EVIE.
Era arrivato il periodo del mese in cui odiavo davvero al massimo essere donna.
E sì, stavo parlando delle maledette mestruazioni.
Erano passati un paio di giorni dalla cena con Sebastián, la stessa cena in cui ci stavo per rimanere secca a causa della mia cara vecchia amica chiamata asma.
Ora, ero stesa sul mio letto, in preda ai crampi e al mal di pancia.
Stavo ignorando completamente ogni tipo di interazione sociale, ma, intanto, mi stavo torturando con gli eventi della cena con Sebastián.
Era stato perfetto. Nonostante io, alla fine, stessi quasi per sentirmi male per colpa dell'asma, era stato tutto bellissimo.
Era difficile avercela con lui quando stava facendo tutto questo. Sapevo, però, che era anche il minimo dopo tutto quello che mi aveva fatto, ma quando mostrava questo lato dolce, non riuscivo a resistergli.
Che cosa avrei fatto?
Gli avevo anche detto che mi aveva fatto innamorare, per la miseria! Non avrei dovuto dirglielo così presto.
Ero rimasta un po' delusa dal fatto che non mi avesse fatto capire se fossi corrisposta. Ma aveva minacciato di picchiare quei tizi che stavano fumando e mi aveva salvata, ancora una volta. Tutto ciò doveva pur valere qualcosa, no? Sapevo che Sebastián non era un ragazzo convenzionale.
Mugugnai per la mia stupidità e per la fitta alla pancia che mi colpì. Di solito non prendevo medicine per il dolore, preferivo evitare, ma quando i dolori erano così forti, mi dimenticavo i motivi per i quali volevo cercare di essere forte per conto mio.
Odiavo il ciclo e odiavo averlo d'estate. Non sapevo se dovessi soffrire di più per i dolori o per il caldo.
D'un tratto, qualcuno bussò alla porta della mia stanza.
Fantastico. Qualcuno era venuto a controllare che non fossi sparita.
—Evelyn, posso entrare?— smisi di respirare quando mi resi conto che si trattava di Sebastián.
Ci pensai per un momento. Volevo davvero che mi vedesse in queste condizioni? No, sinceramente no. Ma immaginavo che se fosse voluto entrare, lo avrebbe fatto lo stesso, senza aspettare il mio consenso.
—Se proprio vuoi— gli risposi, con zero animo. La porta si aprì e Sebastián entrò, con indosso solo dei pantaloncini da ginnastica corti e grigi, che gli stavano divinamente (come qualsiasi altra cosa).
Mi guardò, distesa sul letto come se fossi in punto di morte.
—Credo proprio che tu abbia avuto giorni migliori— commentò, avvicinandosi al letto. Mi misi a sedere e mi stropicciai gli occhi con il dorso delle mani —lo penso anche io— confermai.
—Che cos'hai? Non sei uscita dalla stanza per tutta la mattina— domandò, sedendosi sul bordo del letto e guardandomi con aria preoccupata. Ormai non si faceva più problemi a mostrare cosa sentisse davvero e ne ero felice.
Amavo tutta questa sincerità.
—Dolori mestruali— gli dissi, poggiandomi con la schiena alla testiera del letto e mettendomi le braccia sulla pancia. Lui mi guardò, ragionando per un minuto, sicuramente ne sapeva poco e niente sul ciclo mestruale di una ragazza.
—C'é qualche medicina che posso portarti? Credo che Wyn abbia qualcosa, l'ho vista un sacco di volte— mi disse, toccandomi una gamba. Gli sorrisi —non preoccuparti, faccio a meno delle medicine— gli dissi, sistemandomi un po' i capelli con le mani.
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My Darkest Desire
Romansa"La volevo, solo per me, odiavo quando qualcun'altro la toccava. Provavo di tutto quando ero con lei. Era il mio desiderio oscuro" (When The Night Comes Down series. Libro 4) Ho sempre avuto tutto quello che volevo, perché la mia famiglia me lo ha...
