love me, easy

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tw: non ha alcun senso



Simone sta camminando per il corridoio, passando dal bagno alla classe, certo che Manuel sia proprio al suo posto (dove l'ha lasciato), quando sente un rumore di vetro che va in frantumi provenire dalla biblioteca alla sua sinistra.

Un cipiglio si fa largo sul suo viso nello stesso momento in cui si avvicina cautamente alla grande porta in legno. Inizia a sentire delle voci senza comprendere; la sua sorpresa, però, cresce a dismisura quando si rende conto che a discutere sono proprio suo padre e Manuel. Manuel che sembra essere sul punto di piangere. Non crede di aver mai sentito l'amico piangere Simone, per cui è piuttosto preoccupato, tanto da bussare alla porta delicatamente con due dita.

«Scusate...» mormora, osservando la scena davanti a lui con occhi leggermente sgranati.

Analizza velocemente la biblioteca e dietro Manuel vede un vetro di uno dei mobili contenenti i libri in frantumi, sul pavimento in mille pezzi.

«Manuel...» riesce solo a dire, quando poi sposta gli occhi sulla sua mano sanguinante.

Si avvicina senza rifletterci, senza chiedersi se quel gesto possa essere o meno apprezzato. Si avvicina e basta.

Dante li guarda in silenzio mentre vede gli occhi spaventati di Manuel tranquillizzarsi, riempirsi di pace, perdere il fuoco della rabbia che fino a qualche istante prima il ragazzo stava riversando su di lui.

«Non è niente, Simo'.» Manuel cerca di minimizzare, mentre Simone stringe le sue dita attorno al suo polso, avvicinando quella mano infortunata al suo viso.

«Ma che è successo?»

È più forte di Simone. Deve saperlo.

Il cuore gli batte così velocemente che non è sicuro di riuscire a sentire suo padre che cerca di spiegare.

«'A verità è che mi' madre ormai non se disturba manco più a parlacce co' su' figlio, manda direttamente il suo fidanzato.» sputa però Manuel, furioso, avvilito, deluso.

Pone tanta enfasi sulla parola fidanzato, alludendo alla recente relazione tra Dante ed Anita, che Simone potrebbe giurare di aver visto suo padre sussultare, fare un passo indietro.

«Posso sapere che-» Simone inizia a dire, ma poi cambia idea.

«Anzi, vieni a casa con me, poi ne parliamo.» dichiara, tirando via Manuel che stranamente non oppone resistenza.

È fortunato Simone perché è l'ultima ora di lezione e mancano solo venti minuti al suono della campanella, così se ne restano in infermeria per tutto il tempo, con Manuel che però rifiuta categoricamente sia di parlare che si lasciare che chiunque gli controlli gli evidenti tagli che ha sulla mano.

«Guido io.» Simone afferma, appena Manuel si dirige verso la sua moto. «Poi la prendiamo domani.» spiega.

«Ma come-» Manuel inizia a protestare, Simone inizia ad innervosirsi, probabilmente a causa della preoccupazione.

«Hai ancora del vetro nella mano!» allora dice, interrompendolo bruscamente. «E vorrei capire che cazzo ti ha detto il cervello, comunque.»

Ha una mano aperta davanti al viso del più grande, le guance rosse ed il cuore pieno di pensieri Simone, ma forse quel tumulto interiore gli si legge negli occhi, perché Manuel abbassa la testa e cede.

«Okay...» mormora, prima di salire sulla Vespa dietro di lui.

La sua voce è un filo quando parla nuovamente.

Little bit of perfectLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora