Quella sera il cielo aveva colori tiepidi e soffusi, ma in realtà faceva freddo.
Non come a Mòrask, ovviamente.
A Mòrask il freddo era vero freddo. Cattivo ed onesto come un pugno in faccia.
A Noravàl no.
A Noravàl anche l'inverno era morbido, come erano morbide le linee del paesaggio, i larghi fianchi dell'estuario e le nuvole paffute. Ma il freddo si infilava sinistro sotto le giacche, tra le dita delle mani, nella testa: spesso aveva forma di vento di mare, altre di umidità densa, ed il guaio era che non te ne accorgevi finché la pelle non cominciava ad arrossarsi e i brividi a solleticare la schiena.
Così era quella sera, sul belvedere: il freddo scendeva e scendeva, mentre lui parlava e parlava, e non sapeva se voleva parlare e parlare ancora, all'infinito, finché Adrian fosse rimasto ad ascoltarlo, o se desiderava solo che un qualche dio gli togliesse la voce, e lo facesse per sempre.
***
Era stata una brutta giornata, piena zeppa fin dal mattino di quel freddo di cui non si era accorto.
Si era recato alla sede del partito, di buon ora, convocato da Kàrkoviy. Solita routine.
Zjam gli aveva già accennato altre volte di avere progetti per le amministrative, ma i suoi propositi, così come le sue promesse, erano – ormai Noam lo aveva capito fin troppo bene – sempre a tempo indeterminato: se ne parlava, sì, ma come due bambini parlano di cosa faranno da grandi.
Era pienamente consapevole che questo atteggiamento gli avrebbe reso difficile ottenere che la questione "statuto autonomo del Dàrbrand" fosse trasformata da anonimo "punto 25" nel programma elettorale a effettiva proposta di legge, specie finché fossero rimasti il partito d'opposizione, ma si rendeva anche conto che la sua presenza poteva assumere un peso: il suo ruolo era l'essere diventato il collega propositivo di Zjam, quello che cercava di trasformare le speculazioni in tentativi, e siccome Zjam non era il tipo di uomo che temeva di essere scavalcato dalle nuove leve, col tempo avevano stabilito un buon sodalizio. Politicamente, Noam non lo stimava molto: era il tipico personaggio che dava un colpo al cerchio e uno alla botte, e le scelte di Liberi insieme rispecchiavano la sua leadership; tuttavia lo riteneva una persona onesta e sinceramente disposta a correre qualche rischio, purché le conseguenze non danneggiassero troppo la sua immagine. La popolarità era, ahimè, il suo punto debole, forse sentiva il bisogno di lasciare un segno per non essere dimenticato, forse si sentiva vecchio, in ritardo, ma questa brama, quasi ansia, di attenzioni era la principale ragione per cui aveva sostenuto tanto la candidatura di un darbrandese bizzarro che aveva raccolto attorno a sé in meno di un paio di anni un movimento di proporzioni inaspettate. I voti dei sostenitori di Orizzonte erano stati una risorsa per Liberi insieme, Noam era finito in parlamento e le principali proposte del suo movimento inserite nel programma. Programma migliorabile, certo, e "paraculo" da diecimila punti di vista, ma che era, appunto, privo di linguaggio d'odio, cosa che non si poteva dire per alcuni degli uomini che sedevano al momento alla guida della nazione. Dunque, bene così. Zjam era il male minore, ed era, da molti punti di vista, una persona generosa e accogliente.
Dunque, quel mattino.
Ufficio di Kàrkoviy.
Freddo furfante e infido, di inverno che sembrava voler già finire.
"Carissimo, ho una notizia che ti farà senz'altro piacere!" gli aveva detto, e poi gli aveva spiegato un sacco di cose che no, non gli avevano fatto piacere, o invece sì, ma avevano anche permesso a quel freddo di infiltrarsi piano piano nelle sue ossa.
Umidità.
Il partito non era mai riuscito ad avere un candidato sindaco a Mòrask, e la ragione, ad uno sguardo superficiale, era semplice.
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"Orizzonte"
General FictionUna città immaginaria di un paese immaginario, in un tempo non definito, ma in realtà non così diversa da una qualunque città europea oggi. Un giovane attivista politico, da poco eletto in parlamento, pieno di carisma e buone intenzioni ma anche di...
