«amore»

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Manuel e Simone neanche sanno perché continuino a nascondere la loro relazione ai rispettivi genitori. Sanno soltanto che la notte uno continua a sgattaiolare nella camera dell'altro, che il bagno della stanza di Simone è stato testimone di una serie di baci davvero indecenti che li avrebbero sicuramente portati ad altro se solo non fossero stati a qualche metro da Anita e Dante e che ormai sono diventati esperti nel trovare le scuse più assurde per potersi rintanare da soli in qualche angolo di villa Balestra — che sia all'interno oppure in giardino poco importa — lontano da occhi indiscreti.

Quel pomeriggio afoso di Agosto non è differente.

Simone si sta allenando in giardino quando Manuel decide di averne avuto abbastanza. Non vuole restarsene in camera da solo se il suo ragazzo è a qualche metro da lui, e soprattutto a petto nudo e completamente sudato — ora che lo osserva bene.

Se ne accorge quando lo raggiunge ma non si annuncia subito. Resta qualche secondo poggiato al muro della casa, all'ombra, a scrutare come i muscoli di Simone si flettano a causa di quei movimenti e come alcuni dei suoi riccioli scuri gli ricadano, sudati, sulla fronte, tenendo a bada il desiderio di avvicinarsi e passarvici una mano.

Simone si accorge di lui solo dopo qualche minuto e lui non può incolpare il sole da cui è ben protetto per il rossore che si è propagato sulle sue guance, così si limita a sorridergli.

«Che fai?»
«Non sapevo se ti potevo disturba'.» ammette, perché un po' è vero.

Resta fermo, gli unici muscoli e muoversi sono quelli del suo viso, per formare il sorriso che sempre nasce quando Simone è nei paraggi.

Simone però batte con il palmo della mano alla sua sinistra, invitandolo a raggiungerlo, così nonostante il sole cocente, si ritrova poco dopo seduto accanto al suo ragazzo.

«Tu non disturbi mai, te l'ho già detto.» chiarisce il minore, colpendolo con una spalla.

Manuel finge disgusto alla vista del suo sudore, arriccia il naso e «oh, e non t'avvicina', dai.» mormora.

«Stronzo.»
«Seh.»

Il sorriso di Manuel lo tradisce, poi si gira verso di lui con un solo occhio aperto e non dice niente.

«Che c'è?»
«Pensavo.»
«Cosa?»
«Che mi mancavi, e che ti amo.»

Il cuore di Simone salta sempre un battito ogniqualvolta Manuel gli dice di amarlo, nonostante sia passato del tempo dall'ultima volta ormai. Quella volta non fa eccezione.

Approfittando del fatto che si trovano in giardino, poggia una mano sulla guancia di Manuel e lo bacia, disegnando piccolissimi cerchi sui suoi zigomi mentre con la lingua accarezza le sue labbra.

Quando si allontana gli manca il fiato e legge negli occhi di Manuel la sua stessa emozione. Purtroppo però quel turbinio di sensazioni positive viene presto rimpiazzato da uno strano senso di nausea che lo costringe a mettere tra loro una maggior distanza.

«Che succede?»
«Devo– credo che–» Simone non riesce a formulare una frase, cerca di alzarsi in piedi e Manuel, per fortuna fa lo stesso.

È una fortuna che Manuel sia in piedi perché non appena Simone si trova in posizione eretta, inizia a vedere tutto nero e sente le gambe cedere, e le braccia di Manuel sono l'unica cosa che gli impedisce di colpire bruscamente il pavimento del giardino con la testa.

«Simò, oh, Simone! Rispondi! Simone!»

Manuel istintivamente poggia il corpo di Simone a terra e non si accorge neppure di aver iniziato ad urlare, tanto da attirare l'attenzione di sua madre e del professore.

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