EVIE.
—Allora... Come procede la vacanza a Miami?— domandò mia sorella dallo schermo del mio cellulare.
Io, lei e Cassian eravamo in videochiamata, anche se da Cassian (considerato che qui in Florida erano le due del pomeriggio e in California le undici del mattino) erano le due di notte, ma non sembrava che lui fosse stanco.
—Procede tutto alla grande, questa città è stupenda e non ho visto ancora chissà che cosa— risposi io entusiasta, evitando di menzionare gli avvenimenti con Sebastián che mi avevano alquanto turbata.
Meno ci pensavo, meno peso avevano lui e le cose accadute.
—Non ti ho mai vista così entusiasta in vita mia... Ah no, aspetta, forse quando siamo andati a Disneyland Paris— commentò Cassian, ricordando quando mio padre aveva portato me, lui, Eloise ed... Elodie con sé. Aveva avuto un viaggio di lavoro a Parigi, ma aveva deciso di portarsi tutti noi, comprese mia madre e la madre di Cassian.
Erano bei tempi quelli, quando eravamo ancora dei bambini.
—Oddio si! Evelyn aveva un sorriso che le riempiva tutto il viso. Soprattutto perché le avevi vinto Minnie in uno di quei giochi in cui dovevi sparare alle lattine— commentò Eloise divertita ed io risi, ricordando la piccola Minnie che avevo lasciato a Cassian, così sarei stata con lui anche quando non ci sentivamo.
—Si, stava per farmi una statua— aggiunse Cassian, la sua voce leggermente assonnata.
—Ehi, se hai sonno va' pure a dormire, ci sentiamo più tardi— gli dissi, non volendo impedirgli di dormire, perché sapevo che nonostante le opere di carità che mia madre aveva fatto nei suoi confronti e nonostante sua madre ricoprisse già un buon ruolo nella vita della mia, Cassian svolgeva comunque un lavoro in casa. Cucinava e la maggior parte del tempo, aiutava anche le domestiche con le pulizie.
Cassian puliva la mia stanza personalmente, cosa che mi faceva sorridere.
—Va bene, vado, prima di crollare in diretta— disse e ci salutò, chiudendo la chiamata.
Rimanemmo io e mia sorella in chiamata. D'improvviso il suo viso si indurì, sapevo che era seduta in uno dei divanetti della sala, aspettando le sue amiche per uscire.
—Che stai guardando di così brutto?— le domandai, avvicinandomi al cellulare, lei riportò gli occhi azzurri sullo schermo —Dawson è qui, come sempre ormai. Non lo sopporto— commentò più a bassa voce, sorrisi.
Se per te lui è nulla, come mai ti dà così fastidio la sua presenza?
—Non ridere, Evelyn— mi ammonì, ma io non riuscì a contenermi.
Chissà per quanto tempo sarebbe andata avanti questa storia, chissà quante cose sarebbero dovute succedere e quanto tempo sarebbe dovuto passare prima che mia sorella ammettesse a sé stessa la verità.
—Perché non vai a parlargli?— la provocai io, lei mi fulminó con lo sguardo.
Se avesse potuto stendermi con uno solo sguardo dallo schermo, lo avrebbe fatto.
—Giuro che appena ti vedo ti dò uno schiaffo— mi avvertì e io le sorrisi ancora di più.
Nonostante i nostri battibecchi, non saremmo mai state l'una senza l'altra. Eravamo la nostra famiglia.
—Va bene dai, fammi andare prima che mi butti addosso una maledizione— dissi ridendo e la salutai, chiudendo la chiamata.
Due secondi dopo, bussarono alla porta della mia stanza.
Andai ad aprirla e mi ritrovai Wyn davanti —posso entrare?— mi domandò, io mi spostai, in modo che potesse passare.
Chiusi la porta e lei si sedette sul mio letto —te ne sei quasi scappata dalla festa. È successo qualcosa?— mi chiese, io scossi la testa —non preoccuparti, è tutto ok— mentii e non capì il perché.
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My Darkest Desire
Romance"La volevo, solo per me, odiavo quando qualcun'altro la toccava. Provavo di tutto quando ero con lei. Era il mio desiderio oscuro" (When The Night Comes Down series. Libro 4) Ho sempre avuto tutto quello che volevo, perché la mia famiglia me lo ha...
