Questo è il terzo e ultimo libro, si collega a la fenice, il basilisco . Credo che anche questo si possa leggere da solo.😅
Questa storia parlerà di Alejandro e Mercedes.del loro amore, di come nonostante mille difficoltà si possa crescere ed affron...
-" forza Mercedes! Manca poco alla fine dell'università, un' esame e poi siamo liberi!" -" si hai ragione Morgan! Ma l'esame che dobbiamo dare è il più difficile!" -" bhe c'è la caveremo!" Il ragazzo dalla pelle olivastra gli scoccò un sorriso. Mercedes pensò che non aveva mai avuto amici, non si capacitava ancora come uno come lui potesse esserle amico. Aveva passato i primi 18 anni della sua vita in una comunità per bambini orfani Casa Hogar, gestita da suore con a capo una direttrice la signorina Herrera. Poi una volta raggiunti i 18 anni, si era trovata un lavoro in un locale come cameriera e con la paga che prendeva era riuscita a prendersi, un appartamento in affitto, così da poter lasciare quel luogo orribile in cui era cresciuta. Poi in un secondo tempo, aveva cercato un secondo lavoro, che le permettesse di andare all'università. Con fatica, lavorando e studiando sodo era finalmente riuscita ad arrivare in fondo. Aveva scelto di diventare una maestra, perché la scuola frequentata in comunità, gli insegnanti erano cattivi, non sapevano cos'era la comprensione, ne insegnare con passione. Lei voleva trasmettere amore, voleva esserci per i suoi studenti perché lei ci credeva in quello che faceva.
Passò luglio, Mercedes superò gli esami brillantemente. Inviò un po' di candidature in giro, a settembre quando le scuole avrebbero riaperto, lei sperava che qualcuno la chiamasse. Morgan il suo unico amico, era da più di un mese che insisteva a convincerla a partire con lui per El Salvador. -" ma perché vuoi andare lì?" -" ma Mercedes non lo sai? A El Salvador c'è il più bel parco del Nacional El Boqueròn, lo dobbiamo visitare, perché come futuri maestri, potremmo raccontare ai nostri alunni, delle meraviglie viste in quel parco." Morgan era così entusiasta nel raccontare che convinse Mercedes a lasciarsi andare, mettere da parte la timidezza e partire. Così alla fine dato che nessuna scuola l'aveva chiamata, ed evidentemente non avevano chiamato neanche lui, partirono. Arrivò in quel parco alle 12.00 del sei ottobre. Mentre osservava l'entrata del parco,
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sentì Morgan salutare un amico. -" Espinoza, amico mio! Eccoci qua finalmente,con questo posso dire di aver estinto il mio debito?" Espinoza si leccò le labbra, osservando il sedere di Mercedes. -"sei sicuro che sia pura come un giglio?" -"non ho appurato personalmente... mah in due anni di università non è mai, mai stata con nessuno!" In quel momento Mercedes, si voltò verso l'amico, non riusciva a comprendere lo strano discorso, ma aveva intuito che parlavano di lei. -" molto bene!" Espinoza le si avvicinò, lei fece un passo indietro, non badò al movimento di Morgan, sentì una puntura sul collo poi il buio calò su di lei. Quando si svegliò era nuda all'interno di una gabbia dorata. Intorno in lunghi tavoli, uomini tagliavano e pesavano la droga e infine la impacchettavano. C'era una partita di ananas, avevano riempito i frutti di cocaina e poi li avevano sigillati con una colla speciale. Passato il momento di in cui si sentiva frastornata Mercedes iniziò a piagnucolare. -" dove sono?... aiuto!" Grosse lacrime imperlavano le sue guance, si coprì il corpo accovacciandosi su se stessa. Non capiva dove si trovava ne cosa stavano facendo quei uomini. Ne arrivarono altri, alcuni la guardavano e le fischiavano dietro. Giravano intorno alla gabbia toccandosi il pacco. -"andate via!" Si strinse ancora più su se stessa. Arrivò Espinoza. -" bene, bene ti sei svegliata? Bene piccola mia, sei qui come incentivo per i miei uomini. Loro sono i miei grandi lavoratori" l'uomo allargò le braccia, girando intorno alla gabbia le mostrò orgoglioso il suo laboratorio, -"vedi qui si produce droga che poi verrà venduta in giro, alcune le trasportiamo con i frutti, altre con gli ovuli ecco guarda Hans e Benji" Espinoza gli indicò due uomini che presero degli ovuli e ne deglutirono uno dopo l'altro. Dopo di che se ne andarono. -" loro adesso andranno in Cina e poi espelleranno gli ovuli, pensa hanno inghiottito ben 2 kg di droga!" Espinoza si giró a guardare la sua piccola preda. Era la prima ragazzina che aveva tra le mani, sempre avuto donne, mature ed esperte. Secondo Morgan la ragazza non sapeva neanche com'era fatto un membro maschile, perché era stata cresciuta in una comunità gestita da suore. Si sarebbe divertito con lei, ma con calma. Non voleva forzare i tempi. Più lo prolungava e più si sarebbe divertito. -"alzati! Voglio vederti nuda, anche i miei uomini vogliono vederti!" Mercedes si accucciò ancora di più stringendosi su stessa. -"Mercedes. Alzati!" La ragazza rimase nella posizione accovacciata. Espinoza prese una frusta. Aprì la gabbia ed entrò,la ragazza si spaventò e retrocesse. -" alzati!" Mercedes scoppiò a piangere, non sapeva che fare, aveva paura, voleva tornare a casa. -" perfavore mi lasci stare, voglio andare a casa!" -" non tornerai più a casa, Morgan ti ha venduta a me, per poter comprare la mia droga, sarai la mia donna, giocherò con te, sarò il tuo primo uomo, quando ti avrò resa donna, diventerai la mia trasportatrice di ovuli, oh sarà così eccitante, infilarteli personalmente nella tua fighetta!" Mercedes pianse ancora più forte. L'uomo le diede il primo colpo di frusta. Si accovacciò per difendersi ancora di più. -" alzati in piedi!" L'uomo continuò a frustarla. La ragazza si alzò tremante. Gli uomini fischiarono, continuava a piangere disperata, teneva il viso abbassato, i pugni serrati, tremava e voleva scomparire. L'uomo smise di frustarla. Le si avvicinò e le baciò le labbra, che teneva serrate. Poi le toccò il seno, la toccò tra le gambe, mani ruvide la violarono, cercava di tenere le gambe chiuse, ma l'uomo lo trovava così divertente che rideva, con forza gliele aprì e le strinse con forza tra l'indice e il pollice il clitoride, facendola urlare di dolore. Quando la lasciò si accasciò a terra tremante. Poi uscì dalla gabbia ridendo e la chiuse dentro. Continuò così tutti giorni, frustandola, picchiandola, quando si ribellava, la torturava mordendole il seno, non c'era una parte del corpo che non fosse coperta da lividi, molte volte sveniva per il dolore.