Adrian Vesna non la amava, la politica. O, almeno, non rientrava nei suoi interessi. Ma lavori come quelli non si rifiutavano, se non altro per il bene del proprio conto in banca.
In verità molte cose non gli erano chiare, prima tra tutte il perché un partito dovesse pagare una guardia del corpo privata ad uno dei propri membri, quando, fondamentalmente, nel grande circo del potere anche il più insignificante portaborse andava in giro con la scorta.
Ma quelli che lo avevano contattato per l'incarico gli avevano garantito che tutto avrebbe acquistato senso nel momento stesso in cui avesse conosciuto il signor Dolbruk di persona.
Noam Dolbruk, il giovane fondatore di "Orizzonte", movimento di cui Adrian ideologicamente sapeva poco o nulla, salvo che quella candidatura a sorpresa aveva portato parecchi voti a "Liberi Insieme" - partito d'opposizione in lenta scalata - e rafforzato l'immagine di Zjam Kàrkoviy, leader di prestigio ma di fascino pari a zero.
Noam Dolbruk, venuto fuori dal nulla, figlio di una terra di conflitti, faccia pulita e sorriso adorabile, telegenico per natura, che riusciva sempre - pur novellino com'era - a spaccare l'opinione pubblica a metà e alla fine tirare l'acqua al proprio mulino. Insomma: l'uomo più discusso del momento, anche e soprattutto dopo la fuga di notizie che rendeva nota la minaccia di morte ricevuta da anonimi.
Tutto sommato era curioso di incontrarlo: trovava che osservare dal vero una persona conosciuta attraverso i sentito dire ed i filtri mediatici fosse un interessante esperimento sociale, che esulava da una trita routine alle calcagna di ricchi industriali o personaggi in affari di dubbia trasparenza. Era bravo ad osservare, era il suo dono: era immune all'inganno delle apparenze, alle costruzioni, a tutto ciò con cui l'umanità si sforzava di camuffarsi per apparire migliore.
Eppure, quando quel giovane alto coi capelli rossi entrò dalla porta facendo "Ciao" con le dita non poté che restare per un momento stranito.
Non reagì al gesto di Adrian di porgergli la mano: se ne avvide in ritardo e buttò là uno "scusi" privo di imbarazzo, per poi stringerla vigorosamente ampliando il suo già largo sorriso.
"Sono Noam." disse, e per un momento sembrò che a quella presentazione non ci fosse davvero da aggiungere altro.
Se c'era una costruzione d'immagine dietro a un ingresso simile, Adrian non riusciva a vederla.
"Signor Dolbruk," intervenne l'uomo che era entrato alle sue spalle "le presento Adrian Vesna, l'uomo che da oggi si occuperà della sua sicurezza personale."
"E' un piacere." formalizzò Adrian con educazione, ma lui nel frattempo sembrava starli ignorando entrambi ed era andato a sedersi su una delle poltroncine che facevano cerchio attorno al tavolo, sprofondandoci comodo.
"Che incarico fastidioso, Adrian. È sicuro davvero che le interessa?" e nel dirlo continuava a sorridere placido, con l'aria di qualcuno che non è completamente presente nel "qui e ora" e in qualche angolo della mente sta passeggiando altrove.
Adrian sedette davanti a lui.
"Di solito questa è una cosa che non mi si chiede. Mi si chiede se sono disponibile e a che prezzo."
"Oh. Capito." e si stropicciò il mento "Ma io invece gliel'ho chiesto."
"Allora le risponderò come meglio posso: non ci sono incarichi che mi interessano o non mi interessano, principalmente perché ciò che succederà domani non è prevedibile. Ci sono incarichi che accetto ed altri che no. Questo mi risulta di averlo già accettato."
Noam annuì e per un attimo si fece più serio. Non propriamente "serio", in vero. Solo senza una vera e propria espressione sul volto.
"Glielo hanno detto che non ero d'accordo?"
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"Orizzonte"
General FictionUna città immaginaria di un paese immaginario, in un tempo non definito, ma in realtà non così diversa da una qualunque città europea oggi. Un giovane attivista politico, da poco eletto in parlamento, pieno di carisma e buone intenzioni ma anche di...
