Partirono il mattino presto, con la prospettiva di arrivare in serata. Il tragitto da Noravàl a Mìmat era veloce grazie all'autostrada, la quale procedeva ancora un po' oltre, costeggiando il fiume, fino ad interrompersi per lasciare posto ad una viabilità decisamente più scomoda. L'alta valle del Norav era percorsa solo da strade strette e nodose, che da lì si inerpicavano sui Mor-Darèuk fino al valico che permetteva l'accesso alla regione del Dàrbrand. Da lì la strada scendeva verso Mòrask.
Noam apprezzava molto il fatto di dover viaggiare così a lungo, e non solo perché questo gli avrebbe evitato il passaggio attraverso il traforo, ma anche perché la durata dello spostamento avrebbe fatto da ponte tra le due diverse realtà a cui sentiva di appartenere.
Durante le prime ore fu colloquiale e allegro: cambiava le frequenze sull'autoradio e cercava musica che gli piaceva, raccontando aneddoti di vita legati a questo o quel pezzo, commentando i testi, o chiedendo ad Adrian informazioni sui suoi gusti. Ma in realtà si sentiva arido, persino falso: dava fiato alla bocca per tenere impegnati i pensieri e non permettere alla tensione che gli stirava ogni muscolo del corpo di emergere in modo evidente: di divenire visibile a lui, ad Adrian Vesna, al quale aveva assicurato di essere sereno, di non avere alcuna paura.
Non aveva paura.
Aveva paura.
Quando arrivarono in vista della catena montuosa, la voglia di parlare si era esaurita, così come quella di raccontarsi che sarebbe andato tutto bene. Nell'abitacolo solo le canzoni e le voci degli speaker coprivano il silenzio di un paesaggio che si faceva sempre più selvaggio, abbandonato.
La strada saliva, saliva. L'angoscia saliva, saliva.
Non aveva paura.
Aveva paura.
Accidenti.
"Loro non possono capire." disse, ad un tratto.
Posò la tempia sul finestrino, fissando le montagne che incombevano su di loro.
"A chi si riferisce, esattamente?"
"A Zjam. A Segùr. Al partito. A tutti coloro che raccontano la storia degli altri senza saperla raccontare bene. E che mi hanno messo in una situazione scomoda. Non era questa la veste in cui, un giorno, avrei voluto tornare qui."
"Ma lei ci è voluto tornare. Poteva dire no, e, visti i precedenti, nessuno si sarebbe scomposto per questo. Dunque: perché non ha detto no?"
Amava la franchezza di Adrian, quel suo non girare intorno alle cose, quel suo non essere mai equivoco. E prima o poi a quella domanda doveva pur rispondere. Ma una risposta non equivoca, diretta come la ferrovia che non aveva voluto percorrere, lui ce l'aveva? Forse no. Forse le sue risposte somigliavano più alle strade che si inerpicavano sui Mor-Darèuk. E non andava bene, non sarebbe andato tutto bene: se non si sentiva saldo neppure sui propri piedi, come poteva illudersi di essere il supporto di un altro?
Adesso avrebbe potuto raccontare che la colpa era nella maledizione di Mòrask.
Tornava a Mòrask perché ci doveva tornare, punto.
Non aveva detto di no, perché non poteva.
Una bella spiegazione spiritosa ed imbecille. Una spiegazione romantica. Un'altra bugia.
"Ho accettato perché sono folla-dipendente" buttò là.
"Cosa?"
"Quando mi viene chiesto di espormi, di metterci la faccia, io... non riesco a dire di no. Ho bisogno, un bisogno quasi carnale, di stare nei pensieri della gente, nell'immaginario della gente. Ho bisogno di sentire che la gente mi apprezza, che si fida di me, colleghi di partito compresi" (e non riesco a sopportare – non gli disse – di essere odiato nella mia terra natale). "Desidero essere cercato, essere un punto di riferimento, rispondere a richieste d'aiuto: desidero sentirmi indispensabile. A volte cerco di ripetermi che il mondo va avanti anche senza di me, e cerco di convincermi che questo sia un pensiero sano, che mi aiuterebbe a vivere con meno frenesia, ad avere più potere su me stesso. E a dire qualche no in più. Qualche no giusto, come sarebbe stato questo. Ma la verità è che l'idea mi spaventa, perché io... non voglio essere sostituibile."
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"Orizzonte"
Fiksi UmumUna città immaginaria di un paese immaginario, in un tempo non definito, ma in realtà non così diversa da una qualunque città europea oggi. Un giovane attivista politico, da poco eletto in parlamento, pieno di carisma e buone intenzioni ma anche di...
