno della bocca e infilò la mano tra i suoi capelli, pettinandoli all'indietro, poi sfregò la sua barba. L'odore di caffè aleggiava nella casa vuota e silenziosa e, se mi concentravo, riuscivo addirittura a sentire il rumore dei nostri respiri.

Odiavo mia madre per avermi mentito, per avermi abbandonata, per aver cercato di uccidere Zayn, ma era pur sempre mia madre e non la volevo morta. Non l'avrei mai voluta morta.

Lanciai un'occhiata al moro, poi mi alzai di scatto ed uscii in giardino, avevo decisamente bisogno d'aria. E, in effetti, provai quasi sollievo quando il venticello fresco colpì il mio viso e le mie braccia nude, e riuscii a respirare meglio.

«Chloe!» sentii alle mie spalle e capii che lui mi stava seguendo, ma non mi fermai, anzi, accelerai il passo per scappare, «Chloe, aspetta!»

Quando mi raggiunse, avvolse la sua mano attorno al mio braccio e mi obbligò a fermarmi.

«Cosa ti aspetti?» sbottai io, voltandomi, «Vuoi che sia contenta? Che ti ringrazi, magari?»

«No, ovvio che no...» scosse la testa e, stranamente, rimase calmo nonostante io gli stessi urlando contro, «Volevo solo...» si bloccò, ma mi tirò a lui e lasciò che mi scontrassi contro al suo petto, avvolgendomi in un abbraccio inaspettato, comprensivo ed affettuoso.

«Quanti nemici hai, Zayn? Quante persone hanno provato ad ucciderti?» la mia voce fu attutita dal tessuto della sua maglia, ma comunque ben comprensibile, «Perché vuoi uccidere proprio lei?»

«Perché lei mi ha rovinato la vita e continuerà a farlo.» mi spiegò, accarezzando la mia schiena in un gesto dolce e delicato, «Io ho perso te, per colpa sua.»

«No, Zayn, noi ci siamo persi per colpa nostra!» ribattei.

«E se tu non avessi scoperto di tuo padre? Se io non avessi mai saputo di Sophia?» domandò.

Mi staccai da lui, «Avremmo vissuto una menzogna.»

«Ma avremmo vissuto felici.» ribatté, cercando disperatamente i miei occhi con le sue iridi profonde, cercando di convincermi.

Non risposi, fissai un punto oltre la sua spalla, pensierosa, e per un attimo mi chiesi se saremmo stati davvero felici, ignari di tutto. Sarebbe stato sbagliato, ma sarebbe stato anche maledettamente bello.

A chi importa della verità, quando serve solo per rovinare la felicità?

Rimanemmo in silenzio per un po', mentre il canto degli uccellini ed il rumore del filtro della piscina ci facevano da sottofondo.

«Se tua madre non avesse assunto Sharon per investirmi, non ci saremmo mai trovati in questa situazione, e staremmo ancora insieme. Certo, all'oscuro della verità, ma a chi serve la verità se è così difficile da accettare e se fa soffrire così tanto?» capì che stava riuscendo a convincermi perché annullò le distanze, raccolse le mie mani tra le sue e riuscì a trovare i miei occhi sfuggenti, «Che tu voglia ammetterlo o no, noi eravamo felici, Chloe, io ero felice come non ero mai stato in vita mia e come non credo di poter essere mai più.»

«Anche io.» ammisi, annuendo appena.

«Lo so... E spero che, prima o poi, riusciremo a perdonarci e a ritrovare la nostra felicità...» appoggiò una mano alla mia guancia, e io spinsi il mio viso ancora di più contro al suo palmo per sentirne il calore, la morbidezza, «Chloe ti ha rovinato la vita quando vi ha abbandonate, e poi quando ha rischiato di ucciderti solo perché mi voleva morto. Non permetterle di rovinartela ancora.» concluse, stampò un bacio fraterno sulla mia fronte e poi rientrò, lasciandomi sola con i miei pensieri.

CHOICE (sequel di Destiny)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora