Le tiepide serate primaverili stavano man mano lasciando spazio a quelle estive più calde e più umide. Quasi tutti i fiori nel giardino della magione erano caduti e al loro posto si liberavano profumi nuovi, più dolci e appetitosi. Nespole, sorbe, ciliegie e corbezzoli erano quelli che Taehyung preferiva in assoluto e li annusava avidamente mentre camminava nel verde col favore delle tenebre, la luna piena era la sua unica lanterna.
Tornava sempre al boschetto e poi più in là dove la natura si fermava e iniziavano i campi coltivati dai mezzadri e dai contadini del padre. Odorava l'uva ancora acerba e le rose piantate all'inizio di ogni filare, avvertiva piccoli mammiferi tra i fili d'erba che fuggivano al rumore dei suoi passi.
Camminava e camminava finché non giungeva nel suo posto preferito per vedere le stelle: un cocuzzolo completamente ricoperto da erba a est del bosco e in mezzo a l'uliveta. Lì il cielo era spettacolare e se voleva poteva persino salire su uno di quegli alberi secolari per ammirarlo più da vicino.
Quella sera decise di distendersi semplicemente sulla nuda terra e rilassarsi.
Era stata una giornata impegnativa: aveva ricominciato a svegliarsi all'alba per occuparsi della burocrazia familiare, mentre nella tarda mattinata fino al pomeriggio aveva studiato con il signor Jeon.
L'uomo si era dimostrato ben più comprensivo e paziente di quanto un istitutore fosse mai stato con lui, gli ripeteva i concetti più e più volte come si fa con i bambini senza alterarsi mai e lo incoraggiava più che poteva a impegnarsi e soprattutto a chiedere aiuto. Seppur quest'ultima parte restasse inascoltata da tempo, il signor Jeon non si scordava mai di ribadirla con una certa solerzia.
Doveva essere scomodo anche per lui proseguire così, Taehyung se ne rendeva perfettamente conto, ma rifiutava categoricamente l'opzione di parlarne ai genitori: non era pronto a caricarsi sulle spalle il loro disappunto e non credeva che lo sarebbe mai stato in verità. Già si stupiva del fatto che nessuno gli avesse ancora rinfacciato l'assistenza prestatagli durante le sue crisi di febbre e sentiva che la pazienza dei genitori non avrebbe saputo spingersi oltre.
Una lacrima gli scese mentre rifletteva su tutto ciò e il pensiero di fuggire lo sfiorò nuovamente, ma lo ricacciò quando il volto sereno di Jungkook tornò a riempirgli la testa e il petto.
Chiuse gli occhi, inspirando l'aria traboccante di aromi e un'altra lacrima bagnò la sua guancia.
Quello strano, esaltato, imbalsamato insegnante era l'unico con cui potesse confidarsi: sembrava capirlo, lo sosteneva e soprattutto non lo giudicava mai. Nessuno in quella casa sembrava apprezzarlo come lui, nemmeno Marla o Enza che, anime d'oro, non si azzardavano mai a sbilanciarsi troppo nei giudizi per paura che il signor Choi fosse in ascolto e spesso cambiavano discorso quando emergevano certi argomenti.
Ma il signor Jeon non sembrava subire la sensazione destabilizzante che quel centopiedi in abito elegante sapeva trasmettere agli altri: gli parlava educatamente, ma se serviva non si faceva troppi problemi a liquidare velocemente le sue questioni, né tantomeno gli permetteva di impicciarsi durante le lezioni.
Taehyung ammirava tutto di Jungkook e malgrado le sue difficoltà, ogni mattina si svegliava contento perché sapeva che lo avrebbe incontrato.
Si scoprì a pensare alle sue belle mani lisce, ai suoi occhi scuri che lo smuovevano dentro ogni volta che gli si posavano addosso, a quella voce calma e sicura e a quelle labbra rosate che malvolentieri pronunciavano parole sgarbate.
Si sentì avvampare nuovamente come era accaduto parecchie volte nelle ultime settimane e ogni volta aveva incolpato l'estate che era prossima, ma sapeva in cuor suo che sarebbe potuto succedergli anche in pieno inverno.
Aprì gli occhi e diede un'ultima scorsa alla volta stellata, poi si alzò e si avviò verso casa.
Non c'era quasi più nulla di speciale adesso nei corbezzoli, nelle ciliegie e nemmeno nell'uva acerba perché l'unico odore che gli pareva di captare era quello delle mandorle dolci.
Proseguì lento, distratto dai pensieri, attraversò l'uliveta, passò rasente ai campi, poi si avvicinò al boschetto.
Soffiava una brezza calda che portava solo odore di lui e gli parve di impazzire, poi lo sentì.
Dapprima era un frusciare di passi quasi impercettibile tra gli alberi che lo fece allarmare, dopodiché uno starnuto seguito da un'imprecazione pronunciata a bassa voce.
Lì Taehyung non ebbe dubbi: era il signor Jeon che per qualche strano motivo dei suoi girovagava di notte.
Non sapeva bene quanto fosse lontano, forse un centinaio di metri o magari di più, sapeva solo che doveva attraversare quel bosco per tornare a letto e non doveva farsi scoprire.
Si abbassò in mezzo all'erba umida e attese che quei passi si allontanassero. Ci vollero una decina di minuti buoni e solo quando non sentì più nulla ricominciò a muoversi.
Claudicò, tutto acquattato com'era, fino all'inizio del sentiero poi si rialzò dove l'erba alta finiva e proseguì lentamente per quella via.
All'incirca a metà del suo percorso udì nuovamente dei fruscii sospetti, stavolta dietro di sé. Si bloccò qualche istante ed ebbe appena il tempo di constatare la loro scomparsa che si sentì afferrare le spalle.
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Stigma
Lupi mannariTaehyung è un giovane intrappolato in una torre d'avorio e i suoi carcerieri sono i suoi stessi familiari. Una famiglia disfunzionale non gli impedirà tuttavia di costruirsi la felicità che tanto brama. > Capitoli di media lunghezza > Omegaverse > K...
