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EVIE.

"Possiamo parlare?"

Presi il cellulare, leggendo il messaggio di Cassian.

Anche se mi dispiaceva dirlo, ma l'ultimo casino di cui avevo voglia di occuparmi era lui e la situazione con mia madre.

Ero ancora ferma al messaggio di Eloise, non riuscivo a smetterla di pensarci. Non ero ancora riuscita a chiamarla.

Dopo aver liquidato le ragazze, dicendo che era l'ora del mio riposino pomeridiano, ero di nuovo rimasta sola, non sapendo che fare.

"Ignorare i miei messaggi non servirà a nulla. Devo venire da te?"

Era un altro messaggio di Cassian, sapevo che voleva aggiustare le cose, ma probabilmente non mi avrebbe detto neanche la verità. Non avevo le energie per tirare fuori il mio lato testardo.

"Eloise mi ha detto che Elodie l'ha chiamata."

Gli scrissi, sperando che capisse che non era il momento.

La sua risposta non tardò ad arrivare:

"Sto arrivando."

Avevo bisogno di lui, non avevo le forze per dirgli di non venire.

Sospirai, avrei dovuto chiamare Eloise, ma non volevo sapere che cosa fosse successo con lei.

Feci un respiro profondo e cercai di calmarmi, non potevo rimanere chiusa in questa stanza per sempre, non potevo rovinare le vacanze di tutti per colpa dei miei problemi.

Mi sentivo in colpa anche per questo.

Nell'attesa che arrivasse Cassian, decisi di farmi una doccia, anche se non ce n'era bisogno, ma avevo bisogno di tenermi occupata a fare qualcosa e non volevo ancora scendere al piano di sotto.

Mi lavai velocemente e mi sentì un po' più rilassata, almeno, per quanto potesse essere possibile.

Finì giusto in tempo quando bussarono alla porta. La aprì e Cassian subito entrò.

Mi guardò ed io guardai lui, ma non ebbi l'istinto di abbracciarlo, perché sapevo che mi stava mentendo, c'era qualcosa che non mi stava dicendo e stava lasciando che mia madre lo controllasse piuttosto di parlare con me.

Avrei fatto qualsiasi cosa pur di farlo continuare a studiare e allo stesso tempo, toglierlo dalle grinfie perfide di Erin Robertson, ma non si fidava abbastanza di me.

—Hai chiamato Eloise?— mi domandò preoccupato, lo guardai, improvvisamente non avendo voglia di raccontargli tutto come facevo sempre —no— risposi seccamente, non guardandolo neanche in faccia.

—Evie...— lo interruppi —non so neanche perché tu sia venuto, non te l'ho chiesto e fino a quando non avrai intenzione di essere sincero con me e di farti aiutare, non voglio parlarti— sentenziai, decisa più che mai.

Vidi il suo sguardo ricoprirsi di dolore. Forse non avrei dovuto voltargli le spalle, ma metterlo alle strette era l'unico modo per farlo parlare, o almeno così speravo.

Erano state rare le volte in cui avevamo litigato. Non avevamo mai avuto chissà quanti argomenti su cui discutere.

Odiavo che uno di quei pochi dovesse essere mia madre.

Cassian incurvò le spalle e chinò il capo —non è così facile, Evelyn. C'è in gioco il mio futuro, non posso rischiare tutto— sussurrò.

Cazzo, pensava che gli stessi chiedendo questo? Era ovvio che lo avrei aiutato. Dubitava di me ora?

My Darkest DesireDove le storie prendono vita. Scoprilo ora