sushi cuddles

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Ciò che impedisce a Simone e Manuel di stare insieme, di essere una coppia è la totale incapacità di quest'ultimo di pronunciare due semplici parole. Che poi più che parole gli sembrino essere dei macigni di dimensioni bibliche per quanto gli pesano sul petto, Manuel non lo dirà a nessuno. Semplicemente vaga alla ricerca di un po' di coraggio, sperando che una mattina aprirà gli occhi, prenderà Simone per mano e gli dirà qualcosa del tipo oh Simò lo sai che ti amo? Te che ne pensi? e che l'unica risposta sia un bacio nel quale potersi perdere per sempre.

È forse un po' in virtù di questo suo desiderio inconscio di perdersi in ogni cosa che è Simone che non appena l'amico gli comunica di avere casa libera per il weekend, lui subito si propone come temporaneo coinquilino.

Non pensa ci sia nulla di male nel trascorrere tre giorni praticamente appiccicato a Simone. O meglio, non pensa e basta. Quando Simone gli ha comunicato che suo padre sarebbe stato fuori Roma fino al lunedì successivo, lui non ha esitato.

Per cui ora si trova a guidare verso casa dell'amico senza un piano preciso e soprattutto senza neppure un pigiama.

A farglielo notare è proprio Simone non appena gli apre la porta.

«Scusa ma te dormi nudo?»
«Ma quanto sei coglione? Mi presti qualcosa.»

Manuel gli fa il verso mentre si avvia in camera sua senza neppure aspettare che gli faccia strada. Si comporta esattamente come se quella fosse casa sua e la consapevolezza di essere accolto precisamente come se lo fosse davvero gli scalda per un attimo il cuore.

«Ah ti presto pure qualcosa? Prima decidi di veni' qua da solo, poi ti prendi i miei vestiti, poi? Cos'altro?» scherza Simone, inclinando la testa con le braccia sui fianchi e guardandolo mentre si abbandona sul suo letto, liberandosi delle scarpe.

Manuel ha abbastanza paura di aprir bocca perché è piuttosto sicuro che se rispondesse a quella domanda, ne fuoriuscirebbe qualcosa del tipo posso prendere pure te? Me piacerebbe, e non gli sembra il caso.

«Invece di lamentarti, fai qualcosa de costruttivo, tipo rolla 'sta canna.» allora dice, piuttosto, con un sorriso compiaciuto, passandogli tutto l'occorrente dalla tasca della sua felpa.

Simone strabuzza gli occhi mentre afferra al volo quel pacchetto. «Hai portato l'erba?» domanda, sebbene sia chiaro.

«Eh, delle cose essenziali mica me dimentico.» Manuel gli comunica quindi, con un occhiolino che fa uno strano effetto agli organi interni di Simone.

E alla fine la canna se la fumano sul balcone, senza neppure scendere giù in giardino, perché tanto sono soli in casa e nessuno può disturbarli.
C'è stato un periodo della vita di Simone in cui ha sperato con tutto sé stesso che qualcuno "disturbasse" i pomeriggi suoi e di sua madre, ma non è mai arrivato nessuno, è sempre stato solo.

Ora invece c'è Manuel, e con Manuel diventa piacevole anche il silenzio, con Manuel lui potrebbe esistere per tutta la vita, da solo.

Ne ha la conferma quando gli soffia in faccia e lui, piuttosto che essere arrabbiato, gli sorride.

«Cazzo fai...» borbotta, solo per fingere un po' di dignità, poi Manuel gli colpisce una spalla con la sua e gli passa la sigaretta, e tutto sa di nuovo di casa, sa di nuovo di pace.

«Che mangiamo stasera?» sussurra, cacciando via il fumo, guardando distrattamente il cielo.

«Pizza?» propone Manuel.
«Te non sei normale, mangeresti pizza tutti i giorni.»
«E carbonara.» lo corregge il più grande, riprendendo a fumare.
«Ah scusa, adesso sì che va meglio.»
«Coglione.»

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