Sono molte le ragioni che potrebbero portare Manuel a ritenere quell'acquisto un'idea folle. Innanzitutto non sa come trasportarlo dal negozio a casa senza sembrare ridicolo, per non parlare del fatto che ha dovuto spendere quasi tutti i suoi risparmi, finendo con la vergogna che sta provando in quel momento, in macchina con sua madre, con un orso di peluche alto due metri e dieci in braccio.
Riesce a percepirle le occhiate divertite di Anita, nonostante non possa vederle, essendo la sua visuale ostruita da quell'enorme peluche, e gradirebbe anche che sua madre smettesse di ridere sotto i baffi, ma non c'è verso di convincerla, per cui si accontenta di sopportare, borbottando di tanto in tanto.
«Me sembrava 'na buona idea, va bene? Accanna mo'.» protesta, quando la donna è costretta ad ammaccare la testa dell'orso per guardare fuori dal finestrino, ridendo.
«Il tuo giudizio è offuscato, figlio mio.» gli fa allora notare lei.
«Che significa?» cerca di sbucare da dietro quell'enorme testa, per intravedere l'espressione di sua madre, ma risultando ancor più ridicolo.
«Che te c'hai perso la capoccia pe' quel ragazzo.» ridacchia infatti lei.
«Ma che stai a di' mà?» mormora, sebbene sappia che non vuole davvero che la madre ripeti.
«Non c'è niente di male ad essere innamorati Manu.»
«Io non so' innamorato.» precisa il ragazzo, facendole il verso.
«Simone 'sti giorni è triste, c'ha sempre 'na faccia che pare che se sta per mettere a piangere da un momento all'altro e io...»
Forse l'essere nascosto dietro quell'enorme peluche lo aiuta ad esternare più di quanto si sarebbe lasciato scappare altrimenti.
«A me me fa sta' male.»
A parlare è di nuovo Anita quindi.
«Lo sai, Manu, che quando ami qualcuno, vuoi sempre vederlo felice.»
Manuel mormora qualcosa di incomprensibile, sua madre è costretto a chiedergli di ripetere.
«Che...» si schiarisce la voce con un colpo di tosse. «Che altro succede quando ami qualcuno?» sussurra, guardandosi bene dall'alzare lo sguardo oltre il peluche.
Anita sorride, nota in lontananza la villa, pensa ai comportamenti di suo figlio negli ultimi tempi, inizia ad elencarglieli.
«Diventi distratto, come se avessi la testa altrove, e poi finisci per avere in viso sempre l'ombra di un sorriso... per non parlare del fatto che dopo essere stato con quella persona ti senti fluttuare tanta è la felicità, e pure se cerchi di nasconderlo, si nota.» gli sorride Anita.
Poi continua. «E tu magari neppure lo sai, eh! Oppure non vuoi ammetterlo, però all'improvviso quella persona diventa un po' il tuo ombrello.»
Manuel aggrotta la fronte, stringe di più quell'orso, ha le mani sudate.
«Che vuol di'?»
«Che può succedere qualsiasi cosa, però se ce sta quella persona, te stai sempre bene, un po' come quando l'ombrello ti protegge dalla pioggia, no? Lei ti protegge dalla tristezza.»
«Mh... vabbè, siamo arrivati mà.» borbotta lui in risposta.
Poi si slaccia la cintura e si ferma, con la mano pronta ad aprire la porta della macchina.
«Mà... ma secondo te, io... cioè uno come me, no?»
«Mh»
«Potrebbe trovarlo 'st'ombrello?»
Anita sorride intenerita.
«Vagli a porta' 'st'orso all'ombrello tuo va', Manu.» ridacchia.
Manuel bussa alla porta di villa Balestra con l'orso a nasconderlo completamente.
Del professore sente solo la voce.
«Sono Manuel!» afferma a gran voce, facendo ridere l'uomo. Poi si gira, voltando la testa per poterlo guardare.
«Salve prof, cercherei Simone.» dice, con entrambe le guance visibilmente arrossate.
Dante non riesce a smettere di ridere. «È di sopra, ma tu sei sicuro di poterci arrivare senza cadere e morire? Si?» dice, coprendosi la bocca con una mano.
«Se la smette di ridere magari professò.» protesta infatti lui, avviandosi verso le scale.
Considerato che dopo tre gradini ha rischiato di cadere quattro volte, decide di poggiarselo sulle spalle, per poter proseguire e giungere sano e salvo di fronte alla porta della camera dell'amico.
Una volta lì, bussa, e quando Simone apre la porta si ritrova davanti un orso di peluche gigante. Capisce che si tratta di Manuel perché ne riconosce il profumo e sorride.
«Manuel?» esclama, con tono interrogativo.
Manuel però afferra la zampa destra superiore dell'orso e preme, e ciò che Simone sente è «ti voglio bene Simo!»
La voce è senza dubbio quella del maggiore ma sembra provenire dall'interno dell'orso. Le ginocchia gli diventano molli.
Manuel ha davvero registrato quella frase nascondendola in un orso gigante?
Decide di strapparglielo dalle mani, spostandolo leggermente alla sua sinistra, per guardarlo.
«M- ma Manu.» riesce solo a dire.
A Manuel improvvisamente diventa estremamente chiaro il discorso dell'ombrello.
«Ti piace?» chiede, sorridente, evidentemente in imbarazzo.
«Non... non so che dire.» ribatte l'altro, stringendo maggiormente l'orso a sé.
«Basta che fai di nuovo quel sorriso, po' non me devi di' niente.» dice allora sincero Manuel, poggiandosi alla porta della camera di Simone.
«Manuel...»
«So' giorni che te vedo triste e io, io non so che fare, me sento disperato e allora»
Manuel si interrompe da solo, improvvisamente gli è chiaro che quella registrazione è stata un grave errore perché lui a Simone Balestra vuole molto più che bene.
«Puoi... puoi sorridere? Pe' favore, perché sei triste 'sto giorni? Cioè, se vuoi parla' co' qualcuno che non so' io lo capisco, però 'o dovresti fa' perché»
Sta parlando senza prendere fiato Manuel, ma il problema viene risolto da Simone che lascia cadere l'orso e gli prende il viso tra le mani, per baciarlo, zittendolo.
Non avrebbe mai immaginato che avrebbe baciato di nuovo Manuel e soprattutto che sarebbe stato lui ad iniziare il bacio.
«L'hai sentito l'orso Simò?» mormora Manuel, una volta allontanatosi abbastanza da far sfiorare le loro labbra.
Simone annuisce, finalmente gli regala un sorriso, vero.
«Non glie crede' Simò.»
Il più piccolo un po' si rabbuia, faticando a comprendere.
«Che vuoi dire?»
«Che te sei l'ombrello mio.»
La confusione sul volto del minore si fa sempre più evidente.
«Che? Manuel ma tutto bene?»
«Niente, lascia sta', po' te spiego, però comunque non sta' a senti' all'orso, perché io ti amo, non te voglio solo bene.»
Simone chiude gli occhi per evitare che qualche lacrima fuoriesca.
«Ti piace l'orso?» domanda Manuel, visibilmente emozionato.
Lo recupera, prendendolo tra le braccia, per poi piazzarlo tra quelle di Simone.
«È bello come te, prendilo va'.» aggiunge soltanto, prima di avviarsi all'interno della camera, per sfuggire alla vista dell'altro, sentendosi avvampare.
Simone di tutta risposta abbraccia l'orso, poi si lancia sul suo letto, schiacciandolo tra sé e il materasso, affondando il viso nel pelo del peluche.
Manuel lo guarda intenerito.
«Manu.»
«Eh.»
«Ti amo anch'io eh.»
Il maggiore ride.
«Di più dell'orso?»
«Di più dell'orso.»
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Little bit of perfect
FanfictionTutto l'amore del mondo in più o meno 1000 parole. (Raccolta)
