A Simone è stato vivamente consigliato di intraprendere un percorso di terapia una volta dimesso dall'ospedale, dopo il suo "incidente".
Forse si tratta di una procedura standard nei casi come il suo o forse no, lui comunque non ha voluto saperlo, non ha voluto neppure conoscere il nome dello psicologo che in pronto soccorso hanno consigliato a suo padre. È stato categorico, per tutta l'estate non ha voluto saperne niente.
Le cose però sono drasticamente cambiate a Settembre, quando la scuola è iniziata e lui si è trovato a dover fare i conti con una quantità indefinita di adolescenti senza cervello e con parole che avrebbe preferito non sentirsi ripetere.
Ha deciso di chiedere aiuto una notte in cui si è svegliato di soprassalto, sudato, con il cuore che minacciava di fuoriuscirgli dal petto e la mente annebbiata a causa dell'ennesimo incubo, per cui dall'inizio di Ottobre, più o meno, vede uno psicologo una volta a settimana.
A saperlo sono soltanto lui, sua madre, suo padre e sua nonna e questo non sarebbe strano se solo Manuel non trascorresse il suo tempo praticamente appiccicato al suo fianco.
Hanno trascorso insieme tutta l'estate. Prima perché dovevano studiare per l'esame informale, poi semplicemente per inerzia, o forse per amore dato che Simone era ben felice di trascorrere le sue giornate con il ragazzo di cui è innamorato e Manuel si sentiva stranamente sereno ed appagato ogni volta che si trovava nei paraggi del suo migliore amico.
Il problema è appunto proprio Manuel, perché da quando s'è ritrovato ad addormentarsi sulle scomode sedie di una sala d'attesa di un ospedale a sperare, pregare che il ragazzo che aveva baciato solo qualche giorno prima non morisse, aveva capito delle cose. Non necessariamente riguardanti sé stesso ma sicuramente riguardanti i suoi sentimenti. E quei sentimenti poi li aveva involontariamente esplorati ogniqualvolta il cuore minacciava di esplodergli quando suddetto ragazzo gli sorrideva, o si aggiustava i capelli, o gli passava una sigaretta direttamente dalle sue labbra.
Ha ancora paura Manuel di dire ad alta voce che probabilmente si è innamorato per la prima volta perché l'amore all'inizio fa paura sempre ma se hai soli diciassette anni e ti scopri qualcosa che non credevi di essere, forse un po' di più.
Ha paura ma ciò non gli impedisce di essere l'ombra di Simone. Dopotutto se è vero che è terrorizzato dalla consapevolezza di essere diventato ciò che più prendeva in giro — quelli che sussurrerebbero un ti amo al secondo — è ugualmente vero che è diventato dipendente dalla sensazione di pace e felicità che riesce a provare solo quando si trova con l'amico. Ragion per cui trova ogni pomeriggio una scusa per poter trascorrere del tempo con lui. A volte si limitano a studiare a casa di uno dei due, a volte lo accompagna perfino agli allenamenti di rugby, pur di restare un po' con lui, altre volte semplicemente se ne restano in silenzio, a godersi la compagnia reciproca, magari a fumare.
Il problema è che almeno un giorno, ogni settimana da ormai un mese, Simone nel pomeriggio sparisce. Il telefono risulta spento e non riceve i messaggi che Manuel gli invia e quest'ultimo inizia ad essere infastidito da questo comportamento, preoccupato.
Una vocina gli suggerisce che Simone non è il suo fidanzato, che non gli "deve" spiegazioni sui suoi impegni, che può avere una vita che comprenda attività che non includano lui, ma Manuel con la vocina della sua coscienza non è mai andato molto d'accordo, per cui un pomeriggio di Novembre semplicemente agisce.
La mattina, in classe, gli chiede se possono vedersi quel pomeriggio e riceve l'ennesimo rifiuto. O meglio, Simone lo invita ad andare casa qualora abbia bisogno di un urgente "aiuto con la matematica" — come se Manuel potesse mai preoccuparsi urgentemente della matematica — ma dicendogli che alle quattro, più o meno, lui ha un impegno e dovrà andar via, senza specificare quale impegno.
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Little bit of perfect
Fan-FictionTutto l'amore del mondo in più o meno 1000 parole. (Raccolta)
