EVIE.
Mi chiusi in camera, ne avevo proprio bisogno.
Stava succedendo tutto troppo in fretta.
Mi dimenticavo con così tanta facilità di tutte le volte in cui mi aveva ferita, che mi faceva quasi paura.
Bastava che mi guardasse negli occhi e tutto iniziava e finiva lì, con lui.
Che cosa avrei fatto?
Avevo troppo di cui occuparmi: mia madre, Cassian, le mie sorelle... Un ragazzo instabile come Sebastián non mi avrebbe giovato in alcun modo.
Era meglio che me lo ficcassi bene in testa.
—Evelyn, fammi entrare— la sua voce, oltre la porta, mi scosse profondamente. Che diamine voleva ora?
—Si può sapere che cosa vuoi ancora? Non capisco perché tu insista tanto con 'una ragazzina piena di veleno, esattamente come sua madre'— gli dissi, ricordandomi d'improvviso, le parole che mi aveva rivolto quando avevamo discusso il giorno in cui avevo rivisto mia madre, prima di andare a cena con i ragazzi.
Lo sentì sospirare, ma cercai di non cedere.
Le parole avevano un peso, doveva capirlo.
—Credevo che ti fossi dimenticata di questo— disse, risi contro la porta —e come potrei? Frasi del genere non si dimenticano facilmente— ribattei, cercando di trattenere le lacrime.
Provavo troppe emozioni in contrasto, quando si trattava di lui.
—Evelyn, fammi entrare un momento. Voglio parlarti guardandoti in faccia— mi disse —parlarmi di cosa? Per confondermi di più?— ribattei ancora, non volendo cedere così facilmente.
—Sei confusa?— mi chiese.
—Con te è difficile non esserlo.
Lo sentì sospirare.
—Bé, neanche io capisco cosa mi stia succedendo, biondina.
Mi si mozzò il fiato, sentiva la mia stessa confusione? Ero io la ragione?
—Apri la porta— mi disse ancora ed io, quella volta, come la debole che ero, la aprì e mi scontrai ancora una volta con quelle sue iridi marroni.
Mi feci di lato, dandogli la possibilità di entrare, lui si sedette sul mio letto ed io chiusi la porta.
Mi guardò da capo a piedi, poi si passò una mano sul viso e mi guardò di nuovo —che ne dici se continuiamo a giocare?— domandò malizioso.
Cosa? Ed io che credevo che fosse venuto a scusarsi, a darmi qualche spiegazione.
Sul serio voleva continuare a giocare ad obbligo o verità?
—E perché mai dovremmo fare una cosa del genere?— chiesi confusa, lui rise —che c'è? Non ti fidi di me?— domandò divertito, me lo stava chiedendo sul serio?
—Scherzi, sì?— chiesi di rimando, lui fece una risatina —in realtà no, ti sembro il tipo che scherza?— ribatté subito.
Rimasi qualche secondo a fissarlo, non sapendo cosa dirgli.
Perché voleva di nuovo giocare? A cosa voleva arrivare?
—Dai, è un gioco innocente, no?
Innocente un cazzo...
Nulla era innocente con lui.
—Con quale scopo, esattamente?
Lui fece un sorrisino furbo —qualsiasi scopo tu voglia che abbia— disse, guardando il mio corpo.
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My Darkest Desire
Romance"La volevo, solo per me, odiavo quando qualcun'altro la toccava. Provavo di tutto quando ero con lei. Era il mio desiderio oscuro" (When The Night Comes Down series. Libro 4) Ho sempre avuto tutto quello che volevo, perché la mia famiglia me lo ha...
