12. "Stupore"

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La prima cosa che Noam pensò nel trovarsi davanti quell'uomo altissimo dalla larga fronte ombrosa fu che avesse begli occhi. Occhi accoglienti. Ed effettivamente si sentì molto "accolto" nel sedersi su un divano morbido, davanti ad una tazza di tè, in un vasto salone pieno zeppo di libri (la libreria occupava due intere pareti) e una luminosità velata e calda ottenuta grazie all'effetto di un tendaggio giallino teso a coprire l'enorme porta a vetri che affacciava sul balcone. Molta luce, in modo da rendere quel luogo adatto alla conversazione, ma non diretta, per non danneggiare i volumi per i quali il proprietario pareva mostrare un certo amore, oltre a considerarli, evidentemente, un dettaglio d'arredamento degno d'essere sfoggiato.

Noam non era tipo da convenevoli, ma gli piaceva perdersi in lunghi discorsi sul niente per il desiderio di creare atmosfere socialmente piacevoli, specie se l'interlocutore gli dava spago, e così avvenne in quel caso: dopo un'ora di chiacchiere oziose, non si era neppure reso conto del tempo che era passato.

Lant Màrna era un uomo tanto formale all'aspetto quanto informale nella conversazione: sessant'anni, divorziato, due figli che potevano avere – disse – circa l'età di Noam, che lavoravano entrambi a Noravàl perché a Mòrask "non c'erano abbastanza opportunità" ma soprattutto – sospettava – non c'era quel tipo di bella vita a cui aspiravano due giovanotti single in cerca di compagnia. Egli, invece, originario della capitale, si era trasferito a Mòrask subito dopo la laurea perché gli era stato offerto un dottorato, poi al dottorato erano seguiti altri assegni di ricerca, fino al conseguimento della cattedra, che deteneva da dieci anni e che non aveva intenzione di lasciare finché non l'avessero costretto con la forza ad andare in pensione. Tutta la famiglia della sua ex-moglie era darbrandese: sua suocera parlava solo lingua dar-breuk e non aveva mai digerito che la figlia avesse sposato un "gambemolli con la puzza sotto il naso", ma – gli confidò scherzando - non era per divergenze politiche che il loro matrimonio era finito, quanto per ragioni che avevano nomi, cognomi e fascino.

Poi gli raccontò del suo lavoro come scrittore per L'informatore, che era stato la strada attraverso cui si era appassionato alle problematiche legate al separatismo e si era avvicinato alla politica. Ultimamente aveva pubblicato un libro sulle peculiarità culturali di regioni geograficamente isolate e aveva intrapreso degli studi sulla compatibilità tra i principi della Costituzione e le autonomie locali.

Era stato Kàrkoviy a prendere contatto con lui per chiedergli la sua disponibilità a candidarsi per le amministrative.

"Ma io desideravo prima di ogni cosa parlare con lei, perché senza il suo appoggio esplicito, una mia candidatura non è nemmeno in discussione."

Lo disse con un pacato sollevamento delle sue ampie sopracciglia, ma l'affermazione in sé fu lapidaria.

Noam sbatté le palpebre: questo Zjam non glielo aveva detto! Pensava di essere stato mandato a concordare una strategia, non a fare reclutamento e si sentì all'improvviso investito di un ruolo non previsto, e che non desiderava avere.

"Non le sembra di starmi attribuendo una responsabilità un po' troppo... emh... pesante?"

"Io me ne attribuisco una pesante altrettanto se accetto, non crede? Mòrask è Mòrask. Ma io amo questa città quanto penso la ami lei, e se ho considerato l'idea di imbarcarmi in questa avventura non è per il prestigio di Liberi Insieme, ma perché lei mi piace."

Franco e diretto: Noam si sentì arrossire. Accidenti, perché era così maledettamente sensibile ai complimenti?

"Cosa ho fatto per meritarlo?"

Màrna gli rivolse uno sguardo gentile, ma così focalizzato su di lui che lo fece sentire piccolo.

"Una notte di dieci anni fa, un giovanotto molto creativo riempì le strade di Mòrask di sagome di cartone. Me lo ricordo come fosse ieri. Alba di gennaio, ci svegliammo con la neve... e con centinaia di silhouette di figure umane a grandezza naturale sparpagliate per le strade della città. Quanti anni aveva, signor Dolbruk? Venti?"

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