«Non se ne parla nemmeno.» Decretò Taehyung.
«Mi ha assicurato che non proverà a sottoporla ad alcuna lezione.»
«Ha detto così?»
«Forse non erano le parole esatte, ma più o meno il concetto era questo.» Enza ridacchiò e le suo gote divennero più rosa.
«Non ho intenzione di farmi vedere da nessuno in queste condizioni.»
«Ma signorino io sono qui.»
«Da nessuno che non sia di famiglia intendo.» Replicò stizzito.
«Invece le farebbe bene fare due chiacchiere con qualcuno che non è sua madre, è lei che le ha messo in testa queste baggianate della presentabilità.»
«Stai parlando male di mia madre?» Il suo tono si fece improvvisamente grave ed Enza si raggelò. «Sto scherzando hai ragione.» Sorrise, ma la ragazza non poté fare a meno di distogliere lo sguardo da quella bocca martoriata.
Tutto intorno alle labbra gli serpeggiava un alone verdognolo, la sua mandibola era gonfiata a dismisura e si era riempita di ematomi violetti a sua volta, ma il peggio si notava quando rideva poiché le gengive si presentavano martoriate da profondi squarci qua e là.
«Vedi perché non posso farmi vedere? Fa schifo anche a te.» Notò con amarezza.
«Ma signorino non dica così, è solo che sono impressionabile. Se quello che mi ha raccontato è vero, il signor Jeon non dovrebbe esserlo affatto.»
Si interruppe. «E poi è così gentile che non oserebbe mai ferirla.» Proferì quasi sottovoce.
«Parli così perché non l'hai mai sentito farmi una ramanzina.»
«L'abbiamo sentito tutte in realtà, ma in questo caso non è mica colpa sua signorino.»
«Oh perché le altre volte lo era?» Domandò il ragazzo fintamente indignato.
Enza non rispose, si limitò a salutarlo dicendo:«Mi faccia sapere se cambia idea.» Dopodiché uscì.
La madre si era prodigata per visitarlo ogni singolo giorno, dimostrandogli un affetto che appariva quasi surreale si suoi occhi. Ogni volta tuttavia veniva presa dall'istinto quasi ossessivo di ricordagli che nessuno, nemmeno per sbaglio, doveva vederlo in quello stato.
Il morale del ragazzo era a terra, si sentiva tanto brutto quanto colpevole della propria bruttezza e anche se razionalmente sapeva che non era per causa sua, i continui discorsi della madre gli si erano ficcati così in profondità da portarlo ad avere paura persino di guardarsi allo specchio. Non che ne avesse poi bisogno per conoscere la sua condizione: sentiva benissimo il dolore delle ferite che risargivano sia alla mascella che alla mandibola e riusciva ad avvertire che il suo mento era più pesante e gonfio del solito. Ogni tanto si toccava quella parte per verificare se stesse rientrando nelle linee abituali, ma appena premeva un po' troppo le dita un dolore profondo lo attanagliava fino alla punta dei capelli.
L'unico sollievo erano le bende fresche che Meera o Marla gli preparavano prima di andare a dormire, ma anche quelle potevano poco contro il profondo senso di inadeguatezza che più del solito si sentiva addosso. Ogni risveglio era un'agonia e le lunghe ore passate da solo ad annoiarsi esacerbavano più che mai i suoi pensieri negativi.
Forse Marla aveva ragione: gli avrebbe fatto veramente bene vedere un volto nuovo, ma ogni volta che l'idea si faceva strada in lui veniva immediatamente accantonata dalla sua scarsa autostima.
Toc toc
Un leggero bussare lo scosse dai pensieri.
«Avanti.» Ordinò annoiato, aspettandosi di veder comparire la madre come al solito.
«Tae caro, ti ho portato altro tè. Come stai?» La chioma bionda e spettinata di Chaerin gli si piazzò a fianco.
«Come ieri.» Rispose laconico.
«Vieni qui fa' vedere.»
Gli prese il volto tra le dita e lo osservò per qualche secondo.
«Mi sembri migliorato, vedo del giallo qua e qua.»
«Ottimo, anche se ancora non ho capito cosa è successo.»
«Oh Tae te l'ho detto, secondo il dottore sono i denti del giudizio.»
«È perché non può estrarmeli?»
La donna esitò un attimo e rispose: «Mi ha detto che è troppo pericoloso.»
«A te quante volte è successo?»
Chaerin sgranò gli occhi e il suo timore di poco prima si rivelò fondato: il figlio aveva forse udito la sua conversazione con il dottor Franchie?
«Caro chi ti ha detto che è successo anche a me?»
Voleva esserne certa.
«Non ricordo.» Ammise, facendo tirare un sospiro di sollievo alla madre.
«Chiunque te lo abbia detto, ti ha raccontato una frottola figlio mio. Bene, adesso devo andare.»
Si congedò più frettolosamente del solito .
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Stigma
Hombres LoboTaehyung è un giovane intrappolato in una torre d'avorio e i suoi carcerieri sono i suoi stessi familiari. Una famiglia disfunzionale non gli impedirà tuttavia di costruirsi la felicità che tanto brama. > Capitoli di media lunghezza > Omegaverse > K...
