1 - Selene

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Apro lentamente gli occhi e vengo investita dalla luce intensa del sole che entra dalla finestra. Mi acceca, costringendomi a distogliere lo sguardo. Per un attimo non capisco dove sono, poi mi travolge il ricordo della notte precedente. Frammenti confusi, immagini spezzate, il vuoto. Il mio petto si stringe.

Non ricordo molto, solo il gelo sulla pelle. A quest'ora dovrei essere già morta. E invece sono qui, nel mio letto. Viva. 

Mi tiro su a fatica e cammino avanti e indietro in un gesto quasi compulsivo, cercando di capire, di ricordare. Ho la testa pesante e lo stomaco che brontola.

Perché?

Perché non ha funzionato?

Perché sono condannata a respirare, a sentire, a fingere?

Mi porto una mano alla bocca per soffocare un singhiozzo. Mi fa male anche solo pensare che ci sarà un altro giorno da affrontare, il fallimento mi brucia dentro. 

«C'è sicuramente qualcosa sotto, lei non ha amici, voglio sapere chi era quel ragazzo!» La voce di mamma arriva fino al piano superiore.

Resto immobile, il respiro bloccato in gola.

Di chi sta parlando?

Forse qualcuno ieri mi ha impedito di andare fino in fondo, non l'ho sognato, c'era davvero una persona con me. Il ragazzo misterioso... Ma come ha fatto a trovarmi? A sapere dove abito?

Un senso di inquietudine si impossessa di me assieme alla rabbia per essere stata fermata. Mi sento invasa, derubata della mia scelta. Quello sconosciuto mi ha riportata contro la mia volontà, mi ha negato l'unica via d'uscita che avevo trovato. E ora sono qui, intrappolata in un corpo che odio e in una vita che non voglio.

Lascio le mie domande sospese, non ho risposte e, sinceramente, non so se le voglio. So solo che non posso più rimandare il momento in cui dovrò scendere e guardare in faccia il mondo come se nulla fosse successo.

Vado in bagno, tentando di rendermi presentabile. Come ogni mattina salgo determinata sulla bilancia.

51 kg. È ancora troppo.

Sollevo lo sguardo verso lo specchio, ma quella che vedo riflessa non sono io: c'è un volto stanco, occhi vuoti e una mente piena che mi sta portando alla pazzia. Il mio riflesso non è più il mio, non mi riconosco. Poi si impossessa di me un'altra sensazione: non sono abbastanza magra. Oggi farò meglio, mi ripeto. Il controllo ce l'ho io. Io, e nessun altro.

Quando raggiungo la cucina, mia madre è seduta che scorre distrattamente sullo schermo del cellulare, mentre papà, ai fornelli, prepara dei pancake. Mi si stringe lo stomaco. Non solo per la fame. C'è qualcosa di stonato in questa scena, come un dettaglio che nessuno nota, ma che è fuori posto. Mi riporta a mattine diverse, a una voce che riempiva la cucina e che adesso non c'è più. Lui si muove impacciato, quel posto non gli è mai appartenuto. 

L'odore è parecchio invitante: burro caldo, sciroppo d'acero, un accenno di vaniglia. La pancia si contrae, ricordandomi che la sera prima non le ho dato niente.

Non dovrebbe essere lui a cucinare. Non dovrebbe essere così. So già che non ne toccherò nemmeno uno.  

«Selene, chi è il ragazzo che ieri ti ha portata a casa? Non lo abbiamo mai visto.» Mamma alza lo sguardo dal cellulare quel tanto che basta per farmi capire che la situazione non le va affatto bene.

«Ehm... un collega» butto fuori di getto, perché è la prima cosa che mi è venuta in mente.

«Credevo che in quella libreria lavorassi solo tu e il proprietario» indaga lei, studiando la mia reazione.

Ricominciare da meLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora