Noam si sentiva in colpa.
Lui.
Uno come lui.
Adrian sapeva che nella sua testa avrebbero dovuto albergare ben altri pensieri: il pensiero che il Fronte costituisse un pericolo reale, anche e soprattutto se non era l'autore delle minacce. Il pensiero che Noam fosse un testimone di come si era svolto l'attentato del Nòdoask e che, se questa informazione fosse stata scoperta, non avrebbe costituito solo la fine della sua carriera, ma lo avrebbe anche reso il bersaglio di chi non poteva permettersi che tali segreti venissero alla luce. Il pensiero che se una donna come Karìma Mirèl aveva fiutato una storia così incredibile non avrebbe mollato la presa e avrebbe finito per tirare fuori fin troppi scheletri. Il pensiero che lui, Adrian, era l'unico a conoscenza dei retroscena che avevano portato l'uomo più controverso della Repubblica ad essere ciò che era e il fatto che Noam si fosse fidato a tal punto da raccontarglieli, cosa che, razionalmente, sarebbe stato saggio non fare mai.
Ma invece di lasciare spazio a questo tipo di ragionamenti, pensava ad una cosa sola, ossessivamente.
Noam si sentiva in colpa.
Uno che aveva rischiato di saltare in aria sotto una galleria per impedire un attentato. Uno che era sempre disposto a lasciarsi ferire per non ferire. Uno che rinunciava a dormire per inseguire il sogno di mettere tutti d'accordo. Uno che quando faceva a pugni sentiva dolore per quelli dati e non per quelli presi.
Quanto era distorta la mente umana, e quanto i sentimenti avevano un peso diverso per ciascuno!
Il senso di colpa di Noam gli faceva male, un male cane. Lo faceva sentire sporco.
E gli faceva anche rabbia, perché un uomo così non avrebbe dovuto avere il diritto di provarlo.
Noam non aveva idea di cosa significasse avere una colpa, ipotizzava soltanto di averla: anche quel sentimento in lui era dolce e stemperato. Che diritto aveva di lasciarsi divorare da un rimorso che aveva radici tanto pure e lievi? Uno come Noam non era in grado di comprendere, né tanto meno di provare, il senso di colpa nudo e crudo, quello che inquina ogni singolo pensiero buono, ogni singola azione fatta a fin di bene, perché Noam non aveva mai provato – e forse non ne era neppure capace – il desiderio feroce di fare del male a qualcuno. Adrian sì, lo conosceva bene: gli era bastato provarlo una volta per lasciarsene avvelenare, per assecondarlo fino alle estreme conseguenze, per segnare per sempre, con una singola, dannata scelta, l'intero corso della sua vita. Chi non aveva provato quella sensazione, chi non aveva mai visceralmente sperato e voluto il dolore di un altro, non aveva idea di cosa significasse essere colpevoli.
Credere di esserlo era solo un'altra faccia dell'insicurezza; la vera colpa era altro e non era compatibile con una sincera fiducia nel futuro, la vera colpa era un marchio a fuoco che contaminava il corso dei giorni e inchiodava al passato, la vera colpa non era gentile tristezza: era disprezzo di sé. Ma questo a Noam non avrebbe mai potuto spiegarlo: non avrebbe capito. Corruzione, sporcizia, oscurità non erano parole di Noam e Noam non era fatto per comprenderle. Se Adrian lo avesse capito da subito, forse, davvero, avrebbe scelto di non accettare quell'incarico, ma non aveva voluto crederci: nessuna forma di potere, pensava allora, era immune all'immoralità, non era possibile sedere in parlamento ed essere anche, realmente, una brava persona. Forse sarebbe stato meglio se avesse potuto continuare a crederlo, forse sarebbe stato meglio non trovarsi mai a camminare a fianco di qualcuno che riusciva a farlo sentire un uomo migliore.
***
Il rientro a Noravàl non fu un rientro nella normalità: fu il rientro in un tipo di vita emotiva che Adrian non pensava possibile per sé. Quel pomeriggio al parco ferroviario di Mòrask – di cui Noam non aveva più parlato, né in modo esplicito né per sottintesi - aveva stravolto completamente l'equilibrio su cui si era basata fino ad allora la loro relazione, ed il salotto di Noam era diventato la cosa più simile ad una casa che Adrian avesse mai avuto.
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"Orizzonte"
Fiksi UmumUna città immaginaria di un paese immaginario, in un tempo non definito, ma in realtà non così diversa da una qualunque città europea oggi. Un giovane attivista politico, da poco eletto in parlamento, pieno di carisma e buone intenzioni ma anche di...
